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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 9117/2025 del 04/03/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Gresta era stato sottoposto agli arresti domiciliari per il ruolo di legale rappresentante della G&G s.r.l. e indagato per associazione a delinquere finalizzata alla sottrazione delle accise su ingenti quantitativi di gasolio (destinato all'autotrazione), emissione di fatture per operazioni inesistenti e autoriciclaggio. Con il ricorso il difensore deduceva, in sostanza: carenza di gravità indiziaria e vizio di motivazione perché l'imputato sarebbe stato valutato solo per la sua posizione formale di amministratore (mera figura di prestanome) senza prove del dolo specifico; mancata prova della sua partecipazione al sodalizio e della consapevolezza delle finalità illecite; contestazione della sussistenza dell'aggravante per quantitativi superiori a 10.000 litri, sostenendo che si tratta di reato permanente e che le condotte sarebbero un unico fatto e non plurimi reati istantanei.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché generico e non confrontato con la motivazione dell'ordinanza impugnata e con l'ordinanza genetica, che si integrano. Ha ritenuto che il Tribunale avesse adeguatamente motivato la gravità indiziaria a carico del Gresta valorizzando: sue ammissioni parziali, dichiarazioni del coimputato Giuffrida, deposizioni dell'autista Chimenti (che identifica Gresta presente al deposito), dichiarazioni di Rosario Di Falco (che aveva rapporti diretti solo con Gresta) e precedenti penali e procedimenti pendenti per fatti analoghi. Tali elementi, secondo la Corte, rendono plausibile la consapevolezza e la partecipazione concreta di Gresta alla gestione illecita, ben oltre il ruolo formale di rappresentante. Quanto all'aggravante ex art. 40 D.Lgs. 504/1995, la Corte ha ritenuto fondata la valutazione del Tribunale: il reato è permanente ma le plurime erogazioni a diversi destinatari consentono di computare il volume complessivo sottratto, superando la soglia di 10.000 litri. Conseguentemente il ricorso è dichiarato inammissibile; Gresta è condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000 alla cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • D.Lgs. 26 ottobre 1995, n. 504, art. 40

    Il reato di sottrazione delle accise è di natura permanente; per l'aggravante il Tribunale ha computato il volume complessivo sottratto in relazione ai diversi destinatari, ritenendo superata la soglia di 10.000 litri.

  • Codice penale, art. 110

    Riferito al concorso di persone, ma la Corte richiama che per imputare partecipazione occorrono indici di contributo materiale e soggettivo (dolo) e non il solo ruolo formale; nel caso sono stati ritenuti presenti tali indici.

  • Codice penale, art. 416

    La fattispecie associativa richiede consapevolezza e volontà di partecipare all'associazione; la Corte ha ritenuto sussistere indizi sulla consapevolezza di Gresta.

  • Codice di procedura penale, art. 382, comma 2

    Richiamato in relazione allo stato di flagranza del reato permanente: perdura fino al pagamento dell'accisa o alla perdita della disponibilità del bene.

  • Codice di procedura penale, art. 616

    Consente la condanna alle spese e il pagamento di somme alla cassa delle ammende in caso di ricorso manifestamente infondato o inammissibile; la Corte ha disposto il versamento di euro 3.000 per profili di colpa del ricorrente.

Massime di principio

  • Un ruolo formale di legale rappresentante non esclude responsabilità penale: se emergono elementi che indicano contributo materiale e consapevolezza delle attività illecite (ammissioni, dichiarazioni di coimputati, contatti commerciali diretti, precedenti analoghi, intercettazioni) il giudice può ritenere sussistente il dolo di concorso.
  • La difesa che sostiene la qualità di 'prestanome' deve fornire elementi specifici a sostegno dell'assenza di consapevolezza e di contributo; argomentazioni generiche e non confrontate con la motivazione sono suscettibili di inammissibilità in sede di gravame.
  • Per il reato relativo alle accise (D.Lgs. 504/1995) la natura permanente non impedisce di imputare pluralità di condotte: il computo delle quantità sottratte può essere effettuato sommando i prelievi destinati a diversi beneficiari per determinare la soglia aggravante.
  • In fase cautelare la valutazione della gravità indiziaria può fondarsi su un quadro di elementi indiziari concordanti anche se non tutti gli aspetti sono provati in maniera definitiva; documenti, fatture, dichiarazioni di terzi e scambi contrattuali assumono rilievo probatorio significativo.
  • Nelle impugnazioni è indispensabile confrontarsi puntualmente con la motivazione del provvedimento impugnato (e, se esistente, con l'ordinanza genetica); ricorsi generici o meramente assertivi rischiano l'inammissibilità e sanzioni per la parte ricorrente.

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