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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 18063/2024 del 08/05/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente impugnava la sentenza d'appello del 09/05/2023 deducendo violazione di norma processuale e vizio di motivazione per omessa rilevazione della prescrizione del reato: tra la sentenza di primo grado (13/07/2016) e il decreto di citazione per il giudizio di appello (notificato l'11/10/2022) sono trascorsi oltre sei anni senza atti interruttivi idonei, sicché il reato si sarebbe estinto

La decisione

La Corte di legittimità ha accolto il ricorso: ha ritenuto che la prescrizione sia intervenuta tra la sentenza di primo grado e l'atto interruttivo costituito dal decreto di citazione per il giudizio di appello notificato l'11/10/2022; ha precisato che il termine prescrizionale pertinente è di sei anni ai sensi dell'art. 157, comma 1, c.p., perché l'aggravante 'recidiva reiterata' non risulta valutata né nella motivazione della sentenza di primo grado né in quella d'appello; conseguentemente ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata per estinzione del reato per prescrizione e ha disposto che venga eseguita integralmente la precedente sentenza del giudice per le indagini preliminari del 14/10/2016, annullando altresì la statuizione di continuazione riferita al reato estinto

Norme richiamate

  • art. 157, comma 1, cod. pen.

    art. 157, comma 1, cod. pen.

    La Corte ha interpretato che, in assenza di un concreto e motivato riconoscimento dell'aggravante della recidiva reiterata, il termine prescrizionale da applicare è quello ordinario di sei anni previsto dall'art. 157, comma 1

  • artt. 99, comma 4, cod. pen. e art. 75, comma 2, cl. d.lgs. n. 159/2011

    art. 99, comma 4, cod. pen.; art. 75, comma 2, d.lgs. n. 159/2011

    Sono le norme penalmente ascritte al ricorrente; la pronuncia di estinzione per prescrizione opera indipendentemente dalla qualificazione sostanziale del fatto se il termine prescrizionale è decorso

  • Giurisprudenza della Corte (richiamata)

    Sez. 6, n. 54043 del 16/11/2017, Rv. 271714; Sez. 5, n. 34137 del 11/05/2017, Rv. 270678

    Richiamati principi secondo cui il principio del favor rei impone di considerare non sussistente un'aggravante non espressamente valutata nella motivazione e nel calcolo della pena, con conseguenze sul termine prescrizionale

Massime di principio

  • Se tra una sentenza di primo grado e l'atto interruttivo successivo (es. decreto di citazione per appello) decorrono oltre i termini prescrizionali senza atti interruttivi validi, il reato può considerarsi estinto per prescrizione
  • L'aumento del termine prescrizionale legato ad aggravanti si applica solo se l'aggravante è concretamente e specificamente valutata nella motivazione della sentenza e nel calcolo della pena; in mancanza si applica il termine ordinario (principio del favor rei)
  • La difesa deve verificare e contestare tempestivamente la mancata rilevazione della prescrizione in appello e segnalare la data dell'ultimo atto interruttivo valido per bloccare il decorso
  • L'annullamento per prescrizione di una sentenza che ha dichiarato la continuazione tra reati può comportare la perdita di quella statuizione: la continuazione collegata al reato estinto decade e le altre sentenze precedenti vanno eseguite per l'intera pena originaria
  • Per il pubblico ministero è essenziale adottare atti idonei e tempestivi ad interrompere la prescrizione quando si intende proseguire l'azione penale in grado successivo

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