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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 41190/2024 del 08/11/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Cesarano ha impugnato il trattenimento di una missiva in partenza (telegramma) sostenendo che la decisione avrebbe illegittimamente valorizzato il mezzo utilizzato (il telegramma) anziché il contenuto effettivo. Ha inoltre fatto presente l'assenza di precedenti risposte alle missive come giustificazione per l'invio del telegramma.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per manifesta infondatezza. Ha ritenuto logica e legittima la valutazione del giudice di merito secondo cui l'uso del telegramma, in assenza di ragioni urgenti e data la qualità del detenuto (41-bis), può giustificare il sospetto che il contenuto reale non corrisponda a quanto apparente e quindi il trattenimento. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al pagamento di euro 3000 a favore della cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 cod. proc. pen.

Norme richiamate

  • art. 41-bis ord. pen.

    Il regime differenziato attribuisce alla situazione detentiva una connotazione di pericolosità che legittima maggiori cautele nella corrispondenza; non è necessario che la missiva contenga esplicite istruzioni criminali perché si possa sospettare la sua pericolosità.

  • art. 18-ter ord. pen.

    Consente il trattenimento di missive quando sussistono concreti elementi che fanno ragionevolmente dubitare che il contenuto effettivo sia diverso da quello apparente e che il messaggio abbia rilevanza rispetto alle esigenze di prevenzione indicate dalla norma.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma applicata per irrogare una sanzione pecuniaria (euro 3000) al ricorrente per l'inammissibilità del ricorso, in mancanza di elementi a escludere la colpa nella determinazione della causa di inammissibilità.

  • Giurisprudenza: Sez. I, n. 9689 del 12.2.2014 (rv 259472)

    Richiamata come costante orientamento secondo cui non è necessario dimostrare istruzioni esplicite a commettere reati: è sufficiente che elementi concreti giustifichino il ragionevole timore che la missiva nasconda contenuti rilevanti per l'ordine pubblico o la sicurezza.

Massime di principio

  • Per i detenuti sottoposti al regime 41-bis, anche il mezzo utilizzato per comunicare (es. telegramma) può legittimare sospetti se non vi sono ragioni urgenti o spiegazioni concrete: non si valuta solo il contenuto testuale.
  • Non è necessario provare che la missiva contenga istruzioni esplicite per reati: bastano elementi concreti che facciano ragionevolmente dubitare della corrispondenza tra forma apparente e contenuto reale.
  • La valutazione della legittimità del trattenimento operata dal giudice di merito, quando non illogica, è difficilmente sindacabile in Cassazione: i profili di fatto e di valutazione dei rischi sono di spettanza del giudice di merito.
  • Il detenuto che voglia contestare il trattenimento deve fornire elementi concreti che giustifichino l'utilizzo del mezzo scelto (es. urgenza, accordi comprovabili con il destinatario, precedenti scambi che chiariscano il senso), altrimenti la decisione favorevole all'amministrazione è probabile.
  • L'inammissibilità del ricorso per manifesta infondatezza può comportare condanna alle spese e sanzioni pecuniarie (art. 616 c.p.p.); valutare caso per caso la possibilità di ricorso in Cassazione quando la questione sia prevalentemente di fatto.

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