Cassazione Penale, Sentenza n. 23190/2022 del 14/06/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione della condanna per detenzione e porto di arma da fuoco e uccisione di animali (omicidio di un cane), con censure relative all'attendibilità dell'individuazione fotografica operata dalla teste Roberta Jerinò (contraddittorietà delle dichiarazioni, aiuto del padre nella ricognizione, visione di spalle, percentuale di certezza 50-60%, fotografie eterogenee nel fascicolo), rilievo dell'esito negativo della perquisizione (mancato ritrovamento del fucile), e contestazione della misura della pena: diniego delle attenuanti generiche, applicazione della recidiva senza motivazione, e conferma delle statuizioni civili nonostante la supposta negligenza della proprietaria dell'animale.
La decisione
La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso ritenendolo infondato. È stato confermato che: 1) l'individuazione fotografica svolta durante le indagini può assurgere a prova idonea se il testimone la conferma in dibattimento e la sua deposizione è attendibile; nel caso concreto la corte territoriale ha ritenuto credibile la testimone, la cui identificazione è stata rafforzata dalla presenza accertata dell'imputato nel luogo del fatto e dall'assenza di prova di altre persone; 2) l'esito negativo della perquisizione non prova l'assenza dell'arma, dato il ritardo nell'esecuzione e la possibilità di occultamento; 3) il diniego delle attenuanti generiche è legittimo perché la versione difensiva è stata ritenuta non veritiera; 4) l'applicazione della recidiva è stata adeguatamente motivata dalla Corte territoriale sulla base del rapporto tra precedenti penali e pericolosità attuale (con richiamo ai criteri di valutazione dell'art. 133 c.p.); 5) la condanna al risarcimento civ ile della proprietaria del cane è confermata, perché la fattispecie riguarda un atto doloso e gratuito di uccisione che non giustifica la mancata custodia dell'animale. In conclusione il ricorso è stato rigettato e la sentenza impugnata è stata confermata.
Norme richiamate
art. 544-bis cod. pen.
Norma applicata per inquadrare il reato di uccisione di animali con crudeltà: la Corte ha ritenuto provata la condotta dolosa di uccisione del cane e ha confermato la condanna ai sensi di questa disposiz ione.
art. 133 cod. pen.
Richiamato come criterio per la valutazione concreta della recidiva e della pericolosità sociale del reo: la Corte ha valutato il rapporto tra precedenti e fatto commesso per motivare l'applicazione della recidiva.
Massime di principio
- L'individuazione fotografica compiuta nelle indagini preliminari può costituire prova valida in giudizio se il testimone conferma l'identificazione e la sua deposizione è ritenuta attendibile; la sua forza probatoria è valutata dal giudice in concreto.
- L'esito negativo di una perquisizione non è automaticamente probatorio dell'assenza dell'arma o dell'oggetto ricercato se la perquisizione è avvenuta con ritardo: il giudice può ritenere plausibile l'occultamento successivo.
- Il diniego delle attenuanti generiche è legittimo quando la versione difensiva è ritenuta non veritiera; il comportamento processuale valorizzabile ai fini delle attenuanti presuppone credibilità e collaborazione effettiva.
- Per l'applicazione della recidiva è necessaria una motivazione che valuti concretamente il rapporto tra precedenti e fatto nuovo, secondo i criteri dell'art. 133 c.p.; non basta il mero riscontro formale di precedenti.
- La responsabilità civile per danni cagionati da un atto doloso e ingiustificato (es. uccisione volontaria di un animale) può essere confermata anche se il proprietario ha avuto una condotta di custodia non perfetta, quando il fatto è manifestamente intenzionale e gratuito.
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