Cassazione Penale, Sentenza n. 16575/2022 del 29/04/2022
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Fragomeni chiedeva l'equa riparazione per ingiusta custodia in carcere dal 13/11/2012 al 02/10/2017; la custodia era stata disposta per il reato di cui all'art. 416-bis cod. pen. sulla base di intercettazioni ambientali che avrebbero documentato la sua vicinanza a Nicola Romano, esponente di spicco della 'ndrangheta. Successivamente Fragomeni fu assolto con sentenza della Corte d'appello di Reggio Calabria del 02/10/2017 (art. 530 comma 2 cod. proc. pen.). Il ricorso in Cassazione contestava il travisamento probatorio della intercettazione n. 8220/21.07.2008 e la ritenuta sussistenza della colpa grave ai sensi dell'art. 314 comma 1 cod. proc. pen., rilevando la mancata individuazione di regole di condotta specifiche violate dall'imputato.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso ritenendolo infondato. Ha confermato che la Corte d'appello aveva adeguatamente motivato la sussistenza della colpa grave: le intercettazioni e le frequenti relazioni con un capo 'ndrangheta (Romano) e le conversazioni su furti, danneggiamenti e matrimoni 'monitorati' erano elementi oggettivamente idonei a creare l'apparenza di partecipazione all'associazione, giustificando l'adozione della custodia cautelare e ostando all'indennizzo. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e alla rifusione delle spese del Ministero resistente, liquidate in euro 1.000.
Norme richiamate
art. 416-bis cod. pen.
Rilevato come il reato contestato in origine: la sua ipotesi ha formato il presupposto per l'adozione della misura cautelare; la Corte ha ritenuto che gli indizi intercettativi potevano legittimamente creare l'apparenza di appartenenza all'associazione.
art. 530 comma 2 cod. proc. pen.
Norma che disciplina l'assoluzione perche' il fatto non sussiste; la Corte sottolinea che l'assoluzione definitiva non esclude automaticamente l'assenza di colpa grave dell'interessato ai fini dell'indennizzo.
art. 314 comma 1 cod. proc. pen.
Prevede l'esclusione dell'equa riparazione in presenza di colpa grave del richiedente; la Corte lo interpreta comprendendo comportamenti gravemente colposi che, pur non integrando reato, creano una situazione obiettivamente idonea a indurre l'autorita' giudiziaria ad adottare misure cautelari.
Giurisprudenza consolidata (Sez. U., n. 51779/2013; Sez. U., n. 32383/2010; Sez. U., n. 43/1995; Sez. 4, n. 29550/2019)
Principi richiamati: il giudizio per l'equa riparazione e' autonomo rispetto al processo penale; la valutazione e' ex ante e considera l'apparenza degli elementi indiziari al momento dell'adozione della cautela e il comportamento processuale/extraprocessuale del soggetto; le frequentazioni ambigue con membri di consorterie criminali possono costituire segno di colpa grave.
Massime di principio
- L'assoluzione definitiva non garantisce automaticamente il diritto all'indennizzo: va valutato se il comportamento dell'interessato abbia, con grave negligenza o imprudenza, contribuito a creare l'apparenza di pericolosita' o appartenenza a consorterie criminali.
- Il giudizio per l'equa riparazione e' autonomo e si svolge ex ante rispetto all'adozione della misura: conta cio' che gli indizi apparivano al giudice della cautela al momento della decisione.
- Frequentazioni e conversazioni con esponenti noti di organizzazioni criminali, se obiettivamente interpretabili come complicità o vicinanza, possono integrare colpa grave e ostare all'indennizzo anche in assenza di condanna penale.
- La parentela o la conoscenza di lunga data non escludono automaticamente l'esistenza di colpa grave: rileva se tali rapporti erano necessari o inevitabili e se l'interessato era consapevole dell'illiceita' delle attivita' dell'interlocutore.
- Per avere successo in un ricorso per equa riparazione e' importante dimostrare che gli elementi utilizzati per la cautela non creavano un'apparenza fondata di responsabilita' o che il proprio comportamento non ha contribuito in modo prevedibile all'intervento dell'autorita' giudiziaria.
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