Cassazione Penale, Sentenza n. 19085/2026 del 26/05/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di Genova che aveva confermato il provvedimento del GIP di Imperia applicante la custodia in carcere per il reato di tentata rapina aggravata (fatto commesso a Sanremo il 10/12/2025). Il ricorrente deduce un unico motivo: violazione di legge e vizio di motivazione ex art. 606, comma 1, lett. c) ed e), sostenendo che la fattispecie fosse da qualificare come tentato furto (eventualmente in concorso con lesioni o minaccia) e non come tentata rapina impropria, perché la violenza sarebbe stata esercitata solo per assicurare la fuga e non sarebbe sussistita l'immediatezza tra la sottrazione e l'uso della violenza.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto il motivo generico e reitera essenzialmente una diversa ricostruzione dei fatti già valutata e motivatamente respinta dal Tribunale del riesame. La Corte ha richiamato la giurisprudenza consolidata (Sez. U. n. 34952/2012 e successivi precedenti) che ammette la configurazione della tentata rapina impropria quando, dopo atti idonei alla sottrazione non portati a compimento per cause indipendenti dalla volontà dell'agente, questi usi violenza o minaccia per assicurarsi l'impunità. Condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende. Dispone inoltre l'invio di copia della decisione al direttore dell'istituto penitenziario ai sensi dell'art. 94 disp. att. c.p.p.
Norme richiamate
art. 274 lett. c) cod. proc. pen.
Norma richiamata per giustificare la custodia cautelare in carcere in presenza di gravi indizi e esigenze cautelari; la Corte ha ritenuto sussistenti tali esigenze nel caso concreto.
art. 606, comma 1, lett. c) ed e) c.p.p.
Fondamento delle censure: violazione di legge e vizio di motivazione sono i motivi ammessi in cassazione; la Corte ha però ritenuto il motivo formulato dal ricorrente generico e non idoneo a sostenere il sindacato di legittimità.
art. 56 cod. pen.
Principio del tentativo richiamato nell'analisi della fattispecie: la pronuncia valuta la configurabilità del tentativo in rapporto alla condotta descritta.
art. 628 cod. pen.
Definizione del reato di rapina (e delle sue aggravanti) utilizzata per la qualificazione giuridica della condotta come rapina impropria tentata.
Sez. U. n. 34952 del 19/04/2012 (Reina), Rv. 253153
Giurisprudenza di legittimità ritenuta consolidata: stabilisce che è configurabile il tentativo di rapina impropria quando, dopo atti idonei diretti alla sottrazione non portati a compimento per cause indipendenti dalla volontà dell'agente, questi usi violenza o minaccia per assicurarsi l'impunità; la Corte si è uniformata a tale principio.
Sez. 2, n. 43764 del 04/10/2013; n. 11135 del 22/02/2017; n. 15584 del 12/02/2021
Ulteriori precedenti di legittimità citati a supporto del principio secondo cui non è necessaria la contemporaneità temporale tra la sottrazione e l'uso della violenza per configurare la rapina impropria.
art. 94, comma 1-ter, disp. att. cod. proc. pen.
Disposizione procedurale richiamata per l'obbligo di trasmettere copia della decisione al direttore dell'istituto penitenziario quando dalla decisione non consegue la rimessione in libertà, affinché il direttore provveda a quanto previsto dal comma 1-bis.
Massime di principio
- La 'rapina impropria' può configurarsi anche se la violenza o la minaccia intervengono dopo atti idonei alla sottrazione non portati a compimento, purché la violenza sia finalizzata a garantire l'impunità o la fuga; non è necessaria la contemporaneità stretta tra la sottrazione e l'uso della violenza.
- In sede di cassazione contro misure cautelari, non è sufficiente proporre una ricostruzione alternativa dei fatti: le censure devono evidenziare violazioni di legge specifiche o vizi di motivazione evidente, non semplici contestazioni apodittiche o generiche.
- La conferma della misura cautelare è legittima quando sussistono gravi indizi di colpevolezza e adeguate esigenze cautelari (art. 274 lett. c) c.p.p.); la mancata sottrazione materiale del bene non esclude a priori la qualificazione come rapina impropria se sussiste il nesso teleologico tra gli atti di sottrazione e la violenza posta in essere per assicurare la fuga.
- Le pronunce di legittimità consolidate (Sezioni Unite e successivi arresti) sono criteri vincolanti per la qualificazione giuridica di fattispecie analoghe; discostarsene richiede argomentazioni motivate e specifiche.
- Ricorsi inammissibili possono comportare condanne alle spese e sanzioni economiche (ad es. somma a favore della Cassa delle ammende); inoltre, quando la decisione non determina la scarcerazione, sono previsti obblighi di comunicazione all'istituto penitenziario.
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