Cassazione Penale, Sentenza n. 46782/2023 del 21/11/2023
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente impugna la sentenza per due motivi: (1) mancata applicazione della continuazione tra i reati oggetto del presente procedimento (marzo 2021: detenzione di marijuana, hashish e cocaina) e una precedente condanna irrevocabile del settembre 2019 per analoga illecita detenzione di stupefacenti; (2) mancata applicazione della disciplina transitoria dell'art. 95 d.lgs. n. 150/2022 in relazione all'eventuale applicabilità delle nuove pene sostitutive (art. 20-bis c.p., art. 545-bis c.p.p.), per le quali il ricorrente riteneva sussistessero i presupposti.
La decisione
La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso. Sul primo motivo ha dichiarato il ricorso inammissibile perché generico e non confrontato con la motivazione di merito: la corte territoriale aveva motivatamente escluso la continuazione, rilevando tra l'altro un intervallo temporale di un anno e sei mesi tra i fatti e l'assenza di elementi che dimostrassero la "medesimezza del disegno criminoso". Sul secondo motivo la Corte ha ribadito che, in base alla disciplina transitoria e alla giurisprudenza maggioritaria (Sez. 6, n. 33027/2023), il giudice d'appello deve pronunciarsi sulle nuove sanzioni sostitutive solo se l'imputato ha formulato una specifica richiesta, che può essere presentata con l'atto di appello, con i motivi nuovi o, al più tardi, nel corso dell'udienza di discussione d'appello; nel caso di specie non risultando alcuna richiesta in tal senso il motivo è infondato. Conseguentemente è stata confermata la decisione di merito (pena rideterminata in 2 anni di reclusione e euro 18.000 di multa), il ricorso è stato rigettato e il ricorrente condannato alle spese processuali.
Norme richiamate
art. 73 d.P.R. n. 309 del 1990
Norma che sanziona la illecita detenzione di sostanze stupefacenti; nella fattispecie è il titolo di reato contestato all'imputato.
art. 80 TU Stup.
Circostanza aggravante prevista dal testo unico sugli stupefacenti; nel procedimento di merito era stata esclusa e la cassazione non ne ha rilevato diversamente.
art. 95 d.lgs. n. 150 del 2022
Disciplina transitoria che rende applicabili, nei giudizi d'appello in corso alla sua entrata in vigore, le nuove pene sostitutive più favorevoli (principio di lex mitior); impone che il giudice d'appello si pronunci sull'applicabilità se l'imputato la richiede, e la richiesta può essere formulata anche nel corso dell'udienza di discussione.
art. 20-bis cod. pen.
Prevede nuove sanzioni sostitutive della reclusione per pene brevi; la sua applicazione in appello è regolata dalla disciplina transitoria di cui all'art. 95 d.lgs. n. 150/2022.
art. 545-bis cod. proc. pen.
Norma procedurale riferita alle pene sostitutive e alla loro disciplina in sede di impugnazione; richiamata nel contesto dell'interpretazione della possibilità di chiedere la sostituzione in appello.
art. 597, comma 5 cod. proc. pen.
Stabilisce i limiti del potere del giudice di appello in ordine alle richieste che ampliano il thema decidendum; la Corte ha spiegato che tale principio non esclude la disciplina transitoria che consente, per ragioni di retroattività della lex mitior, che la richiesta per le nuove pene sostitutive sia formulata anche in udienza.
Sez. U., n. 28659 del 18/05/2017 (Gargiulo)
Giurisprudenza delle Sezioni Unite citata in tema di continuazione: il riconoscimento della continuazione richiede una approfondita verifica di indicatori concreti (omogeneità delle violazioni, contiguità spazio-temporale, modalità, sistematicità, programmazione degli illeciti ecc.), non essendo sufficiente la presenza isolata di alcuni indici.
Sez. 6, n. 33027 del 10/05/2023 (Agostino)
Orientamento secondo cui, in base alla disciplina transitoria del d.lgs. n. 150/2022, la richiesta di applicazione delle nuove sanzioni sostitutive può essere formulata non solo con l'atto di appello ma anche nel corso della discussione d'appello; pertanto il giudice deve pronunciarsi se la richiesta è stata avanzata.
Sez. 6, n. 41313 del 27/09/2023 (Amato)
Pronuncia che ha avuto diversa ricostruzione, ritenendo in sostanza che la richiesta formulata solo in sede di discussione non sia sufficiente se l'atto di appello non contiene una specifica e motivata istanza; la Corte di cassazione nella sentenza esaminata non ha condiviso tale ricostruzione.
Massime di principio
- Sulla continuazione: per ottenere il riconoscimento della continuazione tra più reati (anche tra sentenza irrevocabile e successivi fatti), il ricorrente deve fornire elementi concreti che dimostrino la "medesimezza del disegno criminoso": omogeneità delle condotte, contiguità spazio-temporale, sistematicità, modalità comuni e prova che i reati successivi fossero pianificati al momento del primo; un intervallo temporale significativo (es. 1 anno e 6 mesi) rende la continuazione difficilmente configurabile senza elementi probatori specifici.
- Sulla disciplina transitoria (art. 95 d.lgs. 150/2022): il principio di retroattività della lex mitior impone che le nuove pene sostitutive possano essere applicate nei giudizi d'appello in corso, ma l'applicabilità richiede una specifica richiesta dell'imputato; tale richiesta può essere formulata con l'atto di appello, con i motivi nuovi o, al più tardi, durante l'udienza di discussione d'appello.
- Prassi difensiva consigliata: per evitare la perdita della possibilità di ottenere l'applicazione delle nuove pene sostitutive, l'imputato dovrebbe sempre formulare espressa richiesta nell'atto di appello e confermarla in udienza, anche qualora ritenga possibile presentarla solo in sede di discussione.
- Potere del giudice d'appello: in presenza di una richiesta specifica e tempestiva l'appello può essere occasione per applicare norme più favorevoli (pene sostitutive); in assenza di richiesta il giudice non può applicarle d'ufficio.
- Valutazione della prova per la continuazione: il semplice ripetersi di reati dello stesso tipo non è sufficiente; è necessario dimostrare elementi di unità di disegno criminoso. La giurisprudenza richiede un esame complessivo degli indicatori, che deve risultare dalla motivazione della corte di merito.
- Se esistono pronunce contrastanti su punti processuali (es. ammissibilità della richiesta in udienza), è prudente strutturare le richieste difensive per massimizzare la possibilità di adempimento dei requisiti formali (atto di appello e memoria/esplicita istanza in udienza).
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