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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 12709/2023 del 27/03/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di Napoli che aveva riconosciuto il vincolo della continuazione tra due reati ex art. 73, comma 5, d.P.R. n. 309/1990 (due condanne pronunciate in distinti procedimenti) e aveva rideterminato la pena complessiva in anni tre e mesi tre di reclusione ed euro settemila di multa. Il Procuratore deduceva errata applicazione della legge e carenza motivazionale perché il Tribunale non aveva indicato quale fosse il reato più grave e la pena base presa come punto di partenza né aveva specificato e motivato l'entità dell'aumento di pena correlato al reato satellite.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Procuratore, ritenendolo fondato. Ha richiamato il principio delle Sezioni Unite secondo cui, nella determinazione della pena complessiva per il reato continuato, il giudice deve individuare il reato più grave e la relativa pena base e motivare distintamente gli aumenti di pena per ciascun reato satellite, per consentire il controllo della proporzionalità e per evitare un cumulo materiale. Nella fattispecie l'ordinanza impugnata non indicava né il reato più grave né la pena base né la misura dell'aumento per il satellite; perciò la Corte ha annullato l'ordinanza limitatamente alla determinazione della pena e ha disposto il rinvio al Tribunale di Napoli per un nuovo esame sul punto.

Norme richiamate

  • d.P.R. 09 ottobre 1990, n. 309, art. 73, comma 5

    Norma sulla continuazione fra reati in materia di stupefacenti; nella fattispecie il Tribunale ha riconosciuto il vincolo di continuazione tra i fatti ascritti all'imputato.

  • Codice di procedura penale, art. 606, comma 1, lett. b)

    Base normativa del motivo di ricorso per cassazione richiamato dal Procuratore: censura per violazione o falsa applicazione della legge penale.

  • Sezioni Unite, sentenza n. 47127 del 24/06/2021 (Pizzone)

    Principio di diritto secondo cui, nella determinazione della pena per il reato continuato, il giudice deve indicare il reato più grave e la pena base e motivare i distinti aumenti di pena per ciascun reato satellite, per evitare un cumulo materiale e permettere il controllo di proporzionalità.

Massime di principio

  • Quando si riconosce la continuazione tra più reati il giudice deve individuare il reato più grave (o la pena base) e indicare esplicitamente la pena di riferimento dalla quale partire per il calcolo della pena complessiva
  • Il giudice deve motivare separatamente gli aumenti di pena relativi a ciascun reato satellite, indicando entità e ragioni dell'aumento, per consentire la verifica della proporzionalità e prevenire un cumulo materiale
  • La mancata indicazione del reato più grave, della pena base o degli aumenti distinti configura una carenza motivazionale rimediabile in Cassazione con annullamento e rinvio limitato al solo profilo della determinazione della pena
  • La censura di cui all'art. 606, comma 1, lett. b) c.p.p. può essere utilizzata per far valere l'erronea applicazione della disciplina della continuazione quando la motivazione è insufficiente
  • In sede di nuovo giudizio in rinvio il tribunale dovrà esplicitare la scelta del reato base e motivare puntualmente gli aumenti collegati ai reati satellite, evitando un conteggio che sia, di fatto, un cumulo materiale delle singole pene

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