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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 38396/2023 del 20/09/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza della Corte d'appello di Firenze del 13/06/2022 che aveva riconosciuto a Tani Maurizio l'indennizzo per ingiusta detenzione (euro 6.784,68) in relazione a misure cautelari poi ritenute insussistenti e a sentenza assolutoria irrevocabile. Il Procuratore Generale lamentava mancanza e manifesta illogicità della motivazione, sostenendo che sussistessero profili di colpa grave nel comportamento del funzionario (rapporti frequenti con l'imprenditore Valentini, condivisione delle aspettative, e false attestazioni nella "Relazione di monitoraggio" supervisionata dal Tani) che avrebbero concorso a dar causa alla misura cautelare.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Procuratore Generale. Ha confermato che la Corte d'appello ha correttamente applicato il principio giurisprudenziale secondo cui l'ostacolo al riconoscimento della riparazione per aver "dato o concorso a dare causa" alla custodia cautelare per dolo o colpa grave non opera quando l'insussistenza "ah origine" delle condizioni di applicabilità della misura è stata accertata mediante una diversa valutazione del medesimo materiale probatorio a disposizione del giudice che ha emesso la misura. La Cassazione ha ritenuto inoltre che il ricorso non abbia confutato efficacemente questa argomentazione né abbia dimostrato una motivazione manifestamente illogica nell'ordinanza impugnata.

Norme richiamate

  • Codice di procedura penale, artt. 273 e 280

    Le norme concernono le condizioni di applicabilità delle misure cautelari; la Corte ha ritenuto che l'eccezione per aver "dato o concorso a dare causa" alla custodia cautelare non opera se l'insussistenza delle condizioni è accertata tramite diversa valutazione degli stessi elementi probatori.

  • Codice penale, artt. 81, 476, 479, 110, 319

    Articoli richiamati nel corso del procedimento in relazione ai reati (concorso, falso, corruzione) contestati a Tani; nella sentenza di cassazione non sono stati interpretati in modo determinante per il decidere sul ricorso.

  • Giurisprudenza di legittimità (Sez. U, n. 32383 del 27/05/2010, D'Ambrosio)

    Principio richiamato: la condizione ostativa derivante dall'aver "dato o concorso a dare causa" alla custodia cautelare per dolo o colpa grave non si applica quando l'insussistenza "ah origine" delle condizioni cautelari emerge da una diversa valutazione degli stessi elementi trasmessi al giudice che ha emesso la misura.

Massime di principio

  • Il diritto all'equa riparazione per ingiusta detenzione può essere riconosciuto anche se permangono sospetti sull'operato dell'indagato, quando l'insussistenza "ab origine" delle condizioni cautelari è determinata da una diversa valutazione del medesimo materiale probatorio rispetto a quella del giudice che ha emesso la misura.
  • L'ostacolo al risarcimento per avere "dato o concorso a dare causa" alla custodia cautelare richiede una responsabilità per dolo o colpa grave chiaramente accertata; mere frequentazioni, incontri o scambi di aspettative non sono automaticamente qualificabili come colpa grave senza riscontri determinanti.
  • Per escludere il diritto alla riparazione occorre che sia dimostrato un nesso causale e una condotta volontaria o gravemente negligente direttamente funzionale all'adozione della misura cautelare (es. manipolazione o produzione di prove false), non semplici elementi di contesto.
  • La valutazione comparativa del materiale probatorio tra il giudice che emette la misura e il giudice successivo è cruciale: risultati diversi possono giustificare il riconoscimento della riparazione se la diversa valutazione è motivata e coerente.
  • In un ricorso per cassazione contro un provvedimento di riparazione è necessario contestare specificamente e con argomentazioni concrete la motivazione del giudice della riparazione; censure generiche sulla logica della decisione sono spesso inefficaci.

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