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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 29852/2023 del 10/07/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente ha chiesto la revoca della confisca disposta dalla Corte d'Appello di Milano (ordinanza n. 4991/17 giugno 2014, divenuta irrevocabile il 20/10/2015). La Corte d'Appello di Brescia ha dichiarato inammissibile l'istanza ritenendo che la richiesta dovesse essere formulata come incidente di esecuzione ex art. 7, comma secondo, L. 1423/1956. Successivamente la difesa ha proposto incidente di esecuzione davanti alla Corte d'Appello di Milano, la quale ha ritenuto che il giudice dell'esecuzione non avesse potere di revocare la confisca disposta ex art. 12-sexies D.Lgs. 306/1992 e ha dichiarato inammissibile l'istanza. Il ricorrente ha quindi denunciato un conflitto di competenza tra le due corti.

La decisione

La Corte ha dichiarato inammissibile la denuncia di conflitto di competenza: non sussiste conflitto perché le due corti non si sono pronunciate sullo stesso oggetto, ma su questioni diverse (forme/modalità di impugnazione rispetto alla possibilità di revoca da parte del giudice dell'esecuzione). Il ricorrente avrebbe dovuto impugnare l'ordinanza della Corte d'Appello di Milano nei termini e con le specifiche censure, cosa non effettuata. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 3.000 in favore della cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 7, comma secondo, L. 1423/1956

    La Corte ha ritenuto che l'istanza di revoca/confisca dovesse essere proposta nelle forme dell'incidente di esecuzione previsto da questa norma, ossia come rimedio procedurale idoneo per le questioni attinenti all'esecuzione delle misure.

  • art. 12-sexies, D.Lgs. 306/1992

    La Corte d'Appello di Milano è stata interpretata nel senso che la confisca disposta ex art. 12-sexies non può essere revocata dal giudice dell'esecuzione e che non è applicabile alla stessa la disciplina della revoca prevista per le misure di prevenzione.

  • art. 616 c.p.p.

    La Corte ha ritenuto sussistenti profili di colpa nella condotta del ricorrente ai fini dell'applicazione della sanzione prevista dall'art. 616 c.p.p., disponendo il versamento di euro 3.000 alla cassa delle ammende.

Massime di principio

  • La denuncia di conflitto di competenza richiede che due giudici si siano pronunciati sullo stesso oggetto con decisioni contrastanti; decisioni su profili diversi (forma procedurale vs. potere del giudice) non costituiscono conflitto.
  • Quando una decisione è ritenuta impropria per vizi di forma o per l'uso di un rimedio procedurale errato, il rimedio corretto è l'impugnazione dell'ordinanza nei termini e con le censure specifiche, non la denuncia di conflitto tra corti.
  • La scelta del rimedio processuale (es. incidente di esecuzione) è cruciale: verificare preliminarmente quale strumento procedurale è previsto per ottenere la revoca di misure cautelari o confische.
  • Le confische disposte ex art. 12-sexies D.Lgs. 306/1992 possono avere limiti specifici alla revocabilità da parte del giudice dell'esecuzione: prima di proporre istanze in sede esecutiva, accertare quale sia il giudice e la procedura competente per la revoca.
  • La mancata impugnazione tempestiva di un'ordinanza può precludere rimedi successivi e comportare l'inammissibilità delle istanze successive; è essenziale rispettare termini e modalità di impugnazione.
  • Denunciare un 'conflitto di competenza' con intento processuale improprio può esporre il ricorrente a condanne per spese e sanzioni (art. 616 c.p.p.); agire con dovuta diligenza e consultare la normativa applicabile prima di proporre azioni giudiziarie.

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