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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 103/2022 del 05/01/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti hanno impugnato la conferma della condanna per tentato furto con strappo aggravato, articolando quattro motivi: (1) mancata qualificazione del fatto come tentato furto con destrezza e travisamento probatorio relativamente alla condotta violenta di Lucica Stefan (contestazione sulla sussistenza dello strappo versus tentativo con destrezza e sull'attribuzione del dolo alternativo); (2) vizi nella valutazione della recidiva e applicazione dell'aumento ex art. 99 c.p., secondo i ricorrenti fondata solo su dati formali senza adeguata motivazione; (3) mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche ex art. 62-bis c.p., con doglianze sulla motivazione e sulla proporzione della pena rispetto ai minimi edittali; (4) per Leonard Stefan, diniego della sospensione condizionale della pena ex art. 163 c.p., contestando l'uso di precedenti non specifici e la motivazione ritenuta contraddittoria.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili. Ha ritenuto che la Corte territoriale avesse fornito motivazione congrua e conforme al diritto: (1) la descrizione della condotta e le dichiarazioni della persona offesa giustificano la qualificazione come tentato furto con strappo e la valutazione della violenza; (2) l'aumento per recidiva è stato motivato con riferimento alla persistente pericolosità sociale e alle modalità della condotta; (3) la negazione delle attenuanti generiche rientra nel corretto esercizio del potere discrezionale del giudice di merito, adeguatamente motivata richiamando il difetto di elementi positivi e la mancanza di resipiscenza; (4) il diniego della sospensione condizionale è una valutazione di merito legittima anche se basata su precedenti di natura diversa, posti temporalmente vicino e indicativi di "propensione all'illegalità". I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e ciascuno al versamento di euro 3.000,00 alla Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 624-bis cod. pen. (furto con strappo)

    La Corte ha richiamato la distinzione tra destrezza (azione rapida) e lo "strappo" che implica un grado di violenza sulla cosa, ritenendo che nella specie gli atti posti in essere dall'imputata siano compatibili con una condotta violenta idonea allo strappo e quindi con la fattispecie contestata.

  • art. 99 cod. pen. (recidiva)

    La Corte ha ritenuto corretta la valutazione della recidiva da parte del giudice di merito: l'aumento non è stato applicato automaticamente ma motivato con la persistente pericolosità sociale, le modalità della condotta e la scelta della vittima.

  • art. 62-bis cod. pen. (circostanze attenuanti generiche)

    La mancata concessione delle attenuanti generiche è una valutazione discrezionale del giudice di merito che richiede motivazione; nel caso concreto la Corte d'appello ha indicato il difetto di elementi positivi e la mancanza di resipiscenza come ragioni adeguate per negarle.

  • art. 163 cod. pen. (sospensione condizionale della pena)

    La valutazione sulla concessione della sospensione condizionale rientra nella prognosi di futura buona condotta: può essere negata anche in presenza di precedenti per reati di natura diversa se tali precedenti, per temporalità e contenuto, indicano una propensione all'illegalità.

  • art. 606, comma 1, lett. b) ed e), cod. proc. pen. (motivi di cassazione)

    I motivi di ricorso devono indicare in modo specifico gli aspetti della violazione o del vizio di motivazione; il semplice riesame critico dei fatti o la riproposizione di argomentazioni già valutate in appello è inammissibile.

  • art. 616 c.p.p. (condanna alle spese per ricorso infondato/inammissibile)

    Per l'evidente inammissibilità dei ricorsi, la Corte ha ritenuto di irrogare la condanna alle spese processuali e una somma a titolo di ammenda ai sensi dell'art. 616 c.p.p., attribuendo profili di colpa alla proposizione dei ricorsi.

Massime di principio

  • Le valutazioni di fatto e di merito svolte dalla Corte di appello sono sindacabili in Cassazione solo per vizi di diritto o motivazionali specificamente indicati; la mera richiesta di diverso apprezzamento probatorio è inammissibile.
  • La qualificazione tra furto con destrezza e furto con strappo dipende dagli elementi di fatto relativi a rapidità e/o esercizio di violenza sulla cosa: se emergono atti violenti (anche limitati) la fattispecie dello strappo può essere configurata anche in fase di tentativo.
  • L'applicazione della recidiva (art. 99 c.p.) non è automatica: il giudice deve motivare la valutazione della pericolosità sociale, ma se tale motivazione è congrua la decisione è difficilmente sindacabile in sede di legittimità.
  • La concessione delle circostanze attenuanti generiche (art. 62-bis) è rimessa al potere discrezionale del giudice di merito; l'assenza di elementi positivi o di resipiscenza può giustificare il loro rifiuto se adeguatamente motivato.
  • La sospensione condizionale della pena (art. 163 c.p.) può essere negata anche per precedenti non identici per natura se, considerati nel loro complesso e nella temporalità, indicano una prognosi sfavorevole sulla futura condotta.
  • Ricorsi che ripropongono questioni già esaminate in grado di appello senza allegare nuovi vizi di diritto o di motivazione sono soggetti a inammissibilità e possono comportare condanne alle spese e ammende.

Testo integrale

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