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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 21175/2024 del 29/05/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte di Cassazione ha ritenuto fondato il ricorso, richiamando la pronuncia delle Sezioni Unite del 29/02/2024 che ha escluso la continuità normativa tra l'art. 346 c.p. (abrogato) e l'art. 346-bis c.p. In applicazione di tale principio la Corte ha annullato l'ordinanza impugnata e ha rinviato gli atti al Tribunale di Torre Annunziata per nuovo giudizio.

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

D'Ortona ha impugnato l'ordinanza del 27/07/2023 che aveva rigettato la sua istanza di revoca ai sensi dell'art. 673 c.p.p. della sentenza definitiva del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere dell'11/05/2014 (passata in giudicato il 17/01/2017) con cui era stato condannato per il reato previsto dall'art. 346, comma 2, c.p. (millantato credito). Ha dedotto, in sintesi, che la successiva legge 9 gennaio 2019, n. 3 (lett. s) ha abrogato la fattispecie di cui all'art. 346 c.p. e che non esiste continuità normativa con il nuovo reato di traffico di influenze illecite (art. 346-bis c.p.), sicché deve operare l'abolitio criminis e la sentenza di condanna va revocata; ha censurato inoltre la mancata motivazione sull'eventuale riconducibilità della sua condotta nel nuovo paradigma di reato.

Norme richiamate

  • art. 673 cod. proc. pen.

    Strumento processuale per chiedere la revoca di una sentenza passata in giudicato quando sopravvengono disposizioni di legge favorevoli (es. depenalizzazione) che rendono applicabile l'abolitio criminis

  • art. 346, comma 2, cod. pen.

    Fattispecie originaria (millantato credito) oggetto della condanna, abrogata dall'art. 1, comma 1, lett. s) della legge 9/1/2019, n. 3; la sua abrogazione è alla base della richiesta di revoca per abolitio criminis

  • art. 346-bis cod. pen.

    Nuova fattispecie normativa (traffico di influenze illecite) introdotta/modificata dalla stessa legge n. 3/2019; la Corte ha ritenuto che non sussista continuità normativa con l'art. 346 c.p., quindi non si applica automaticamente al caso precedente

  • legge 9 gennaio 2019, n. 3, art. 1, comma 1, lett. s) e lett. t)

    La lett. s) ha abrogato l'art. 346 c.p.; la lett. t) ha inciso su art. 346-bis c.p.; la modifica legislativa ha reso necessaria la verifica della continuità normativa per valutare l'eventuale applicazione dell'abolitio criminis

  • Ordinanza Sezioni Unite Corte di Cassazione del 29/02/2024

    Pronuncia giurisprudenziale che ha stabilito l'assenza di continuità normativa tra la fattispecie abrogata (art. 346 c.p.) e il reato di cui all'art. 346-bis c.p.; principio determinante per l'accoglimento del ricorso

Massime di principio

  • Se una norma penale viene abrogata, occorre verificare se esista continuità normativa con eventuali nuove fattispecie: in assenza di continuità opera l'abolitio criminis e può essere richiesta la revoca della sentenza definitiva ai sensi dell'art. 673 c.p.p.
  • La valutazione della continuità normativa è questione di diritto che può essere risolta in via pregiudiziale dalle Sezioni Unite; la loro soluzione vincola i giudici di merito e dell'esecuzione.
  • In presenza di abolitio criminis il giudice dell'esecuzione deve disporre la cessazione dell'esecuzione della pena e le conseguenze previste, salvo che la condotta sia, con motivazione adeguata, riconducibile a una fattispecie diversa e non abrogata.
  • La parte che invoca la revoca per abolitio criminis deve proporre ricorso motivato; il giudice deve esaminare e motivare la riconducibilità o meno della condotta alla nuova norma.
  • La Corte di Cassazione può annullare l'ordinanza impugnata e rinviare per nuovo giudizio al giudice competente, che dovrà conformarsi al principio stabilito dalla Corte suprema.

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