Cassazione Penale, Sentenza n. 33437/2024 del 03/09/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione della conferma giudiziaria delle misure di confisca disposte nei loro confronti. I ricorrenti contestavano la motivazione della sentenza d'appello in relazione alla quantificazione e all'imputazione della sproporzione patrimoniale: sostenevano che non era stata adeguatamente valutata la possibile continuita ereditaria fra l'azienda bufalina paterna e l'attivita imprenditoriale di Giuseppe (o la quota familiare riferibile a Mariella), né era stato dimostrato un aumento patrimoniale improvviso non giustificato da fonti lecite. Denunciavano inoltre che la sentenza di appello avrebbe solo ripetuto le ragioni che la Cassazione aveva chiesto di chiarire, senza fornire argomentazioni nuove e specifiche.
La decisione
La Corte di Cassazione ha ritenuto i ricorsi infondati e ha rigettato le doglianze. Ha confermato che la Corte territoriale, in sede di rinvio, ha esercitato i pieni poteri di cognizione e ha fornito una motivazione congrua e più approfondita rispetto al primo grado, spiegando perché va esclusa la continuita aziendale con il padre e perché le disponibilita ereditarie e i redditi dichiarati non giustificano gli investimenti e il patrimonio oggetto di confisca. La sentenza ha richiamato il principio della presunzione iuris tantum di illegittima accumulazione che grava sull'imputato l'onere di fornire allegazioni specifiche e verificate per superarla. Esito: rigetto dei ricorsi, conferma delle confische e condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese processuali.
Norme richiamate
art. 12-sexies d.l. 8 giugno 1992 n. 306 (oggi art. 240-bis cod. pen.)
disposizione sulla confisca per sproporzione fra patrimonio e redditi
Dalla sproporzione accertata scatta una presunzione iuris tantum di illecito accumulo patrimoniale che l'accusa deve dimostrare e che l'imputato puo' superare con allegazioni specifiche e verificate sulla legittima provenienza dei beni
art. 173 disp. att. cod. proc. pen.
regole di enunciazione del motivo in cassazione
Il motivo va formulato nei limiti necessari per la motivazione; la Corte ha ritenuto ammissibile e esaminabile il motivo proposto nei termini processuali
art. 23, comma 8, d.l. 127/2020 e successive integrazioni/estensioni
disciplinano la trattazione dei ricorsi senza intervento delle parti (procedura scritta)
Consentono alla Corte di esaminare i ricorsi anche senza intervento delle parti, come avvenuto nel procedimento in esame
art. 7, legge 203/1991
riferimento all'aggravante contestata ed esclusa per una imputata
Menzione presente nel contesto dei fatti: la Corte ha considerato l'esclusione dell'aggravante per una imputata nella valutazione complessiva delle responsabilita' e delle misure patrimoniali
Massime di principio
- In materia di confisca per sproporzione la prova dell'accusa e' diretta a dimostrare la discrepanza tra patrimonio e redditi; tale discrasia produce una presunzione iuris tantum di accumulo illecito che l'imputato deve confutare con allegazioni specifiche e documentate
- La mera richiamazione di atti di polizia giudiziaria o di dichiarazioni non sufficientemente corroborate non basta a ricostruire la legittima provenienza dei beni; servono elementi oggettivi e verificabili (documentazione contabile, prova dello scioglimento della comunione ereditaria, disponibilita' effettiva dei cespiti ereditari, ecc.)
- Se la Cassazione annulla per carenza di motivazione e rinvia, il giudice di rinvio ha pieni poteri di valutazione e puo' rivalutare tutto il compendio probatorio; non e' vincolato a limitarsi ai soli punti indicati nella pronuncia di annullamento
- Le contestazioni di derivazione ereditaria richiedono prova di effettiva disponibilita' e trasferimento dei beni (es. scioglimento della comunione ereditaria, assenza di ipoteche o vincoli) per venire efficacemente adducibili a scopo di escludere la sproporzione
- La valutazione della sproporzione deve essere rapportata al momento dei singoli incrementi patrimoniali e tenere conto delle esigenze ordinarie e di gestione aziendale; ipotesi generiche di progressiva acquisizione di risorse non sostituiscono la prova documentale
- Le dichiarazioni di collaboratori o di terzi possono avere rilievo ma devono essere integrate da elementi oggettivi sostanziali per poter prevalere sulla presunzione di illecito accumulo
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