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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 8430/2023 del 24/02/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

L'Olimpio ha impugnato l'ordinanza del Gip del Tribunale di Napoli (21/06/2021) e l'ordinanza del Tribunale di Napoli (28/09/2022) che avevano rigettato la richiesta di revoca della misura cautelare degli arresti domiciliari e la richiesta di autorizzazione al lavoro. Nel ricorso per cassazione sono state dedotte: vizio di motivazione sulle esigenze cautelari; violazione di legge in relazione agli artt. 275, comma 3‑bis e 272 c.p.p.; violazione di legge e vizio di motivazione riguardo al diniego dei permessi al lavoro; vizio di motivazione sulla presunta sussistenza dell'aggravante per agevolazione del clan Mallardo.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. È risultata sopravvenuta la carenza d'interesse dell'Olimpio all'impugnazione, in quanto la misura cautelare contestata era stata revocata nel frattempo, e il difensore aveva dichiarato la rinuncia all'impugnazione. Il Pubblico Ministero aveva chiesto l'inammissibilità. La Corte ha richiamato il principio secondo il quale l'inammissibilità per sopravvenuta mancanza di interesse non comporta soccombenza né condanna alle spese quando la causa della cessazione dell'interesse è sopravvenuta dopo la proposizione dell'impugnazione.

Norme richiamate

  • art. 23, comma 8, d.l. n. 137 del 2020 conv. in l. n. 176 del 2020

    La procedura si è svolta nelle forme previste dalla normativa emergenziale richiamata, cioè secondo le modalità processuali speciali introdotte dal decreto-legge convertito.

  • art. 275, comma 3-bis c.p.p.

    Norma richiamata dal ricorrente con riferimento ai motivi della custodia cautelare; la Corte non ha invece ritenuto necessario entrare nel merito a causa della sopravvenuta carenza d'interesse.

  • art. 272 c.p.p.

    Norma richiamata dal ricorrente con riferimento ai requisiti formali e motivazionali degli atti, censurata come violata; anche su questo profilo la Corte non ha deciso nel merito per inammissibilità.

  • Giurisprudenza: sez. 2, n. 4452 del 08/01/2019 (Cristallo, Rv. 274736‑01)

    Richiamato come principio secondo cui la rinuncia all'impugnazione o la sopravvenuta carenza d'interesse non determina automaticamente soccombenza e condanna alle spese se la perdita dell'interesse deriva da cause sopravvenute alla proposizione del gravame.

Massime di principio

  • Se la misura cautelare impugnata viene revocata dopo la presentazione dell'impugnazione, l'interesse a proseguire può venire meno e il ricorso può essere dichiarato inammissibile per sopravvenuta carenza d'interesse.
  • La dichiarazione di inammissibilità per sopravvenuta mancanza d'interesse non equivale automaticamente a una pronuncia di soccombenza e, di norma, non comporta condanna alle spese se la causa della cessazione dell'interesse è sopravvenuta rispetto alla proposizione dell'impugnazione.
  • Le censure sulla motivazione delle esigenze cautelari, sui presupposti dei permessi di lavoro o sull'aggravante devono essere valutate sul merito solo se sussiste un interesse attuale all'impugnazione; senza tale interesse la Corte può non esaminare le questioni di merito.
  • Nel cassazionе per questioni cautelari è utile documentare e aggiornare tempestivamente lo stato delle misure (es. revoca, scarcerazione) perché eventi sopravvenuti possono incidere sull'ammissibilità del ricorso.
  • Quando si contestano vizi di motivazione o violazioni di norme processuali (art. 272, 275 c.p.p.), è importante indicare con precisione il nesso tra le presunte omissioni e il vizio sostanziale della decisione per evitare che la questione resti irrisolta per ragioni formali.

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