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Sentenza

Corte di giustizia, Sentenza C-218/19

Sentenza della Corte (Prima Sezione) del 17 dicembre 2020. — Adina Onofrei contro Conseil de l’ordre des avocats au barreau de Paris e a. — Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dalla Cour de cassation. — Rinvio pregiudiziale – Libera circolazione delle persone – Libertà di stabilimento – Accesso alla professione di avvocato – Esonero dalla formazione e dal diploma – Concessione dell’esonero – Presupposti – Normativa nazionale che prevede l’esonero a favore dei funzionari e degli ex funzionari di categoria A e delle persone assimilate che abbiano svolto pratica professionale nel settore del diritto nazionale, sul territorio nazionale, nel pubblico impiego nazionale dello Stato membro interessato o in un’organizzazione internazionale. — Causa C-218/19

Giurisprudenza europea62019CJ0218

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte ha esaminato una disciplina francese che consente ad alcuni funzionari pubblici di accedere direttamente alla professione forense senza formazione specifica e senza certificato di idoneità, purché abbiano svolto attività giuridiche in Francia nel settore del diritto nazionale. La Corte ha ritenuto incompatibile con il diritto UE l’esclusione automatica dei funzionari dell’Unione europea che abbiano maturato esperienza giuridica in istituzioni europee fuori dal territorio francese. Ha invece ammesso che lo Stato membro richieda una conoscenza sufficiente del diritto nazionale, purché valuti concretamente le esperienze professionali pertinenti e non si limiti al solo pubblico impiego nazionale.

Compatibilità con gli articoli 45 e 49 TFUE di una normativa francese che, per l’accesso diretto alla professione forense, riserva l’esonero dalla formazione e dal certificato di idoneità a taluni funzionari pubblici nazionali e ne esclude i funzionari dell’Unione europea.

La questione giuridica

Se gli articoli 45 e 49 TFUE ostino a una normativa nazionale che, ai fini dell’accesso alla professione di avvocato, riservi l’esonero dalla formazione teorica e pratica e dal certificato di idoneità solo ad alcuni agenti del pubblico impiego nazionale che abbiano svolto attività giuridiche in Francia, escludendo i funzionari, agenti ed ex agenti della funzione pubblica dell’Unione che abbiano svolto attività giuridiche in seno a istituzioni europee fuori dal territorio nazionale; e, in particolare, se sia compatibile con il diritto dell’Unione subordinare l’esonero alla pratica del solo diritto nazionale, senza considerare esperienze giuridiche maturate nel diritto dell’Unione.

Principio di diritto

Gli articoli 45 e 49 TFUE ostano a una normativa nazionale che, per l’accesso diretto alla professione di avvocato, riservi l’esonero dalla formazione e dal certificato di idoneità a funzionari pubblici nazionali che abbiano operato in Francia, escludendo i funzionari dell’Unione che abbiano svolto attività giuridiche in istituzioni europee fuori dal territorio nazionale; invece, non ostano a una norma che richieda una sufficiente pratica del diritto nazionale, purché non escluda in via astratta e automatica la presa in considerazione di attività giuridiche svolte nell’ambito della funzione pubblica dell’Unione quando esse abbiano comportato anche pratica del diritto nazionale.

Norme richiamate

  • Articolo 267 TFUE
  • Articolo 45 TFUE
  • Articolo 49 TFUE
  • Direttiva 2005/36/CE
  • Loi n. 71-1130 del 31 dicembre 1971
  • Décret n. 91-1197 del 27 novembre 1991
  • Loi n. 83-634 del 13 luglio 1983

Esonero dall’accesso alla professione forense e funzione pubblica dell’Unione

La pronuncia, resa in sede di rinvio pregiudiziale dalla Cour de cassation (Francia), riguarda la compatibilità con gli articoli 45 e 49 TFUE della disciplina francese sull’accesso alla professione di avvocato. La controversia nasce dalla domanda della sig.ra Adina Onofrei, funzionaria della Commissione europea, di ottenere l’iscrizione all’Ordine degli avvocati di Parigi beneficiando dell’esonero dalla formazione teorica e pratica e dal certificato di idoneità alla professione forense.

Fatti e procedimento principale

La normativa francese prevede, in via generale, il possesso di una laurea in giurisprudenza e del certificato di idoneità alla professione forense. L’articolo 98, punto 4, del décret n. 91-1197 consente però un esonero per i funzionari e gli ex funzionari di categoria A, nonché per persone assimilate, che abbiano svolto per almeno otto anni attività giuridiche in un’amministrazione, in un servizio pubblico o in un’organizzazione internazionale.

La sig.ra Onofrei, pur essendo in possesso dei titoli accademici richiesti, si è vista respingere la domanda perché aveva lavorato nella funzione pubblica dell’Unione e non nel pubblico impiego francese. I giudici francesi hanno ritenuto che la disciplina nazionale mirasse a garantire una conoscenza soddisfacente del diritto nazionale, ma la Cour de cassation ha dubitato della sua compatibilità con il diritto dell’Unione.

