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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 19993/2023 del 11/05/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnavano la sentenza della Corte di appello che, riformando parzialmente il primo grado, aveva riconosciuto reati di concussione, tentata concussione e induzione indebita e aveva rideterminato pene e misure. Le censure principali erano: (i) per Biaginí e Laccetti: vizio di qualificazione giuridica dei fatti (si sosteneva che doveva applicarsi l'art. 319‑quater "induzione indebita" o, in altro capo, la diversa configurazione fattuale), carenze e contraddittorietà della motivazione, travisamento delle intercettazioni e delle dichiarazioni delle persone offese; contestazione della misura ablativa (confisca per equivalente) senza corretta verifica del profitto individuale; (ii) per Bruno: vizio di motivazione per la riforma in peius rispetto al primo grado, dedotta erronea qualificazione come concorrente nella concussione e nel favoreggiamento reale, mancata valutazione del ruolo di mero intermediario/nuncius, illegittima rinnovazione istruttoria senza esame dell'imputato e ingiustificata applicazione della confisca per equivalente. In sostanza le difese chiedevano annullamento o diversa qualificazione dei reati e/o esclusione della responsabilità.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di Fernando Antonio Biaginí e di Massimo Matteo Laccetti, confermando nella sostanza le decisioni di merito che li avevano ritenuti responsabili dei reati contestati e disponendo la condanna di entrambi al pagamento delle spese processuali, della somma di euro 3.000 ciascuno alla Cassa delle ammende e alla rifusione, in solido tra loro, delle spese sostenute dalla parte civile (Comune di Foggia) liquidate complessivamente in euro 4.000 oltre accessori. Quanto ad Adriano Bruno, il ricorso è stato accolto: la Corte ha ritenuto errata la qualificazione e la valutazione della sua responsabilità da parte della Corte territoriale (mancanza di apporto causale volontario nell'interesse dei concussori, ruolo di mero intermediario senza vantaggio), e ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata nei suoi confronti per non aver commesso il fatto. Sono stati inoltre disposti gli adempimenti di legge a cura della cancelleria.

Norme richiamate

  • art. 317 cod. pen.

    La norma sulla concussione è stata applicata quando è stato accertato un abuso costrittivo del pubblico ufficiale che, con comportamenti di ostruzionismo e minaccia implicita di un "male contra ius", ha posto la vittima in uno stato di soggezione tale da costringerla a dare denaro; la Corte ha ritenuto che i fatti relativi a Biaginí e Laccetti soddisfano questi elementi.

  • art. 319‑quater cod. pen.

    La norma sull'induzione indebita è stata richiamata nelle difese come possibile riqualificazione; la Corte ha distinto l'induzione (pressione morale/persuasione con minor valore costrittivo) dalla concussione, riaffermando che la fattispecie concreta presentava elementi di abuso costrittivo più gravosi, giustificando l'applicazione dell'art. 317 nei confronti dei pubblici ufficiali.

  • art. 110 cod. pen.

    Richiamato come disciplina generale del concorso di persone nel reato: la Corte ha affermato che un concorrente può essere ritenuto responsabile anche senza la qualità di pubblico ufficiale qualora abbia concorso volontariamente nell'azione costrittiva e nell'interesse del pubblico ufficiale.

  • art. 117 cod. pen.

    Richiamato in relazione al mutamento del titolo del reato per taluni concorrenti; la Corte ha chiarito che l'art. 117 richiede che il fatto del concorrente sia reato anche in assenza della qualità personale dell'autore principale, condizione non riscontrata per Bruno.

  • art. 322‑ter cod. pen.

    Norma sulla confisca per equivalente: è stata evocata in relazione alla misura ablativa irrogata nei confronti degli imputati; la Corte ha ritenuto inammissibile parte del motivo che contestava la mancata verifica puntuale del profitto spettante a ciascun concorrente (motivo non prospettato in appello).

  • art. 603, comma 3‑bis cod. proc. pen.

    Norma sulla rinnovazione dell'istruttoria dibattimentale: contestata dalla difesa di Bruno per la mancata escussione dell'imputato; la Corte ha valutato le questioni processuali ma ha accolto il ricorso di Bruno per ragioni sostanziali indipendenti dall'eventuale vizio procedurale.

  • art. 192 cod. proc. pen.

    Regole generali sulla valutazione della prova: le doglianze sulla valutazione delle dichiarazioni delle persone offese sono state ritenute inammissibili o infondate se miravano a rimettere in discussione la valutazione di merito; la Corte ha ritenuto la motivazione dei giudici di merito adeguata.

  • art. 379 cod. pen.

    Richiamato in relazione alla contestazione del favoreggiamento reale: la Corte ha accertato che le condizioni soggettive e oggettive per il favoreggiamento reale non sussistevano nei confronti di Bruno, giustificando l'annullamento senza rinvio.

Massime di principio

  • Distinzione concussione vs induzione indebita: la concussione richiede abuso costrittivo del pubblico ufficiale (minaccia/ostruzionismo che determina una grave limitazione della libertà decisionale della vittima), mentre l'induzione è persuasione/pressione con minore intensità condizionante; la qualificazione dipende dall'insieme delle circostanze e non da singole frasi intercettate.
  • Ruolo dell'intermediario: un "nuncius" o mediatore che agisce esclusivamente nell'interesse del privato vittima, senza vantaggio personale e senza apporto causale volontario all'azione costrittiva, può essere escluso dalla responsabilità per concorso o favoreggiamento reale.
  • Limiti della Cassazione: in sede di legittimità non è ammessa la rinnovata valutazione in fatto delle prove né la richiesta di una diversa lettura alternativa delle emergenze probatorie, salvo vizi di diritto o di motivazione formale e specifica.
  • Specificità dei motivi in Cassazione: i motivi devono essere specifici e indicare chiaramente gli elementi di fatto e di diritto che si censurano; motivi generici o che chiedono una diversa valutazione dei fatti sono inammissibili.
  • Confisca per equivalente: la sua legittimità richiede adeguata motivazione e, se si contesta la proporzione tra profitto e responsabilità individuale, la questione va sollevata e valorizzata in appello per essere esaminata in Cassazione.
  • Principio sulla responsabilità per concorso (art. 110/117): il concorrente privo di qualifica può rispondere per concorso solo se il suo comportamento è di per sé illecito o concorre volontariamente e coscientemente all'azione illecita dell'agente qualificato; se manca tale apporto volontario, la responsabilità non sussiste.
  • Effetto dell'annullamento senza rinvio: quando la Corte di legittimità accerta definitivamente l'infondatezza dell'imputazione rispetto a un concorrente e i fatti sono già chiariti dai giudici di merito, può pronunciare l'annullamento senza rinvio (acquittamento) evitando ulteriore giudizio di merito.

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