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Sentenza

Sentenza n. 3617/2026 - Roma, Sezione 5Q

per l'annullamento del provvedimento di inammissibilità della richiesta di visto per motivi di lavoro subordinato emesso il 18 febbraio 2024 dall’ambasciata italiana a Dhaka

Giustizia amministrativa202407841

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. V quaterSentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: provvedimento di inammissibilità della richiesta di visto per motivi di lavoro subordinato emesso dall'Ambasciata d'Italia a Dhaka il 18 febbraio 2024

Esito

CESSATA MATERIA DEL CONTENDERE

Favorevole al ricorrente (cittadino straniero)

Prevale il privato

La controversia

Il ricorrente ha impugnato il provvedimento con cui l'Ambasciata d'Italia a Dhaka aveva dichiarato inammissibile la richiesta di visto per lavoro subordinato. Il testo non specifica gli ulteriori motivi di illegittimità dedotti. Nel corso del giudizio, il visto è stato rilasciato in data 11 gennaio 2026. È stato inoltre proposto reclamo contro il decreto della competente Commissione che aveva dichiarato inammissibile l'istanza di ammissione al patrocinio a spese dello Stato.

La decisione

Il TAR ha definito il ricorso con sentenza in forma semplificata ai sensi dell'art. 60 c.p.a., dichiarando la cessazione della materia del contendere poiché, a seguito del rilascio del visto l'11 gennaio 2026, è venuto meno l'interesse alla decisione sull'impugnazione. Ha posto le spese di giudizio a carico del MAECI, ravvisando la soccombenza virtuale dell'Amministrazione, per euro 1.500 oltre accessori di legge e rimborso del contributo unificato. Ha inoltre respinto il reclamo relativo al patrocinio a spese dello Stato, ritenendo che l'art. 119 d.P.R. 115/2002 richieda la presenza dell'istante sul territorio italiano, requisito non sussistente nel caso concreto.

Norme richiamate

  • art. 60 c.p.a.

    Consente la definizione della causa con sentenza in forma semplificata, dopo avere sentito le parti, quando ricorrono i relativi presupposti.

  • art. 119 d.P.R. 115/2002

    Secondo il TAR, impone la presenza dell'istante sul territorio italiano ai fini dell'ammissione al patrocinio a spese dello Stato; tale requisito non risultava soddisfatto.

  • art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003

    Ha costituito la base per disporre l'oscuramento delle generalità della parte interessata.

  • artt. 5 e 6 Regolamento (UE) 2016/679

    Richiamati, insieme all'art. 52 d.lgs. 196/2003, a tutela dei diritti o della dignità della parte interessata mediante l'oscuramento delle generalità.

Massime di principio

  • Il rilascio del titolo richiesto nel corso del giudizio, quando elimina integralmente l'utilità concreta della decisione sull'impugnazione, determina la cessazione della materia del contendere.
  • In presenza di cessazione della materia del contendere, il giudice può regolare le spese sulla base della soccombenza virtuale, ponendole a carico dell'amministrazione la cui condotta ha determinato l'instaurazione del giudizio e la successiva soddisfazione della pretesa.
  • Ai fini dell'ammissione al patrocinio a spese dello Stato, l'art. 119 d.P.R. 115/2002 richiede, secondo la decisione, la presenza dell'istante sul territorio italiano; in mancanza di tale requisito, l'istanza è inammissibile.

Come è indicizzato

MaterieEmersione, decreto flussi e nulla ostaEstinzione, perenzione e improcedibilitàSpese di liteDecisione e riti speciali
RamiImmigrazione e cittadinanzaProcesso amministrativo
IstitutiSopravvenuta carenza di interesse

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