Questioni pregiudiziali

Il giudice del rinvio ha chiesto, in sostanza, se:

  • sia compatibile con il diritto UE una norma che subordini l’esonero alla dimostrazione di una pratica sufficiente del diritto nazionale di origine francese, escludendo la sola esperienza nel diritto dell’Unione;
  • gli articoli 45 e 49 TFUE ostino a una disciplina che riservi l’esonero a taluni agenti del pubblico impiego nazionale che abbiano lavorato in Francia, escludendo i funzionari e gli ex funzionari della funzione pubblica europea che abbiano esercitato attività giuridiche in seno alla Commissione europea.

Normativa rilevante

La Corte richiama in particolare:

  • l’articolo 267 TFUE, quale base del rinvio pregiudiziale;
  • gli articoli 45 e 49 TFUE, relativi rispettivamente alla libera circolazione dei lavoratori e alla libertà di stabilimento;
  • la direttiva 2005/36/CE, richiamata nella legge francese in materia di riconoscimento delle qualifiche professionali;
  • la loi n. 71-1130 del 31 dicembre 1971, che disciplina l’accesso alla professione forense;
  • il décret n. 91-1197 del 27 novembre 1991, in particolare l’articolo 98;
  • la loi n. 83-634 del 13 luglio 1983, relativa ai diritti e obblighi dei funzionari.

Ragionamento della Corte: competenza degli Stati membri e limiti derivanti dal TFUE

La Corte ricorda anzitutto che, in mancanza di armonizzazione completa, gli Stati membri restano competenti a definire le conoscenze e le qualifiche necessarie per l’esercizio di una professione regolamentata, compresa la professione di avvocato. Tuttavia, tale competenza va esercitata nel rispetto delle libertà fondamentali del Trattato e non può tradursi in ostacoli ingiustificati all’esercizio effettivo della libera circolazione dei lavoratori e della libertà di stabilimento.

La Corte osserva che la disciplina francese, come applicata nel procedimento principale, condiziona l’accesso diretto alla professione forense a tre elementi cumulativi: appartenenza al pubblico impiego francese, svolgimento dell’attività in Francia e pratica del diritto francese. Una simile impostazione è idonea a ostacolare o rendere meno attraente l’esercizio delle libertà garantite dagli articoli 45 e 49 TFUE.

Giustificazione e proporzionalità

La Corte ammette che la tutela dei destinatari dei servizi giuridici e la buona amministrazione della giustizia costituiscono motivi imperativi di interesse generale idonei a giustificare restrizioni alle libertà di circolazione. È legittimo, dunque, che uno Stato membro esiga una sufficiente conoscenza del diritto nazionale per consentire l’esercizio della professione di avvocato.

Tuttavia, la Corte ritiene sproporzionati i requisiti che limitano l’esonero ai soli soggetti appartenenti al pubblico impiego francese e che abbiano lavorato in Francia come agenti della pubblica amministrazione. Non si può escludere in via generale che un funzionario o ex funzionario dell’Unione abbia maturato, anche fuori dal territorio francese, una pratica del diritto francese tale da assicurare una conoscenza soddisfacente.

La Corte sottolinea inoltre che l’ordinamento francese non richiede, ai fini dell’esonero, competenze specifiche in materie strettamente connesse all’organizzazione dei giudici nazionali o alla procedura dinanzi a essi: ciò conferma che l’esclusione automatica dei funzionari dell’Unione è eccessiva. È invece conforme al diritto UE pretendere una sufficiente pratica del diritto nazionale, purché tale valutazione non escluda a priori le attività giuridiche svolte in istituzioni europee quando queste abbiano comportato anche contatto con il diritto nazionale.

Decisione e dispositivo

La Corte dichiara che:

  • gli articoli 45 e 49 TFUE ostano a una normativa nazionale che riservi l’esonero dai requisiti di formazione e dal certificato di idoneità a taluni agenti del pubblico impiego nazionale, escludendo i funzionari, agenti ed ex agenti della funzione pubblica dell’Unione che abbiano svolto attività giuridiche in istituzioni europee fuori dal territorio francese;
  • gli stessi articoli non ostano a una norma che richieda che l’interessato abbia esercitato attività giuridiche nel settore del diritto nazionale, purché non sia esclusa la considerazione di attività giuridiche che comportino la pratica del diritto nazionale svolte nell’ambito della funzione pubblica dell’Unione.

Principi affermati

La sentenza ribadisce che:

  • gli Stati membri possono definire i requisiti di accesso alle professioni regolamentate;
  • tali requisiti non possono discriminare, nemmeno indirettamente, i cittadini dell’Unione che abbiano maturato esperienza professionale in un altro contesto istituzionale europeo;
  • la verifica della competenza nel diritto nazionale deve essere concreta e non può fondarsi su esclusioni automatiche basate sul solo tipo di impiego pubblico di provenienza.

Come è indicizzato

Materielibera circolazione dei lavoratorilibertà di stabilimentoaccesso alla professione forensericonoscimento delle qualifiche professionalipubblico impiego e funzione pubblica dell’unione

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