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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 21264/2022 del 01/06/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Ricorso per cassazione basato su un unico motivo: violazione di legge e vizio di motivazione in ordine alla ritenuta sussistenza della gravità indiziaria. La ricorrente contestava che il Tribunale si fosse limitato a riproporre le valutazioni del G.i.p. senza considerare adeguatamente la versione difensiva secondo la quale lo stupefacente era nella disponibilità esclusiva del marito (CUPPONE Alessandro) per uso personale. Venivano altresì contestati il rilievo attribuito all'occultamento dello stupefacente tra le vettovaglie e il possesso di un bilancino con batteria esausta, in assenza di altri elementi indicativi di attività di spaccio.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato, ha annullato l'ordinanza impugnata e ha rinviato per nuovo giudizio al Tribunale di Taranto ai sensi dell'art. 309, co. 7, c.p.p. La Corte ha rilevato che la motivazione del Tribunale non era sufficiente a dimostrare che la posizione della DE MITRI costituisse un concorso punibile nel delitto di cui all'art. 73 d.P.R. 309/1990: le circostanze valorizzate potevano indicare consapevolezza o connivenza, ma non dimostravano in modo adeguato un apporto concreto e consapevole idoneo ad agevolare o rafforzare il proposito criminoso del coniuge.

Norme richiamate

  • art. 309 c.p.p.

    Norma procedurale sul riesame delle misure cautelari; la Corte ha disposto il rinvio per un nuovo giudizio conforme al comma 7

  • art. 73 d.P.R. 309/1990

    Prevede il reato di detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di cessione; l'accertamento richiede elementi che dimostrino il fine di spaccio e, per il concorso, la prova di un apporto consapevole

  • art. 110 c.p.

    Disciplina il concorso di persone nel reato; la Corte ricorda che è necessario un "apporto consapevole" (morale o materiale) che possa agevolare o rafforzare il proposito criminoso

  • art. 40 c.p.

    Richiamato nella giurisprudenza: la mera convivenza non determina automaticamente un obbligo giuridico di impedire l'evento, quindi non basta il solo rapporto di coabitazione per configurare responsabilità

Massime di principio

  • La mera presenza in un'abitazione coniugale di stupefacente, denaro e strumenti come bilancini non è automaticamente sufficiente a provare il concorso al reato: è necessario dimostrare un apporto consapevole e concreto dell'imputato che abbia agevolato l'attività illecita
  • Il giudice del riesame deve motivare in termini specifici il grado di responsabilità individuale dei coabitanti; limitarsi a riproporre le valutazioni del G.i.p. senza approfondire il ruolo personale può determinare l'annullamento
  • Occorre valutare la versione difensiva che dichiara la disponibilità esclusiva dello stupefacente ad un altro soggetto; se questa non è adeguatamente confutata con elementi probatori, non può consolidarsi la gravità indiziaria
  • Fatti che, generalmente, rafforzano l'ipotesi di concorso sono: occultamenti incompatibili con la semplice volontà di nascondere al convivente, confezionamento per la cessione, somma di denaro in tagli vari, bilancini funzionanti e pluralità/varietà di sostanze
  • In assenza di elementi che evidenzino un apporto attivo (materiale o morale) il comportamento può rientrare nella "connivenza meramente passiva" non punibile, anziché nel concorso punibile

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