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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 25288/2022 del 01/07/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione del decreto che ha confermato la misura di prevenzione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno per 4 anni. Il ricorrente deduceva violazione di legge e difetto di motivazione rispetto all'art. 4, lett. b) d.lgs. n. 159/2011, sostenendo di non essere più inserito nelle dinamiche operative dell'associazione mafiosa "Cosa Nostra" (derubricazione del ruolo da promotore/organizzatore a semplice partecipante senza concorso in reati fine), e richiamando circostanze attenuanti quali l'età avanzata, il comportamento durante la custodia cautelare, la revoca di precedenti misure e la presunta disgregazione del gruppo.

La decisione

Il ricorso è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha ritenuto che la pericolosità sociale fosse adeguatamente dimostrata dalle plurime condanne definitive per il reato di cui all'art. 416-bis c.p. e da un'ulteriore ordinanza di custodia cautelare correlata a simili contestazioni, nonché dagli elementi probatori raccolti nei procedimenti (ruolo attivo, rapporti saldi con esponenti di spicco, mancanza di manifestazioni di distacco). La derubricazione del ruolo nel processo penale non esimeva dall'effetto probatorio della condanna definitiva. Sono state rigettate le censure basate sulla rivalutazione del compendio probatorio; il ricorrente è stato condannato alle spese e al pagamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 416-bis cod. pen.

    La condanna definitiva per il reato associativo ai sensi dell'art. 416-bis costituisce un fatto idoneo a dimostrare l'appartenenza al contesto mafioso e legittima l'adozione di misure di prevenzione senza ulteriori oneri motivazionali. Non è consentita in sede di legittimità una rinnovata valutazione del valore probatorio degli elementi già esaminati nel processo penale.

  • art. 4, lett. b) d.lgs. n. 159 del 6 settembre 2011

    La norma disciplina i presupposti per misure di prevenzione (tra cui la sorveglianza speciale). La Corte ha ritenuto sussistente il requisito della pericolosità attuale desumendolo dalle condanne definitive e dagli elementi emersi nei procedimenti penali, valutando la persistenza del coinvolgimento nel sodalizio.

  • Giurisprudenza (Sez. 5, n. 1831 del 17/12/2015 e richiamate)

    Costante orientamento secondo cui la sentenza di condanna definitiva per delitti associativi rappresenta un "fatto" probatorio che può legittimare misure di prevenzione e non impone che il giudice della prevenzione riformuli l'accertamento probatorio compiuto in sede penale.

Massime di principio

  • Una condanna definitiva per 416-bis è, di per sé, elemento rilevante e spesso sufficiente per fondare misure di prevenzione: difficilmente il giudice della legittimità ammette una rivalutazione del valore probatorio già deciso in sede penale.
  • La derubricazione del ruolo (es. da promotore/organizzatore a semplice partecipante) non elimina automaticamente la pericolosità sociale: va valutato il complesso degli elementi (ruolo concreto, rapporti con esponenti di rilievo, assenza di manifestazioni di distacco).
  • Età avanzata e rispetto delle prescrizioni non costituiscono, di per sé, prova di desistenza o desistenza reale; servono elementi nuovi e concreti che dimostrino il distacco dall'organizzazione.
  • Le censure che richiedono una nuova valutazione del compendio probatorio o la riconsiderazione delle valutazioni penali sono generalmente inammissibili in sede di legittimità se proposte come violazioni di legge.
  • Per ottenere la revoca o la non applicazione di misure di prevenzione occorre provare, con elementi concreti e attuali, la cessazione del legame operativo con l'organizzazione e la perdita della capacità di nuocere.

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