Sentenza n. 783/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 7
per la riforma della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia (Sezione Seconda) n. 2783/2022.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: Sentenza del TAR Lombardia, Sez. II, n. 2783/2022, relativa agli atti comunali concernenti la sospensione e rimozione di opere edilizie su un terrazzo
Esito
Favorevole al resistente (comune)
Prevale l’amministrazione
La controversia
Gli appellanti chiedevano la riforma della sentenza di primo grado, che aveva dichiarato in parte inammissibili e in parte respinto le domande rivolte contro: l'atto dirigenziale del 18 aprile 2019, nella parte relativa alla demolizione di una struttura lignea qualificata come pergolato di limitate dimensioni e alla rimozione di uno split, due caloriferi e mobili di arredo; l'ordinanza del 13 maggio 2019, con cui il Comune aveva ordinato la sospensione e la rimozione degli effetti degli interventi comunicati come edilizia libera; nonché gli atti presupposti, tra cui il verbale della Polizia Locale e la comunicazione di avvio del procedimento. Gli appellanti avevano inoltre domandato l'accertamento della natura edilizia del pergolato e delle tende retrattili installate lateralmente a una tettoia preesistente. Nel corso del giudizio d'appello hanno dichiarato di avere spontaneamente demolito le opere oggetto dell'ordinanza e di avere ripristinato i luoghi, come accertato dal Comune, ritenendo così venuto meno l'interesse alla decisione.
La decisione
Il Consiglio di Stato ha preso atto della dichiarazione degli appellanti, accettata dal Comune, secondo cui le opere oggetto dell'ordinanza erano state spontaneamente demolite e i luoghi erano stati rimessi in pristino. Tale sopravvenienza ha determinato il venir meno dell'interesse concreto e attuale alla decisione dell'appello, con conseguente improcedibilità per sopravvenuta carenza di interesse. Le spese sono state compensate in ragione dell'accordo intervenuto tra le parti.
Norme richiamate
art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a.
Consente la dichiarazione di improcedibilità del ricorso quando sopravviene il difetto di interesse alla decisione.
art. 38 c.p.a.
Richiamato quale disposizione applicabile al procedimento decisorio.
art. 85, comma 9, c.p.a.
Richiamato in relazione alla definizione del giudizio.
art. 87, comma 4-bis, c.p.a.
Richiamato in relazione alla trattazione della causa in camera di consiglio da remoto.
Massime di principio
- Quando, nel corso del giudizio amministrativo, l'atto o la situazione oggetto di controversia perde concretamente rilevanza per il ricorrente, il giudice deve dichiarare l'improcedibilità per sopravvenuta carenza di interesse, senza esaminare il merito delle censure.
- La spontanea demolizione delle opere edilizie contestate e l'accertata rimessione in pristino dei luoghi possono determinare il venir meno dell'interesse alla decisione dell'impugnazione relativa agli atti repressivi, se il ricorrente dichiara espressamente la sopravvenuta carenza di interesse.
- La compensazione delle spese è giustificata dall'accordo processuale tra le parti sulla definizione del giudizio e sulla regolazione delle spese.
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