Cassazione Penale, Sentenza n. 9102/2023 del 03/03/2023
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Il Procuratore generale ha impugnato l'ordinanza che, in parziale accoglimento dell'istanza di Scordato, aveva revocato l'ingiunzione a demolire l'immobile e dichiarato estinta la pena. Il ricorso ha contestato che la deliberazione comunale che dichiarava la sussistenza di prevalenti interessi pubblici all'acquisizione non indicava quali fossero tali interessi né atti concreti (destinazione, impegni di spesa, utilizzo pubblico). Inoltre il Comune non aveva riscosso canoni né destinato l'edificio a finalità pubbliche né proceduto a demolirlo; la condannata non aveva titolo a richiedere la restituzione poichè era spirato il termine per l'ottemperanza e l'immobile si era automaticamente acquisito al patrimonio comunale. La Corte territoriale, secondo il ricorrente, non aveva effettuato la necessaria e specifica istruttoria sui presupposti della delibera municipale né verificato l'assenza di contrasti con interessi urbanistici o ambientali, motivazione demandata al giudice dell'esecuzione dalla giurisprudenza consolidata.
La decisione
La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato. Ha richiamato il principio secondo il quale l'ordine di demolizione può essere revocato solo se incompatibile con atti amministrativi o giurisdizionali che abbiano conferito all'immobile altra destinazione o ne abbiano disposto la sanatoria, e che la delibera comunale che dichiara prevalenti interessi pubblici deve motivare specificamente la conservazione del singolo manufatto e dimostrare atti concreti. Ha censurato l'ordinanza impugnata per avere preso atto della delibera senza adeguata verifica delle ragioni pubbliche dichiarate e per aver revocato l'ingiunzione a fronte di una parte ormai priva di legittimazione. Ne è conseguito l'annullamento dell'ordinanza e il rinvio alla Corte di Appello di Palermo, quale giudice dell'esecuzione, per nuovo esame.
Norme richiamate
Sez. 3, n. 1388 del 30/03/2000, Ciconte e altri, Rv. 216071
Principio che l'ordine di demolizione può essere revocato solo se incompatibile con atti amministrativi o giurisdizionali che conferiscano altra destinazione o sanatoria
Sez. 3, n. 17478 del 16/04/2002, Cassarino, Rv. 221974
Conferma del limite alla revoca dell'ordine di demolizione indicato in precedenza
Sez. 3, n. 23992 del 16/04/2004, Cena, Rv. 228691
Ulteriore giurisprudenza che delimita i presupposti per revoca dell'ordine di demolizione
Sez. 3, n. 42978 del 17/10/2007, Parisi, Rv. 238145
Richiama l'ocbligo di motivazione specifica della delibera comunale che dichiari prevalenti interessi pubblici
Sez. 3, n. 30170 del 24/05/2017, Barbuti, Rv. 270253
La delibera comunale non può fondarsi su valutazioni generiche ma deve indicare le specifiche esigenze che giustificano la conservazione del singolo manufatto
Sez. 3, n. 2582 del 23/05/2018 (dep. 2019), Russo, Rv. 274817
Il giudice dell'esecuzione deve verificare l'assenza di contrasto con rilevanti interessi urbanistici e, se rilevante, con interessi ambientali accertati dall'amministrazione competente
Sez. 3, n. 45705 del 26/10/2011, Perticaroli, Rv. 251321
Principio secondo cui il decorso del termine di 90 giorni per l'ottemperanza comporta l'acquisizione automatica del bene al patrimonio comunale e la perdita della legittimazione da parte del condannato a richiederne la restituzione
Massime di principio
- L'ordine di demolizione disposto con sentenza penale irrevocabile può essere revocato solo se vi sono atti amministrativi o giurisdizionali che conferiscono espressa diversa destinazione o sanatoria dell'opera; non è sufficiente una delibera generica
- La delibera comunale che dichiara la prevalenza di interessi pubblici deve motivare in modo specifico la conservazione del singolo manufatto e indicare atti concreti (destinazione, lavori, impegni di spesa, utilizzo pubblico)
- Il giudice dell'esecuzione ha il dovere di sindacare l'atto amministrativo e di verificare l'assenza di conflitti con interessi urbanistici o ambientali, coinvolgendo le amministrazioni competenti quando necessario
- L'acquisizione automatica dell'immobile al patrimonio comunale avviene con il decorso del termine di 90 giorni per l'ottemperanza; dopo tale decorso il condannato perde la legittimazione a chiederne la restituzione e solo il Comune può esercitare diritti sull'immobile
- L'esistenza di una delibera comunale senza atti concreti di valorizzazione o uso pubblico e senza evidenza di spese sostenute o programmate è inidonea ad ostare all'esecuzione dell'ordine di demolizione
- In presenza di vincoli ambientali o urbanistici rilevanti, il Comune deve dimostrare che la conservazione del manufatto è compatibile con la tutela del vincolo e che l'intervento risponde a esigenze specifiche
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