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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 18083/2022 del 06/05/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione della sentenza d'appello che aveva confermato la condanna per detenzione ai fini di cessione di 16,09 g di marijuana (art. 73, comma 4, d.P.R. n. 309/1990). Il ricorrente deduceva la prescrizione del reato, rilevando che tra la sentenza di primo grado emessa il 12/06/2014 e il decreto di citazione in appello dell'8/01/2021 erano trascorsi oltre sei anni; la prescrizione sarebbe pertanto maturata il 12/06/2020.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato, osservando che il termine ordinario di prescrizione di 6 anni è decorso tra la sentenza di primo grado (12/06/2014) e il decreto di citazione in appello (08/01/2021), con maturazione della prescrizione il 12/06/2020. Non risultano elementi "assolutamente non contestabili" idonei a pronunciare l'assoluzione ai sensi dell'art. 129, comma 2, c.p.p. La sentenza impugnata è stata annullata senza rinvio perché il reato è estinto per prescrizione. Decisione resa il 05/04/2022.

Norme richiamate

  • art. 73, comma 4, d.P.R. n. 309/1990

    Norma sostanziale che punisce la detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di cessione; indica il reato per cui l'imputato era stato condannato.

  • artt. 157 e ss. cod. pen.

    Norme che disciplinano la prescrizione del reato; la Corte ha applicato il termine ordinario di prescrizione (6 anni) per valutare l'estinzione del reato.

  • art. 129, comma 2, cod. proc. pen.

    Prevede l'assoluzione quando la riconoscenza della colpevolezza risulta "assolutamente non contestabile". La Corte ha ritenuto che non sussistessero elementi sufficientemente incontrovertibili per pronunciare l'assoluzione ex art. 129(2), pertanto doveva essere dichiarata l'estinzione per prescrizione.

  • art. 23, comma 8, D.L. n. 137/2020

    Norma procedurale che regolamenta la trattazione del ricorso in Cassazione (si indica che il ricorso è stato trattato ai sensi di tale disposizione).

  • Giurisprudenza: Sez. U. n. 35490 del 28/05/2009 (Tettamanti, Rv. 244274)

    Principio secondo cui per pronunciare l'assoluzione ex art. 129(2) c.p.p. devono emergere circostanze "assolutamente non contestabili"; la Corte ha richiamato questo parametro per escludere l'assoluzione e confermare invece l'annullamento per prescrizione.

Massime di principio

  • Se tra la data della sentenza di primo grado e la data del provvedimento che determina la riapertura del grado successivo (es. decreto di citazione in appello) decorre il termine di prescrizione, il reato si estingue e il giudice d'appello deve dichiarare l'estinzione per prescrizione.
  • La Corte d'appello non può confermare una condanna se la prescrizione è maturata anteriormente al suo provvedimento; in tal caso la Corte di legittimità annulla senza rinvio perché il reato è estinto.
  • L'assoluzione ex art. 129, comma 2, c.p.p. è possibile solo quando la colpevolezza risulti "assolutamente non contestabile"; la mera possibilità interpretativa o valutativa non basta a evitare la dichiarazione di estinzione per prescrizione.
  • Nella valutazione della prescrizione vanno conteggiate con precisione le date rilevanti (data della sentenza di primo grado, eventuali atti interruttivi, data del decreto di citazione in appello). Se l'interruzione della prescrizione non è dimostrata in modo incontrovertibile, il beneficio dell'estinzione opera a favore dell'imputato.
  • Quando il Pubblico Ministero richiede l'annullamento per prescrizione (o la Cancelleria stessa rileva la prescrizione), il giudice di legittimità può pronunciarsi annullando la sentenza impugnata senza rinvio se il vizio è manifesto e non richiede accertamenti ulteriori.

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