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Sentenza

Sentenza n. 834/2026 - Salerno, Sezione 1

per l'annullamento, previa adozione di idonee misure cautelari a - della nota, prot. 0013985 del 26/5/2025, a firma congiunta del Responsabile dell’Ufficio 2 - Tutela paesaggistica e procedure V.A.S. e del Responsabile di Area VII - Ambiente Patrimonio e manutentivo del Comune di Castellabate, recante provvedimento di diniego al rilascio dell’autorizzazione paesaggistica; b - della relazione di sopralluogo, prot. n.27835 del 12/12/2024, richiamata nel provvedimento sub a); c - di ogni altro atto, connesso, collegato e consequenziale.

Giustizia amministrativa202500935

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Campania - Salerno, Sez. ISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: Diniego di autorizzazione paesaggistica adottato dal Comune di Castellabate dopo il riesercizio del potere, unitamente alla relazione di sopralluogo richiamata nel diniego

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (comune)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il ricorrente ha impugnato il nuovo diniego di autorizzazione paesaggistica relativo a un immobile già interessato da domande di condono edilizio ai sensi delle leggi n. 47 del 1985 e n. 724 del 1994. Ha dedotto, anzitutto, la violazione del principio del one shot, sostenendo che il precedente parere negativo della Soprintendenza e gli elementi istruttori già esaminati non potevano essere nuovamente posti a fondamento del riesercizio del potere. Ha inoltre lamentato il contrasto del diniego con il parere favorevole della Commissione locale per il paesaggio e con la positiva conclusione dell'istruttoria del responsabile del procedimento, nonché la formazione del silenzio-assenso in ragione della tardività del parere della Soprintendenza già accertata in una precedente sentenza. Il ricorrente ha contestato anche l'utilizzabilità della relazione di sopralluogo, assumendo che la Soprintendenza avesse ormai esaurito il proprio potere e non potesse sollecitare ulteriori verifiche comunali. Ha dedotto, infine, che le opere realizzate dopo la presentazione delle istanze di condono, consistenti in tendaggi, coperture, pergolati, teloni e paratie laterali, rientrassero nell'edilizia libera e fossero esenti da autorizzazione paesaggistica ai sensi del punto A.17 dell'allegato A al d.P.R. n. 31 del 2017, trattandosi di strutture leggere, precarie e facilmente rimovibili; ha contestato che le loro dimensioni potessero escludere tale regime.

La decisione

Il TAR ha respinto il ricorso. Ha ritenuto insussistente la violazione del principio del one shot, poiché il precedente diniego si fondava esclusivamente sul parere negativo della Soprintendenza e, dopo il suo annullamento per tardività e non vincolatività, il Comune era tenuto a procedere a una propria autonoma valutazione degli atti, potendo considerare anche il parere della Soprintendenza. Il nuovo provvedimento è stato ritenuto adeguatamente motivato, avendo indicato le ragioni del dissenso rispetto alle precedenti valutazioni favorevoli della Commissione locale per il paesaggio e del responsabile del procedimento. La precedente sentenza aveva accertato soltanto la tardività e la non vincolatività del parere della Soprintendenza, senza riconoscere la formazione di un titolo paesaggistico positivo per silenzio-assenso. Il sopralluogo comunale è stato ritenuto legittimamente utilizzabile perché svolto su impulso dell'Arma dei Carabinieri, anche nell'ambito di indagini di polizia giudiziaria, e perché idoneo a integrare l'istruttoria nel riesercizio del potere. Quanto alle opere, il Collegio ha rilevato che esse comprendevano ampie superfici coperte, strutture metalliche o lignee robuste e stabilmente infisse al suolo, con pannelli plastici, metallici o tavole di legno, per dimensioni incompatibili con le installazioni leggere e facilmente amovibili contemplate dal punto A.17 dell'allegato A al d.P.R. n. 31 del 2017. Le misure indicate dal ricorrente non trovavano riscontro nella relazione tecnica e non erano state adeguatamente smentite dalla relazione di parte. Sono stati inoltre ritenuti non specificamente contestati i profili decisivi posti a fondamento del diniego: la realizzazione, dopo le istanze di condono, di consistenti aggiunte, modifiche e ampliamenti in un'area sottoposta a tutela paesaggistica, l'impossibilità di valutare chiaramente l'impatto paesaggistico delle opere oggetto di sanatoria e la presenza di ulteriori abusi privi di titolo paesaggistico. Le spese sono state compensate.

Norme richiamate

  • art. 146 d.lgs. 42/2004

    La precedente sentenza aveva ricondotto il procedimento alla tempistica prevista da tale disposizione e aveva accertato la tardività e la non vincolatività del parere della Soprintendenza, senza però ritenere formato un titolo paesaggistico positivo per silenzio-assenso.

  • punto A.17 dell'allegato A al d.P.R. 31/2017

    installazioni esterne poste a corredo di attività economiche quali esercizi di somministrazione di alimenti e bevande, attività commerciali, turistico-ricettive, sportive o del tempo libero, costituite da elementi facilmente amovibili quali tende, pedane, paratie laterali frangivento, manufatti ornamentali, elementi ombreggianti o altre strutture leggere di copertura, e prive di parti in muratura o strutture stabilmente ancorate al suolo

    L'esenzione dall'autorizzazione paesaggistica riguarda soltanto installazioni leggere, facilmente amovibili e prive di strutture stabilmente ancorate al suolo; non si applica a strutture robuste, estese e stabilmente infisse.

  • art. 47 legge 47/1985

    Richiamata quale base normativa della prima istanza di condono edilizio relativa all'immobile.

  • legge 724/1994

    Richiamata quale base normativa della seconda istanza di condono edilizio relativa all'immobile.

Massime di principio

  • Quando un precedente diniego paesaggistico è stato annullato perché fondato su un parere tardivo e non vincolante della Soprintendenza, il Comune può riesercitare il potere mediante una propria autonoma valutazione dell'intera documentazione istruttoria, senza violare il principio del one shot.
  • L'accertamento giudiziale della tardività e della non vincolatività del parere della Soprintendenza non determina, di per sé, la formazione di un provvedimento paesaggistico positivo per silenzio-assenso, se tale effetto non è stato espressamente riconosciuto nella precedente pronuncia.
  • Nel riesercizio del potere paesaggistico l'amministrazione può utilizzare risultanze di un sopralluogo successivo alla precedente pronuncia, quando il sopralluogo sia stato svolto legittimamente, anche su impulso dell'autorità di polizia giudiziaria, e fornisca elementi utili a chiarire lo stato di fatto dell'immobile.
  • L'esenzione dall'autorizzazione paesaggistica prevista dal punto A.17 dell'allegato A al d.P.R. 31/2017 è limitata a installazioni esterne leggere, facilmente amovibili e prive di parti stabilmente ancorate al suolo; non comprende strutture metalliche o lignee robuste, di ampia estensione e stabilmente infisse.
  • Un diniego paesaggistico può fondarsi sulla presenza di opere successive alle istanze di condono, prive di titolo paesaggistico, quando tali opere impediscano la chiara valutazione dell'impatto delle opere oggetto di sanatoria e incidano negativamente sul bene paesaggistico tutelato.

Come è indicizzato

MaterieAutorizzazione paesaggisticaSanatoria paesaggisticaMotivazione del provvedimento
RamiBeni culturali e paesaggioProcedimento amministrativo
IstitutiDiscrezionalità amministrativa e tecnicaDifetto di istruttoriaDifetto di motivazioneEffetto conformativo e riedizione del potere

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