Cassazione Penale, Sentenza n. 14796/2023 del 06/04/2023
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
I ricorrenti impugnavano l'ordinanza del Tribunale che aveva confermato la misura della custodia in carcere per il reato di tentato omicidio aggravato dalla premeditazione e dall'art. 416-bis.1 c.p. (contestato come commesso con metodo camorristico e al fine di agevolare il clan Gallo-Limelli-Vangone) nonché per i connessi reati di porto e detenzione di armi. I fatti contestati riguardano ripetuti sopralluoghi, pedinamenti e il tentativo di agguato all'avvocato Antonio Brio tra il 20 e il 25 marzo 2022, non riuscito per ritardi e per l'allontanamento protettivo della vittima, nonché il possesso e l'occultamento di un'arma. In appello i difensori denunciarono: incompletezza e malfunzionamento di intercettazioni (RIT 156/22) e mancata completa consegna dei file alla difesa; insufficienza e mala interpretazione degli indizi a sostegno del tentato omicidio (sostenendo che l'intento fosse solo intimidatorio o di malmenare la vittima); contestazione della prova circa il possesso dell'arma e della rilevanza temporale di una registrazione del 9 aprile; contestazione dell'aggravante ex art. 416-bis.1; richiesta di misure cautelari alternative per Cirillo (minore, incensurato) e per Di Napoli (domicilio fuori regione).
La decisione
La Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili ai sensi dell'art. 591, comma 1, lett. d) c.p.p. per sopravvenuta e valida rinuncia all'impugnazione da parte di entrambi gli indagati (rinuncia comunicata via PEC, con firma personale e/o procuratore speciale). Per tale motivo non è stata esaminata la fondatezza dei motivi articolati sulla fase cautelare. Conseguentemente i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 500 in favore della Cassa delle Ammende; restano inoltre operativi gli adempimenti connessi alla prosecuzione della custodia (art. 94 disp. att.).
Norme richiamate
art. 416-bis.1 cod. pen.
Aggravante rilevante quando il reato (qui il tentato omicidio e il porto/detenzione di arma) sia posto in essere con modalita' tipiche della criminalita' organizzata e/o in funzione di agevolazione di un clan; il Tribunale l'ha ritenuta integrata sulla base delle conversazioni, del movente e dell'organizzazione dell'agguato
art. 27 cod. proc. pen.
Norma richiamata in relazione all'adozione dell'ordinanza cautelare e alla documentazione investigativa; la difesa lamentava il mancato rilascio completo di file intercettati richiamati nelle indagini preventive
art. 173 disp. att. cod. proc. pen.
Richiamata per i limiti alla deduzione dei motivi di impugnazione; il ricorso era formulato nei limiti consentiti da tale disposizione
art. 591, comma 1, lett. d) cod. proc. pen.
Prevede l'inammissibilita' del ricorso per rinuncia all'impugnazione; la Corte ha applicato questa norma ritenendo valida la rinuncia formale manifestata dai ricorrenti
art. 616 cod. proc. pen.
Norma che disciplina l'ammenda e le sanzioni pecuniarie in caso di inammissibilita' per rinuncia/colpa processuale; la Corte ha disposto il versamento equitativo a favore della Cassa delle Ammende
art. 94, comma 1-ter, disp. att. cod. proc. pen.
Richiama adempimenti connessi alla prosecuzione della custodia cautelare qualora non sia conseguita la liberazione degli indagati; la sentenza ordina l'osservanza di tali adempimenti
art. 273, comma 3, cod. proc. pen.
Norma evocata dalla difesa in riferimento all'adeguatezza delle misure cautelari alternative (es. arresti domiciliari con braccialetto) e alle condizioni personali; il Tribunale del riesame in prima battuta aveva ritenuto sussistenti le esigenze cautelari
art. 23, comma 4, d.l. 28 ottobre 2020, n. 137
Norma emergenziale sul processo penale durante la pandemia; la Corte rammenta che la sola rinuncia alla discussione orale da parte di una parte non trasforma automaticamente il rito in cartolare, preservando il diritto all'udienza per la parte non rinunciante
Sentenza Corte Cost. n. 186 del 13 giugno 2000
Giurisprudenza costituzionale richiamata in relazione ai profili di colpa nella determinazione della causa di inammissibilita' e all'eventuale responsabilita' per le spese/ammende
Massime di principio
- La rinuncia all'impugnazione, se espressa in modo valido e personale o per mezzo di procuratore speciale, determina l'inammissibilita' del ricorso e impedisce la valutazione sul merito delle censure;
- La validita' della rinuncia richiede una manifestazione di volonta' inequivoca: deve risultare personale o conferita a procuratore speciale e documentata (es. firma autenticata o dichiarazione PEC);
- In caso di inammissibilita' per rinuncia il giudice puo' condannare alle spese processuali e ordinare il versamento di somme alla Cassa delle Ammende secondo il criterio equitativo;
- Sul piano sostanziale, per configurare il tentato omicidio non sono sempre necessari atti esecutivi compiuti: atti preparatori altamente organizzati e funzionali al piano (sopralluoghi, pedinamenti, studio delle vie di fuga, occultamento arma) possono essere valutati come idonei a configurare il tentativo;
- L'integrazione dell'aggravante 416-bis.1 richiede elementi che facciano emergere il nesso con modalita' proprie dell'attivita' di clan o l'intento di agevolarne l'attivita', elementi che possono essere desunti da conversazioni, rapporti e finalita' indicate nelle indagini;
- Le contestazioni sulla utilizzabilita' o completezza di intercettazioni (file mancanti o malfunzionamenti) costituiscono specifici mezzi di difesa da proporre tempestivamente; tuttavia, se l'impugnazione viene rinunciata, tali questioni restano prive di esame giurisdizionale;
- Richiedere misure alternative alla detenzione (arresti domiciliari, braccialetto) richiede una valutazione specifica della personalita', dei legami sociali e del pericolo di reiterazione; la semplice giovanissima eta' o l'assenza di precedenti non determinano automaticamente l'adozione di misure meno afflittive se permangono gravi indizi e esigenze cautelari
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