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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 49250/2023 del 11/12/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che aveva confermato il sequestro preventivo della ditta individuale intestata a Michelangelo Bellocco, disposto in vista della confisca ai sensi dell'art. 416-bis c.p. Il ricorrente contestava la legittimità del sequestro nella sua globalità sostenendo che l'impresa, formalmente a lui intestata, non poteva essere qualificata come "impresa mafiosa" e che gli elementi utilizzati dal Tribunale traevano il loro peso esclusivamente dalla posizione del padre, Francesco Antonio Bellocco (ritenuto organico alla cosca). La difesa deduceva che mancasse la prova di un nesso specifico, concreto e stabile tra l'intera attività aziendale e l'organizzazione mafiosa, sicché l'eventuale vincolo avrebbe dovuto essere limitato solo alle quote o ai beni specificamente riconducibili all'attività illecita.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato e ha annullato l'ordinanza impugnata, rinviando la causa al Tribunale di Reggio Calabria per nuovo esame. La Corte ha richiamato i principi secondo cui il sequestro preventivo finalizzato alla confisca di un'intera impresa ai sensi dell'art. 416-bis, comma 7, c.p. è ammissibile solo se è dimostrata una relazione specifica e stabile tra i beni aziendali e l'attività delinquenziale (totalità della sovrapposizione, inquinamento irreversibile dei capitali o assoggettamento diretto dell'impresa al controllo della consorteria). In mancanza di argomentazione rigorosa e di elementi concreti che colleghino l'intero complesso aziendale all'attività mafiosa (e non solo, in via di fatto, alla gestione esercitata dal padre organico), il sequestro nella sua globalità non poteva essere giustificato e avrebbe dovuto, al massimo, essere limitato alle singole quote o cespiti strumentali o profitto derivante dall'attività delittuosa.

Norme richiamate

  • art. 416-bis codice penale (comma settimo)

    la confisca obbligatoria delle cose che servirono o furono destinate a commettere il reato e delle cose che ne sono il prezzo, il prodotto, il profitto o che ne costituiscono l'impiego

    La Corte interpreta la norma nel senso che la confisca (e il relativo sequestro preventivo finalizzato) dell'intera impresa è giustificabile solo quando sussista una correlazione specifica, stabile e strutturale tra l'attività aziendale e l'associazione mafiosa: totale sovrapposizione, inquinamento irreversibile dei capitali o assoggettamento diretto dell'impresa al controllo della consorteria. In assenza di tale prova occorre motivare in modo puntuale il nesso tra i singoli cespiti e l'attività delinquenziale, o limitare il vincolo agli elementi effettivamente strumentali o derivanti da illeciti.

  • art. 606, comma 1, lett. b) e e) codice di procedura penale

    Norme processuali richiamate nella censura del ricorrente come base per le doglianze di motivazione e di deduzione della errata applicazione della norma sostanziale; segnalano vizi di motivazione e illogicità della valutazione probatoria rispetto alla qualificazione dell'impresa come mafiosa.

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    Richiamato ai fini della sinteticità della motivazione del motivo di ricorso (limiti di riassunto dei motivi per cassazione), usare per delimitare l'esposizione del motivo unico.

Massime di principio

  • Per sequestrare e confiscare un'intera impresa ai sensi dell'art. 416-bis, comma 7, c.p. è necessario dimostrare una relazione specifica, concreta e stabile tra l'impresa e l'attività mafiosa (totalità della sovrapposizione, inquinamento irreversibile dei capitali o controllo diretto della consorteria).
  • Se il titolare formale è terzo rispetto all'associazione (es. concorrente esterno), il giudice deve motivare puntualmente perché l'intera azienda debba essere considerata "mafiosa"; in mancanza di tale prova il vincolo deve essere limitato ai singoli cespiti effettivamente strumentali o riconducibili a proventi illeciti.
  • La gestione di fatto da parte di un soggetto organico all'organizzazione (es. padre) costituisce elemento rilevante ma non sufficiente di per sé: occorre mostrare il nesso operativo tra attività dell'azienda e programmi/dinamiche associative.
  • Elementi probatori utili a dimostrare la strumentalità dell'impresa includono contitolarità societaria con associati, comproprietà di beni aziendali con soggetti riconducibili alla cosca, preesistenza dell'azienda alle attività criminali o, al contrario, la sua crescita alimentata da proventi illeciti reinvestiti nell'impresa, nonché prove di controllo diretto e di condivisione di progetti e dinamiche operative.
  • La motivazione del sequestro deve essere dettagliata sul "quantum" dell'ablazione: il giudice deve indicare specificamente quali cespiti sono funzionali all'attività delinquenziale e perché, salvo il caso in cui l'impresa sia dimostrabilmente "mafiosa" nella sua interezza.
  • Nel dubbio o di fronte a prove generiche riconducibili alla posizione di terzi (es. parenti organici alla cosca), il rimedio corretto è limitare il sequestro ai beni specifici e ai profitti riconducibili all'illecito, evitando ablazioni indiscriminate dell'intero patrimonio aziendale.
  • La qualifica processuale del soggetto (organico vs concorrente esterno) incide profondamente sulla valutazione del nesso di strumentalità e sul carico probatorio richiesto al pubblico ministero.

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