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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 21661/2026 del 11/06/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti hanno impugnato la sentenza di appello censurando la ritenuta responsabilità penale per il reato di detenzione di sostanza stupefacente ai fini di spaccio. Hanno dedotto la non attendibilità delle dichiarazioni rese da Fiorucci, l'assenza di prova di cessione di stupefacenti (sostenendo che il materiale rinvenuto e i bilancini sarebbero riconducibili a uso personale/assuntore), e che il mero possesso delle chiavi dell'appartamento o dei bilancini non prova l'attività di spaccio. Hanno altresì contestato la motivazione della Corte territoriale, sostenendo incoerenze tra l'assoluzione pronunziata per il capo B) e la qualificazione dell'abitazione come 'quartier generale' nonché la presunta inesistenza di elementi a prova della provenienza illecita del denaro ritrovato.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili perché le censure proposte si risolvevano in una richiesta di rivalutazione del compendio probatorio e degli indizi (fattispecie di merito), non consentita in sede di legittimità. Ne è conseguito il mantenimento della decisione della Corte d'appello: confermata la condanna per il capo A) relativo alla illecita detenzione di gr. 65,70 lordi di metamfetamina (shaboo) e, per quanto già deciso dall'appello, assoluzione per il capo B). I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e a una sanzione pecuniaria di euro 3.000 ciascuno a favore della cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • Corte costituzionale, sentenza n. 186/2000

    Richiamata in relazione alla determinazione della causa di inammissibilità: la Corte ha ritenuto che non sussistesse assenza di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità, sicché è stata applicata la condanna alle spese e la sanzione pecuniaria

Massime di principio

  • In Cassazione non è ammessa una semplice rivalutazione del valore probatorio degli elementi di fatto: i ricorsi basati su diversa valutazione degli indizi sono inammissibili.
  • La presenza, nell'abitazione, di quantitativi rilevanti di droga, materiale per il confezionamento, più bilancini e denaro contante costituisce un compendio indiziario plurimo e convergente idoneo a fondare la imputazione di detenzione ai fini di spaccio, purché la valutazione sia logicamente motivata.
  • Il mero possesso di chiavi o di strumenti (bilancini) non esclude di per sé la responsabilità ma va valutato nel contesto fattuale: se concatenato ad altri indizi (accesso libero all'immobile, quantità di droga, materiale per il confezionamento, denaro) può concorrere a dimostrare finalità di spaccio.
  • Le alternative difensive (uso personale, presenza occasionale) devono essere credibili e compatibili con il quadro probatorio; se risultano intrinsecamente implausibili la loro mera enunciazione non impedisce la conferma della condanna.
  • Per contestare la motivazione in sede di legittimità è necessario indicare errori di diritto, contraddizioni logiche manifeste, omissioni di argomentazioni rilevanti o travisamenti probatori specificamente deducibili dai motivi, non la semplice discrepanza di valutazione.
  • Se la Corte dichiara il ricorso inammissibile per motivi non imputabili ai ricorrenti, può comunque essere disposta la condanna a spese e l'applicazione di sanzioni pecuniarie nei limiti previsti.

Testo integrale

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