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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 42539/2022 del 09/11/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per cassazione contro l'ordinanza del Tribunale del riesame che aveva confermato gli arresti domiciliari disposti dal GIP di Vibo Valentia per fatti avvenuti il 9 novembre 2021: lesioni volontarie aggravate e detenzione/porto non autorizzato in luogo pubblico di arma comune da sparo. Il ricorrente contestava la motivazione del riesame sostenendo l'assenza di esigenze cautelari concrete e attuali tali da giustificare una misura detentiva; deduceva che le armi sarebbero state inizialmente nella disponibilità di terzi (Barbieri e Perugino) e che i colpi sparati erano rivolti alle gambe, quindi privi di volontà omicida o di una pericolosità tale da giustificare la detenzione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per essere manifestamente infondato. Ha ritenuto che il giudizio di legittimità non possa sostituirsi al merito nella ricostruzione dei fatti e che il Tribunale del riesame avesse fornito motivazione ampia e coerente sull'esistenza di esigenze cautelari: gravità delle modalità (uso della spranga e di arma da fuoco), propensione alla violenza, assenza di elementi contrari, e mancato rinvenimento dell'arma con ragionevole deduzione del pericolo di reiterazione. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000,00 in favore della cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 309 cod. proc. pen.

    Norma richiamata in relazione alla pronuncia del Tribunale del riesame sul mantenimento della misura cautelare.

  • art. 23, comma 8, d.l. 28 ottobre 2020, n. 137

    Norma che ha consentito la trattazione scritta del ricorso; richiamata procedimentalmente.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma che prevede l'onere delle spese e la somma a favore della cassa delle ammende in caso di ricorso inammissibile per manifesta infondatezza; applicata per la sanzione pecuniaria di euro 3.000,00.

  • Sentenza Corte Costituzionale 13 giugno 2000, n. 186

    Citata per escludere che il ricorrente abbia agito con colpa nella proposizione del ricorso; ciò ha influito sulla decisione relativa alle conseguenze economiche del rigetto.

Massime di principio

  • Il controllo di legittimità sulle misure cautelari è limitato: la Cassazione non può ri-valutare i fatti né sostituirsi al giudice del merito sull'attendibilità delle fonti di prova.
  • Per mantenere una misura detentiva occorrono esigenze cautelari concrete e attuali; tali esigenze possono desumersi dalle modalità del fatto (es. uso di armi, violenza), dal comportamento dell'indagato e dall'assenza di elementi attenuanti.
  • L'impiego di armi e modalità particolarmente violente costituisce indice rilevante della pericolosità personale e può giustificare misure detentive anche se i colpi non erano diretti a uccidere.
  • Il mancato rinvenimento dell'arma utilizzata aumenta il rischio di reiterazione e può aggravare il quadro cautelare.
  • Le censure generiche che chiedono una diversa valutazione delle circostanze già esaminate dal giudice di merito sono, di norma, inammissibili in sede di legittimità.
  • Il comportamento successivo dell'indagato (es. allontanarsi e costituirsi dopo ore) non elimina automaticamente le esigenze cautelari, specialmente se persistono elementi concreti di pericolo.

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