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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 43758/2024 del 29/11/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorsi deducono violazione di legge e vizio di motivazione: si contesta l'insufficiente identificazione dei corruttori e la mancanza di prova del patto corruttivo e della dazione illecita, sostenendo che la sentenza si fonda su valutazioni di verosimiglianza e su intercettazioni prive di adeguata capacità dimostrativa. Si censura inoltre l'omessa valutazione delle censure specifiche relative alla partecipazione delle singole imputate alle sedute d'esame (24.9.2018 e 19.11.2018) e il ruolo di intermediazione loro ascritto; si sostiene che frasi intercettate (es. "ma se non sanno copiare, io cosa ti devo dire" e "tre dei bocciati \"erano di Nadia\"") non provino la loro partecipazione al patto corruttivo.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi ritenendoli infondati. Ha confermato la ricostruzione dei giudici di merito che ha rilevato un sistema di acquisto degli esami basato su: conversazioni intercettate, annotazione/partecipazione sotto copertura di un agente di polizia presente alla prova del 19.11.2018, osservazioni di polizia sulla seduta del 24.9.2018 e rilevazione di gravi irregolarità (distribuzione di fogli con risposte, aiuto durante la prova, gestione di denaro). La Corte ha ritenuto congrua la valutazione della presenza e del ruolo delle imputate come procacciatrici/intermediarie e ha motivato la sproporzione tra la tariffa ufficiale (circa 35 euro) e la somma richiesta (450 euro) come indice dell'accordo corruttivo. Le ricorrenti sono state condannate al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • corruzione propria

    La norma è stata interpretata come integrata dalla dazione e accettazione di somme (450 euro richiesti per garantire il superamento) finalizzate a ottenere atti contrari ai doveri d'ufficio: in particolare la mancata verifica effettiva delle competenze degli esaminandi e l'inquinamento delle prove.

  • rivelazione di segreti d'ufficio

    Riconosciuta nelle condotte consistenti nel consegnare prima dell'esame fogli con le soluzioni e nell'aiutare illegittimamente i candidati, ovvero nella diffusione/uso di informazioni non destinabili pubblicamente nell'ambito della procedura d'esame.

  • art. 326 cod. pen.

    Richiamato nel contraddittorio delle difese: la Corte ha valutato che il semplice aiuto ai candidati (nella prospettiva di copia) non esclude la responsabilità per corruzione quando sia inserito in un più ampio sistema di intermediazione corruttiva; dunque la condotta prevista dall'art. 326 non è alternativa bensì può essere collegata alle dinamiche corruttive accertate.

Massime di principio

  • La prova del reato di corruzione può fondarsi su un compendio di elementi (intercettazioni, dichiarazioni di agenti sotto copertura, osservazioni di polizia, anomalie organizzative e pagamenti sproporzionati) anche in assenza dell'esplicita individuazione di un corruttore terzo nominativamente noto.
  • Conversazioni intercettate che, lette nel contesto fattuale, indicano ruoli, tempistica e comportamento compatibile con un sistema corruttivo, possono essere valutate come elementi decisivi se integrate da riscontri materiali o investigativi.
  • La sproporzione tra il costo ufficiale di una procedura e la somma effettivamente richiesta può essere valutata come indizio dell'accordo illecito volto a garantire il risultato.
  • La presenza di persone non legittimate alle prove (es. senza titolo) che detengono materiali con risposte, gestiscono denaro e smistano candidati è prova altamente indicativa di ruolo di intermediazione e partecipazione al reato, se confermata da riscontri investigativi.
  • Per essere efficace, il ricorso in Cassazione deve confrontarsi concretamente con il ragionamento motivazionale dei giudici di merito e dedurre errori di diritto o di logica specifici; censure generiche sulla "verosimiglianza" non sono sufficienti.
  • L'assenza di una singola prova documentale del patto corruttivo non impedisce la condanna se il contesto probatorio nel suo insieme dimostra l'esistenza di un sistema corruttivo e di utilità illecita conseguente.

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