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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 35600/2023 del 24/08/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente ha chiesto la revoca delle statuizioni civili disposte con la sentenza di condanna, ritenendo che la revoca della condanna penale per abolitio criminis (ossia la perdita della rilevanza penale del fatto, in particolare in relazione all'art. 323, comma 1 c.p.) determini altresì la revoca delle statuizioni civili connesse. In secondo luogo ha dedotto che le statuizioni non potrebbero essere revocate solo parzialmente in quanto si riferirebbero anche alla condanna per il reato di cui all'art. 479 c.p.

La decisione

Il ricorso è stato rigettato. La Corte ha confermato che, sulla base della giurisprudenza di legittimità (Sezioni Unite Schirru e altre pronunce), va operata distinzione temporale: se l'abolitio criminis interviene prima che la sentenza sia divenuta irrevocabile, le statuizioni civili devono essere revocate; se invece l'abrogazione della fattispecie di reato interviene dopo che la condanna è irrevocabile, le statuizioni civili restano ferme perché costituiscono cristallizzazione del giudicato civile. Il secondo motivo è stato ritenuto assorbito. Il ricorrente è stato condannato alle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 323 cod. pen. (menzionato)

    Reato originariamente oggetto della condanna, la cui abrogazione/abolitio criminis è al centro della causa; la perdita della rilevanza penale del fatto non implica automaticamente la revoca delle statuizioni civili se la condanna è già irrevocabile.

  • art. 479 cod. pen. (menzionato)

    Riferito dal Tribunale come ulteriore titolo di condanna cui si raccordano le statuizioni civili; la presenza di più capi che hanno inciso sulle statuizioni civili era stata invocata dal Tribunale come motivo per non procedere a una revoca parziale, ma la questione è stata assorbita dalla Corte.

  • art. 673 cod. proc. pen.

    Prevede il potere di revocare la sentenza o il decreto di condanna quando il fatto non è previsto come reato; interpretato in combinato con la giurisprudenza per delimitare il potere del giudice dell'esecuzione nei casi di abolitio criminis: operativo nei limiti temporali indicati (prima della irrevocabilità vs dopo).

  • art. 2, comma 3 (ultima parte), cod. proc. pen. (richiamato)

    Richiamato come principio che disciplina la cessazione degli effetti penali di una condanna in presenza di abrogazione del reato, ma che lascia salve le statuizioni civili quando l'abrogazione interviene dopo la irrevocabilità della sentenza.

  • art. 12, comma 2, d.lgs. n. 7/2016 (citato)

    Ribadisce il potere del giudice dell'esecuzione di revocare la sentenza o il decreto di condanna in caso di abolitio criminis nei limiti indicati; richiamato a conferma del principio che salva le statuizioni civili se la condanna è ormai irrevocabile.

  • Corte costituzionale, sent. n. 12 del 2016 (richiamata)

    Riferita dalla difesa a sostegno della tesi di inscindibilità tra responsabilità penale e statuizioni civili; la Corte ha avuto rilievo nel dibattito ma la giurisprudenza di legittimità ha delimitato gli effetti in base al tempo dell'abrogazione rispetto alla irrevocabilità.

  • Sez. U., n. 46688 del 29/09/2016, Schirru (giurisprudenza di legittimità)

    Principale pronuncia cui la Corte si è richiamata: distingue l'ipotesi in cui l'abolitio criminis interviene prima della irrevocabilità (le statuizioni civili vanno revocate) e quella in cui interviene dopo (le statuizioni civili restano ferme).

  • Sez. 5, n. 21923 del 03/04/2018, Esposito (giurisprudenza di legittimità)

    Ulteriore conferma giurisprudenziale del principio secondo cui le statuizioni civili possono sopravvivere all'abrogazione del reato se la condanna è ormai definitiva.

  • Corte costituzionale, n. 273 del 2002 (richiamata)

    Richiamata come precedente di principio sul tema della cessazione degli effetti della condanna in caso di abrogazione; utilizzata per inquadrare il principio generale.

Massime di principio

  • Distinguere sempre il momento dell'abolitio criminis rispetto alla irrevocabilità della sentenza: se l'abolitio interviene prima della sentenza definitiva le statuizioni civili vanno revocate; se interviene dopo la sentenza irrevocabile le statuizioni civili restano in piedi.
  • La perdita della rilevanza penale di un fatto non cancella automaticamente la responsabilità o gli obblighi di natura civile già accertati con sentenza divenuta irrevocabile, perché il giudicato civile si è cristallizzato al momento della condanna.
  • Per ottenere la revoca delle statuizioni civili è strategico dimostrare che l'abolitio criminis è intervenuta prima della definizione definitiva del processo o che le statuizioni civili si fondano esclusivamente su quel capo di imputazione abrogato e non su altri elementi o capi diversi.
  • Quando le statuizioni civili derivano da più capi o da più fonti (anche non penalistiche), la revoca parziale può risultare complessa e occorre valutare la concreta dipendenza delle statuizioni dall'unico reato abrogato.
  • In sede di esecuzione il giudice ha un potere limitato di revoca fondato su norme procedurali e sulla giurisprudenza consolidata; le impugnazioni devono evidenziare aspetti temporali e di litisconsorzio materiale delle statuizioni civili per ottenere esiti favorevoli.

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