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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 12224/2025 del 27/03/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione avverso l'ordinanza del 12/09/2024 che aveva rigettato l'istanza di applicazione della disciplina della continuazione ex art. 671 cod. proc. pen. tra pene irrogate per associazione per delinquere (sentenza irrevocabile 18/12/2015) e truffa (sentenza irrevocabile 01/10/2019), già ritenute in continuazione, e le condanne per tentata estorsione (sentenza irrevocabile 20/02/2024). Il ricorrente deduce violazioni di legge e vizi della motivazione: sostiene l'esistenza di collegamento probatorio, contiguità temporale, omogeneità del bene giuridico leso e l'unicità del progetto criminoso (anche in base a conversazioni intercettate il 25/07/2011).

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso come infondato. Ha richiamato il principio secondo cui la continuazione richiede un'anticipata e unitaria ideazione delle violazioni; ha confermato che il Giudice dell'esecuzione ha correttamente valutato la struttura e l'oggetto del programma associativo, rilevando che i reati già considerati in continuazione riguardavano un'associazione finalizzata al commercio di capi contraffatti, mentre i tentativi di estorsione erano collegati alla gestione di un locale notturno, in ambiti territoriali diversi e con partecipanti differenti. Le conversazioni intercettate sono state ritenute irrilevanti perché relative a iniziative successive e non dimostranti una pianificazione antecedente. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 671 cod. proc. pen.

    La continuazione richiede l'anticipata e unitaria ideazione di più violazioni della legge penale; l'istituto si applica all'associazione e ai reati fine solo se risulta che i reati fine fossero specificamente rappresentati e ideati, almeno nelle linee essenziali, anteriormente all'inizio della consumazione della condotta associativa.

  • Sez. 6, n. 4680 del 20/01/2021 (Raiano, Rv. 280595 - 01)

    Giurisprudenza richiamata a conferma del principio che occorre una puntuale verifica dell'anticipata ideazione dei reati fine rispetto all'associazione per riconoscere la continuazione.

Massime di principio

  • Per riconoscere la continuazione tra reati commessi in ambito associativo e reati 'fine' è necessario provare che i reati fine siano stati ideati come parte del programma criminoso prima dell'inizio della partecipazione associativa.
  • La mera contemporaneità temporale o la presenza di conversazioni successive non basta a stabilire la continuità: rilevano il contesto fattuale, il luogo, i partecipanti e la specificità del progetto criminoso.
  • Se i fatti si svolgono in contesti distinti (diverso oggetto del programma, diversa territorialità, differenti soggetti coinvolti), ciò pesa contro il riconoscimento della continuazione.
  • Il richiedente l'applicazione della continuazione ha l'onere di fornire elementi probatori concreti e antecedenti che dimostrino l'unità progettuale; deduzioni generiche o principi enunciati senza collegamento probatorio specifico sono inefficaci.
  • In casi analoghi è strategico raccogliere prove che documentino la pianificazione comune antecedente all'associazione (documenti, interlocuzioni antecedenti, ruoli e compiti coerenti con un medesimo progetto criminoso) poiché la valutazione del giudice è largamente fattuale e motivata.

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