Cassazione Penale, Sentenza n. 07691/2026 del 26/02/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente impugnava la sentenza per errata individuazione della competenza territoriale ai sensi dell'art. 8 cod. proc. pen.: la truffa online si sarebbe perfezionata nel luogo in cui l'autore aveva conseguito l'ingiusto profitto (accertato dal versamento su una Postepay Evolution collegata a ufficio postale di San Severo, FG), quindi competenza del Tribunale di Foggia; contestava inoltre vizio di motivazione della corte territoriale che, pur richiamando i principi di diritto, aveva comunque affermato la competenza del Tribunale di Como.
La decisione
La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso. Pur rilevando un'incoerenza formale nella motivazione della corte d'appello, la Suprema Corte ha ritenuto corretto il risultato di merito: dal materiale processuale risultava che il pagamento era avvenuto mediante ricarica di una carta prepagata Postepay (anche se dotata di IBAN), strumento che non costituisce un conto corrente e che determina la immediata disponibilità della provvista nel luogo in cui è effettuata la ricarica (Como). Pertanto la competenza territoriale del Tribunale di Como è stata confermata. Il ricorrente è stato condannato alle spese.
Norme richiamate
art. 8 cod. proc. pen.
Rinvio alla norma sulla competenza per territorio: la questione centrale è l'individuazione del luogo in cui si perfeziona il reato e dove l'autore ha conseguito l'ingiusto profitto
artt. 610 comma 5 e 611 comma 1-bis c.p.p.
Norme procedurali richiamate per la trattazione del ricorso in camera di consiglio senza presenza delle parti in mancanza di richiesta di discussione orale
Sez. 2, n. 25992 del 01/07/2025 (precedente di legittimità)
la truffa contrattuale realizzata mediante pagamento con bonifico bancario su carta dotata di IBAN e collegata a un conto corrente acceso presso una banca territoriale, in quanto operazione assimilabile ad un bonifico bancario, in cui l'ordine di pagamento non è contestuale all'accredito, si perfeziona nel momento e nel luogo in cui l'agente consegue l'ingiusto profitto tramite la riscossione della somma e non in quello in cui è data la disposizione per il pagamento da parte della persona offesa
Principio che distingue pagamenti effettuati con bonifico su conto corrente (perf. al momento dell'accredito sul conto dell'agente) dai versamenti su strumenti con disponibilità immediata
Sez. 1, n. 22337 del 23/03/2021 (Di Giovanni)
Principio di legittimità secondo cui la Corte di cassazione, quando valuta la correttezza di una decisione in rito, è giudice dei presupposti della decisione stessa e può confermare l'esito anche se la motivazione di merito è insufficiente, purché la violazione sia inesistente nel merito
Massime di principio
- Per le truffe online la competenza territoriale segue il luogo del conseguimento dell'ingiusto profitto: se il profitto si realizza con accredito su conto corrente, il reato si perfeziona nel luogo dell'accredito; se il profitto è ottenuto tramite ricarica immediata di una carta prepagata (es. Postepay), il reato si perfeziona nel luogo della ricarica
- La presenza di un IBAN non è automaticamente sinonimo di conto corrente: occorre verificare se la carta sia funzionalmente collegata a un conto con disponibilità non immediata o sia invece una prepagata con immediata disponibilità della somma
- In caso di dubbio sulla natura dello strumento di pagamento, produrre e allegare documentazione (estratti conto, attestazioni dell'istituto emittente, modalità operative della carta) è fondamentale per definire la competenza territoriale
- Se si contesta la competenza per territorio è necessario sollevare l'eccezione tempestivamente e motivarla con elementi di fatto e di prova sull'effettivo luogo e momento di acquisizione del profitto
- In sede di cassazione la correttezza del risultato processuale può prevalere sull'eventuale carenza motivazionale dell'atto impugnato: la Corte verifica i presupposti sostanziali della decisione e può rigettare il ricorso anche se la motivazione di merito è carente, quando la violazione dedotta risulti comunque infondata
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