Cassazione Penale, Sentenza n. 42535/2024 del 20/11/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
I ricorrenti impugnano l'ordinanza del 5.6.2024 che aveva respinto la richiesta di restituzione nel termine per proporre appello avverso la sentenza resa il 20.9.2023 (motivazione depositata il 14.3.2024). Il difensore ha dedotto di non aver potuto rispettare il termine per cause di forza maggiore/caso fortuito, avendo incaricato un collega romano e chiesto informazioni via PEC e telefonicamente alla Cancelleria senza ricevere notizie utili; ha altresì fatto presente la confusione sui numeri di RG e lo storico delle istanze inviate alla stessa PEC istituzionale.
La decisione
La Corte ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato e inammissibile. Ha ritenuto che i termini per proporre appello fossero già scaduti (45 giorni decorrenti dal deposito della motivazione) e che i ricorrenti non avessero fornito prova rigorosa della causa di forza maggiore. Il GIP aveva correttamente motivato il rigetto: la Cancelleria aveva risposto via PEC indicando che non fornisce informazioni ma solo copie e consigliando di accedere alla cancelleria del giudice procedente per verificare lo "stralcio"/numero esatto; i ricorrenti non seguirono tale indicazione e non produssero attestazioni di cancelleria o altri atti certi a prova dell'ostacolo. Si è altresì rilevato che la sentenza impugnata era relativa a un procedimento stralciato (RG GIP 11908/23) e non al procedimento "portante", circostanza che richiedeva maggiore diligenza. I ricorrenti sono stati condannati alle spese e al pagamento di una somma pari a euro 3.000 ai sensi dell'art. 616 c.p.p.
Norme richiamate
art. 585 comma 1 lett. c) cod. proc. pen.
Stabilisce che, una volta depositata la motivazione della sentenza nei termini concessi, decorrono i termini per la proposizione dell'appello (nella specie i 45 giorni), con conseguente determinazione del termine per impugnare.
art. 616 cod. proc. pen.
Consente la condanna alle spese e al pagamento di una somma in caso di inammissibilità del ricorso dovuta alla colpa della parte; qui è stata applicata per quantificare un importo pari a euro 3.000.
Giurisprudenza della Corte di Cassazione (principio sul "onere probatorio" della forza maggiore)
cfr. Sez. 2, n. 39512/2005; Sez. 2, n. 44509/2015; Sez. 2, n. 17708/2022; Sez. 5, n. 29340/2023
Secondo la giurisprudenza citata, l'erronea informazione della cancelleria può configurare causa di forza maggiore solo se il difensore prova rigorosamente, con attestazioni di cancelleria o altri atti certi, di aver posto tutte le diligenti iniziative per ottenere la copia della sentenza (anche recandosi in cancelleria). Dichiarazioni o semplici PEC non sono generalmente sufficienti.
Massime di principio
- I termini per proporre appello decorrono dal deposito della motivazione: vanno monitorati attentamente e non si può confidare su generalità o ritardi non documentati.
- Per ottenere la restituzione nel termine per forza maggiore/caso fortuito occorre fornire prova rigorosa e documentale (es. attestazione di cancelleria) dell'ostacolo; mere dichiarazioni del difensore o del collega non sono sufficienti.
- Se la cancelleria risponde via PEC indicando di non poter fornire informazioni e suggerendo l'accesso diretto alla cancelleria, il difensore deve seguire quel suggerimento; l'inazione o la mancata verifica personale può essere qualificata come mancanza di diligenza.
- Prestare attenzione ai numeri di RG e agli "stralci" del procedimento: in presenza di procedimenti pluriimputati o stralciati è necessario verificare il numero esatto del fascicolo relativo all'imputato per evitare errori procedurali.
- La delega a un collega non esonera dall'obbligo di adottare ogni possibile iniziativa diligente; la responsabilità per inerzia del difensore delegato può ricadere sul ricorrente e comportare l'inammissibilità del ricorso e sanzioni economiche.
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