Cassazione Penale, Sentenza n. 22760/2026 del 19/06/2026
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorso deduceva violazione di legge in relazione alla ritenuta sussistenza di un legittimo impedimento alla comparizione in dibattimento per il fatto che l'imputato era detenuto all'estero. Il difensore sosteneva che il videocollegamento non era stato disposto e che l'imputato non aveva prestato consenso: pertanto il processo avrebbe dovuto proseguire in sua assenza, con conseguente mancata sospensione del corso della prescrizione. Inoltre si sosteneva che, se è possibile partecipare da remoto, lo stato di detenzione all'estero non può costituire legittimo impedimento se l'imputato non ha acconsentito o ha rifiutato la partecipazione da remoto.
La decisione
Il ricorso è stato rigettato. La Corte ha ritenuto infondato il motivo: la detenzione all'estero costituisce legittimo impedimento a comparire in dibattimento salvo che il collegamento in videoconferenza sia concretamente predisposto. Nel caso di specie non risultava che il videocollegamento fosse stato effettivamente attivato, per cui non poteva configurarsi una rinuncia dell'imputato alla partecipazione e andava pertanto disposta la sospensione del corso della prescrizione. La Corte ha altresì rilevato che il reato principale contestato (art. 337 c.p.) non rientrava tra quelli per i quali il videocollegamento è imposto e che il ricorrente non aveva dimostrato l'esistenza di cause che rendessero obbligatorio il collegamento. È stato confermato il computo del periodo di sospensione in ragione della durata della detenzione all'estero (con riferimento all'art. 159 c.p., primo comma, n. 3, e all'eventuale aumento di 60 giorni). Inoltre il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali ai sensi dell'art. 616 c.p.p.
Norme richiamate
art. 337 cod. pen.
Norma che tutela l'incolumità pubblica (il reato contestato all'imputato). La Corte rileva che tale reato non rientrava tra quelli che impongono il videocollegamento.
art. 582 cod. pen.
Norma richiamata come capo di imputazione (lesioni); citata in composizione delle accuse a carico dell'imputato.
art. 585 cod. pen.
Norma richiamata come capo di imputazione (lesioni aggravate o altra fattispecie collegata); citata nelle contestazioni penali.
art. 205-ter disp. att. cod. proc. pen.
Regola la possibilità di proseguire l'udienza nonostante la detenzione all'estero quando sia stato predisposto il collegamento in videoconferenza e l'imputato abbia rifiutato o non abbia manifestato consenso; la Corte sottolinea che il principio vale solo se il collegamento è effettivamente attivato.
art. 146-bis disp. att. cod. proc. pen.
Disciplina storica e successive modifiche circa l'uso del videocollegamento per i detenuti; la Corte ricostruisce l'evoluzione normativa e rileva che l'ambito di applicazione è stato ampliato progressivamente ma non rende automatico l'obbligo di videocollegamento per tutti i reati.
art. 729-quater cod. proc. pen.
Norma collegata alla disciplina della partecipazione a distanza; la Corte la menziona per affermare che la possibilità di videocollegamento deve essere concretamente attivata per incidere sul riconoscimento dell'impedimento.
art. 159 cod. pen.
Regola il computo della sospensione dei termini (tra cui la prescrizione) per cause di impedimento; la Corte conferma che la durata della detenzione all'estero rileva ai fini del computo, con eventuale aumento di 60 giorni.
art. 616 cod. proc. pen.
Norma che consente la condanna alle spese processuali in caso di rigetto del ricorso; applicata dalla Corte per condannare il ricorrente al pagamento delle spese.
art. 41-bis ord. pen. e art. 51 comma 3 cod. proc. pen. (richiamati nella giurisprudenza)
Norme e situazioni indicate come casi in cui il videocollegamento era o è stato reso obbligatorio o più agevolmente previsto (soggetti sottoposti a regime detentivo speciale o reati gravi), utili per verificare se in concreto il collegamento dovesse essere imposto.
Legge 23 giugno 2017, n. 103
Modifica normativa che ha esteso l'uso del videocollegamento per determinate categorie di imputati e reati; citata per delineare l'evoluzione normativa ma la Corte evidenzia che non sempre la norma impone l'attivazione automatica del collegamento.
Massime di principio
- La detenzione all'estero integra, di regola, legittimo impedimento a comparire in dibattimento; la conseguenza è la sospensione del corso della prescrizione per tutta la durata dell'impedimento.
- Il videocollegamento può neutralizzare l'impedimento solo se è concretamente predisposto e attivato: la mancata attivazione fa rimanere in vita il legittimo impedimento.
- Non sempre il videocollegamento è obbligatorio: occorre verificare se la fattispecie rientra nelle ipotesi previste dalla legge o se sussistono condizioni che impongono il collegamento (es. specifiche categorie di reati o particolari esigenze di sicurezza).
- È onere della parte che contesta l'impedimento dimostrare che il collegamento era obbligatorio o che è stato effettivamente predisposto; deduzioni generiche non sono sufficienti.
- Il computo della sospensione segue le regole dell'art. 159 c.p.; in caso di detenzione all'estero si considera l'intero periodo di detenzione (con possibile aumento di 60 giorni nei casi previsti).
- Per la difesa, se si ritiene che l'imputato possa partecipare da remoto è opportuno sollecitare tempestivamente la predisposizione del videocollegamento in modo da evitare che la detenzione all'estero produca automatismi favorevoli alla sospensione della prescrizione.
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