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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 5208/2023 del 06/02/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Unico motivo: vizio di inosservanza di norme processuali (artt. 521 e 522 c.p.p.), per violazione del principio di correlazione tra imputazione e sentenza. La ricorrente sostiene che l'imputazione originaria contestava la violenza privata consumata (costringere la persona offesa, mediante ingiurie e minacce, a tollerare vessazioni e comportamenti molesti), mentre la condanna in primo grado sarebbe stata per violenza privata tentata, consistente nel minacciare e ingiuriare la parte civile per costringerla ad abbandonare la propria abitazione e trasferirsi altrove; da ciò, secondo la ricorrente, sarebbe derivata una condanna per un fatto diverso da quello contestato.

La decisione

Il ricorso è stato dichiarato inammissibile. La Corte di cassazione ha ritenuto il motivo privo di specificità estrinseca, essendo mera reiterazione di doglianze già proposte e adeguatamente motivate nella sentenza impugnata. Quanto al merito della presunta violazione della correlazione imputazione/sentenza, la Corte ha rilevato che non c'è stata trasformazione radicale del fatto: il fatto storico è lo stesso e gli elementi essenziali (l'intento di costringere la vittima a lasciare l'abitazione) erano noti fin dalla querela e contestati dall'imputata, cosicché non è stato arrecato pregiudizio alla difesa. Conseguentemente la ricorrente è condannata al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 3.000,00 in favore della cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 521 cod. proc. pen.

    Richiamato come parametro procedurale nell'ambito del vizio denunciato; la Corte ha ritenuto che il motivo non avesse la specificità richiesta per la cassazione e fosse mera reiterazione di censure già esaminate.

  • art. 522 cod. proc. pen.

    Richiamato unitamente all'art. 521 c.p.p. in relazione alla presunta violazione del principio di correlazione; la Corte ha ritenuto inesistente la violazione per assenza di radicale trasformazione del fatto.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Applicato per disporre le conseguenze dell'inammissibilità del ricorso: condanna alle spese processuali e alla sanzione pecuniaria (determinata in euro 3.000,00) a favore della cassa delle ammende.

  • Sez. U, n. 36551 del 15/07/2010 (Carelli), Rv. 248051

    Richiamata quale orientamento consolidato che stabilisce il criterio per valutare la correlazione tra imputazione e sentenza: mutamento del fatto occorre solo se vi è una trasformazione radicale degli elementi essenziali tale da creare incertezza sull'oggetto dell'imputazione e reale pregiudizio per la difesa.

Massime di principio

  • La verifica della correlazione tra imputazione e sentenza va fatta sul contenuto sostanziale del fatto, non su una corrispondenza puramente testuale tra formulazione dell'imputazione e motivazione della sentenza.
  • Si configura mutamento del fatto solo se la sentenza introduce una trasformazione radicale degli elementi essenziali della fattispecie tale da creare incertezza sull'oggetto dell'imputazione e pregiudizio per la difesa.
  • In Cassazione i motivi devono avere specificità estrinseca: censure che siano mera reiterazione di argomentazioni già proposte e adeguatamente affrontate nel giudizio di merito possono essere dichiarate inammissibili.
  • L'inammissibilità del ricorso comporta, ai sensi dell'art. 616 c.p.p., la condanna alle spese processuali e può comportare una sanzione pecuniaria a favore della cassa delle ammende.
  • Per impugnare con efficacia un presunto vizio di correlazione, il difensore deve dimostrare concretamente la differenza sostanziale e l'effettivo pregiudizio alla capacità difensiva, non limitandosi a un confronto letterale tra imputazione e dispositivo sentenziale.

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