Sentenza n. 474/2026 - Latina, Sezione 1
per l'annullamento per quanto riguarda il ricorso introduttivo: della deliberazione della Giunta Comunale del Comune di Sabaudia atto n. 22 del 02.02.2018 con la quale l’ente ha approvato il piano delle alienazioni per il triennio 2018-2019-2020 ed ha dato atto che gli immobili di proprietà comunale oggetto di dismissione e successiva alienazione da inserire nella sezione 1 denominata “piano delle alienazioni” continuano a far parte del patrimonio indisponibile dell’ente e che gli elenchi degli immobili indicati hanno effetti dichiarativi della proprietà, in assenza di precedenti trascrizioni, e producono gli effetti di cui all’art. 2644 c.c.; per quanto riguarda i motivi aggiunti: della deliberazione del Consiglio Comunale del Comune di Sabaudia atto n. 18 del 23.02.2018, pubblicato nell’Albo Pretorio in data 26.03.2018, con la quale l’ente ha approvato il piano delle alienazioni per il triennio 2018-2019-2020 ed ha dato atto che gli immobili di proprietà comunale oggetto di dismissione e successiva alienazione da inserire nella sezione 1 denominata “piano delle alienazioni” continuano a far parte del patrimonio indisponibile dell’ente e che gli elenchi degli immobili indicati hanno effetti dichiarativi della proprietà, in assenza di precedenti trascrizioni, e producono gli effetti di cui all’art. 2644 c.c..
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: deliberazioni comunali di approvazione del piano delle alienazioni e valorizzazioni per il triennio 2018-2019-2020, adottate dalla Giunta e successivamente dal Consiglio comunale
Esito
Favorevole al resistente (comune)
Prevale l’amministrazione
La controversia
La società ha impugnato la deliberazione della Giunta comunale e, con motivi aggiunti, la successiva deliberazione del Consiglio comunale aventi ad oggetto il piano delle alienazioni e valorizzazioni degli immobili comunali per il triennio 2018-2019-2020. La ricorrente ha contestato, in particolare, l’inserimento nel piano dell’area sulla quale insiste il proprio ristorante, negando che il bene fosse divenuto di proprietà comunale in forza di un trasferimento gratuito risultante da un atto notarile del 1998. È stata inoltre chiesta la riunione con altri giudizi aventi ad oggetto precedenti o successivi piani comunali. Il Comune ha eccepito la sopravvenuta carenza di interesse, rilevando che il piano impugnato aveva esaurito i propri effetti e che l’immobile era stato nuovamente inserito in successivi piani non impugnati.
La decisione
Il TAR ha respinto l’istanza di riunione, ritenendo prevalente l’esigenza di definire immediatamente il giudizio. Il rinvio non era giustificato, anche perché uno dei giudizi indicati non era ancora fissato e non era ipotizzabile un contrasto tra giudicati; inoltre, l’art. 73, comma 1-bis, c.p.a. consente il differimento soltanto in casi eccezionali. Nel merito processuale, il ricorso è stato dichiarato improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse. Il piano 2018-2020 aveva infatti esaurito i propri effetti ed era stato sostituito da piani successivi, fino a quello relativo al periodo 2024-2026, non impugnati. L’eventuale annullamento degli atti originariamente gravati non avrebbe quindi procurato alla ricorrente alcuna utilità attuale, essendo lesivo, se del caso, il solo piano vigente. Il richiamo dell’immobile nei piani successivi non determina automaticamente un rapporto di presupposizione o caducazione automatica tra gli atti. Il giudizio non poteva neppure essere utilizzato per ottenere l’accertamento della proprietà, sia perché tale questione non costituiva l’oggetto diretto delle delibere impugnate, sia perché il definitivo accertamento della proprietà appartiene alla competenza del giudice ordinario, sia perché l’inciso sull’effetto dichiarativo della proprietà era riprodotto nei successivi piani non impugnati. La mancata formulazione di una domanda risarcitoria e l’assenza di specifiche controdeduzioni all’eccezione comunale hanno ulteriormente confermato l’insussistenza dell’interesse. Spese compensate.
Norme richiamate
art. 73, comma 1-bis, c.p.a.
consente il differimento nei soli casi eccezionali
Il rinvio della causa non può essere disposto ordinariamente per consentire la riunione con altri giudizi, quando non sussista un concreto rischio di contrasto tra giudicati; occorre un caso eccezionale.
art. 87, comma 4-bis, c.p.a.
La disposizione è richiamata in relazione alla trattazione dell’udienza straordinaria di smaltimento dell’arretrato in modalità da remoto.
art. 2644 c.c.
È richiamato nelle delibere comunali per affermare gli effetti dichiarativi della proprietà attribuiti agli elenchi degli immobili inseriti nel piano; il TAR non esamina nel merito la fondatezza di tale previsione.
Massime di principio
- L’impugnazione di un piano comunale delle alienazioni diviene improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse quando il piano abbia esaurito i propri effetti e sia stato sostituito da piani successivi non impugnati, poiché l’eventuale annullamento dell’atto originario non procurerebbe più un’utilità concreta e attuale.
- Il richiamo di un precedente piano delle alienazioni nei successivi atti di pianificazione non determina, di per sé, un rapporto di presupposizione tale da comportare la caducazione automatica degli atti successivi o da mantenere l’interesse all’annullamento del piano ormai superato.
- Il giudizio amministrativo contro un piano delle alienazioni non può essere utilizzato per ottenere l’accertamento definitivo della proprietà privata o pubblica del bene, quando la proprietà costituisca soltanto un antecedente logico-giuridico dell’atto impugnato; il relativo accertamento spetta al giudice ordinario.
- La reiterazione, nei successivi piani non impugnati, della medesima previsione relativa all’effetto dichiarativo della proprietà impedisce di ravvisare un’utilità attuale nell’annullamento del solo piano precedente.
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