Cassazione Penale, Sentenza n. 04191/2026 del 02/02/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente impugna la sentenza di appello che lo ha condannato per concorso esterno in associazione mafiosa (art. 110 e 416-bis c.p.), deducendo: errata applicazione e vizio di motivazione nella ricostruzione della fattispecie (art. 606, comma 1, lett. b) ed e) c.p.p.); mancanza di elementi che colleghino i rapporti intrattenuti con esponenti criminali agli interessi dell'associazione; travisamento della prova relativamente a colloqui e consegna di documenti tra Ferrara e Rinzivillo; erronea valorizzazione delle intercettazioni e dei numerosi contatti telefonici; illegittimo utilizzo nelle motivazioni di dichiarazioni del collaboratore Di Stefano non acquisite in dibattimento o non corroborate; censura della qualificazione come illeciti di incontri (es. con Rabito e Napoli) sulla base di interpretazioni contestate.
La decisione
La Corte di Cassazione ha respinto i ricorsi, ritenendoli infondati o inammissibili nei profili di merito esaminati, e ha confermato la sentenza di merito che aveva accertato la responsabilità penale di Grazio Ferrara come concorrente esterno di associazione mafiosa (art. 110 e 416-bis c.p.). La Cassazione ha richiamato i limiti del sindacato di legittimità sulla motivazione e sul riesame delle prove, ritenendo logico e non manifestamente illogico l'apparato argomentativo dei giudici di merito: valutazione unitaria e coerente delle intercettazioni, dei contatti, dei colloqui in carcere e del ruolo apicale dell'interlocutore (Rinzivillo) idonei a dimostrare un contributo concreto, specifico, consapevole e volontario alla conservazione/rafforzamento delle capacità operative dell'associazione. Di conseguenza resta confermata la condanna del 28 giugno 2023 (pena di 6 anni e 8 mesi di reclusione, pene accessorie e misura di sicurezza della libertà vigilata per un anno al termine della pena).
Norme richiamate
art. 110 c.p.
Regola la responsabilità per i concorsi in reato; la Corte lo usa congiuntamente all'art. 416-bis per qualificare l'opera prestata dal ricorrente come contributo esterno alle attività del sodalizio mafioso
art. 416-bis c.p.
Definisce l'associazione di tipo mafioso; la Corte richiede che il contributo esterno sia concreto, specifico, consapevole e causalmente rilevante per la conservazione o il rafforzamento delle capacità operative dell'associazione
art. 606, comma 1, lett. b) ed e) c.p.p.
Norme che regolano i motivi di ricorso per cassazione; la Corte ricorda i limiti del sindacato di legittimità sulla motivazione e sull'accertamento di fatti e prova, e che il vizio motivazionale deve essere manifesto, specifico e decisivo
art. 173 disp. att. c.p.p.
Riferimento procedurale per il riassunto dei motivi di impugnazione; usato per la sintesi dei motivi nel ricorso
art. 192 c.p.p.
Regole sugli indizi gravi, precisi e concordanti; la Corte ricorda che tali indizi devono essere valutati nel loro insieme e con logica ma senza consentire al giudice di legittimità di riapprezzare i fatti come fosse giudice di merito
art. 195, comma 4 c.p.p.
Disciplina la testimonianza indiretta e l'utilizzabilità delle dichiarazioni; la Corte esamina le censure su uso di dichiarazioni di collaboratori e ne richiede la specificità e la rilevanza decisiva per contestare la motivazione
art. 275, comma 3 c.p.p.
Richiamato impropriamente in sentenza di merito dalla difesa come riferimento alle presunzioni nel giudizio cautelare; la Cassazione osserva che la referenza a tale presunzione per qualificare la mafiosità di un soggetto sarebbe errata, ma ritiene comunque provata la natura illecita del convegno per altre considerazioni
art. 533 c.p.p.
Richiamato in riferimento alla soglia del ragionevole dubbio; la Corte conferma che l'apprezzamento degli indizi deve rispettare la soglia richiesta per la condanna
art. 432 c.p.p.
Richiamato in relazione al fascicolo per il dibattimento e all'uso di atti pregressi; la Cassazione verifica come certi elementi siano stati introdotti nel compendio processuale
Massime di principio
- Per configurare il concorso esterno in associazione mafiosa (art. 110 e 416-bis c.p.) occorre dimostrare un contributo esterno concreto, specifico, volontario e consapevole, che abbia rilevanza causale per la conservazione o il rafforzamento delle capacità operative dell'associazione; la mera contiguità o condotte moralmente discutibili non sono sufficienti.
- La valutazione delle intercettazioni e dei contatti va fatta unitariamente e nel contesto (ruolo dell'interlocutore, modalità comunicative, cautele adottate, ripetizione delle condotte): conversazioni concise o caute non escludono un intento illecita se inserite in un quadro coerente e ripetuto.
- Il sindacato della Cassazione sulla motivazione è limitato: non può sostituirsi al giudice di merito nella valutazione probatoria; il vizio di motivazione deve essere manifesto, specifico e idoneo a disarticolare l'intero ragionamento per essere efficacemente rilevato in cassazione.
- Per denunciare un travisamento della prova in Cassazione la difesa deve indicare atti o passi precisi e dimostrare che l'errore è decisivo per la decisione; considerazioni generiche o rinnovate interpretazioni alternative delle stesse risultanze sono inammissibili o inefficaci.
- Le dichiarazioni di collaboratori di giustizia non esaminate in dibattimento possono essere contestate, ma la censura deve spiegare la loro incidenza decisiva sul giudizio: l'assenza di una puntuale esposizione della decisività rende la doglianza generica e inammissibile.
- Nelle difese simili è strategico: (a) indicare esattamente quali atti sarebbero travisati o omessi e perché decisivi; (b) evidenziare contraddizioni interne alla motivazione del giudice di merito; (c) produrre elementi probatori nuovi solo se ammissibili; (d) evitare ricostruzioni meramente alternative prive di specificità richiesta in cassazione.
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