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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 6541/2022 del 23/02/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione avverso la decisione della Corte d'appello che, in sede di rinvio dalla Cassazione, ha nuovamente escluso il riconoscimento dell'attenuante di cui all'art. 62 n. 4 c.p. (tenuità del fatto) e ha ritenuto definitiva la determinazione delle somme costituenti il profitto del reato (visite intra moenia). Il ricorrente denunciava violazione di legge e vizio di motivazione per aver impedito la rivalutazione, in sede di rinvio, dell'entità del danno patrimoniale e delle quote spettanti all'ASL, con richiamo all'art. 627 c.p.p.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il ricorrente, nella precedente fase d'appello, avesse rinunciato ai motivi attinenti al merito della questione insistendo solo per l'applicazione dell'art. 62 n. 4 c.p., per cui non poteva ora rimettere in discussione profili meramente determinativi (l'ammontare delle somme/profitto). Inoltre la Corte ha richiamato il principio del giudicato progressivo: parti della sentenza che hanno autonomia giuridico-concettuale e non sono state oggetto dell'annullamento della Cassazione sono divenute definitive. Per questi motivi il ricorso è stato dichiarato inammissibile e il ricorrente condannato al pagamento delle spese processuali e alla somma di Euro 3.000 in favore della Cassa delle Ammende.

Norme richiamate

  • art. 62 n. 4 cod. pen.

    Si trattava della querela relativa all'applicazione dell'attenuante (tenuità del fatto). La Cassazione aveva disposto il riesame della sua applicabilità, ma la Corte territoriale, anche alla luce della rinuncia del ricorrente ai motivi di merito, l'ha comunque esclusa; la Cassazione ha ritenuto la decisione di inammissibilità fondata.

  • art. 624 cod. proc. pen.

    Richiamato dalla Corte territoriale per sostenere che la preclusione del giudicato derivante dall'annullamento parziale impediva la rivalutazione di profili non attinenti all'attenuante, ossia la sussistenza del reato e la responsabilità, e dunque la determinazione delle somme non poteva essere riproposta.

  • art. 627 cod. proc. pen.

    Il ricorrente evocava tale norma in riferimento all'omessa verifica dell'esatta determinazione del danno; la Corte di cassazione ha ritenuto la doglianza inammissibile, atteso che la materia era preclusa per rinuncia e per effetto del giudicato progressivo.

  • Giudicato progressivo (principio giurisprudenziale)

    La Corte ha applicato il principio secondo cui, in caso di annullamento parziale con formazione di giudicato su parti della decisione che hanno autonomia giuridico-concettuale, tali statuizioni non sono più riesaminabili dal giudice di rinvio; ciò comprende, quando ricorre il caso, la determinazione concreta delle somme costituenti il profitto del reato.

Massime di principio

  • Se l'imputato ha espressamente rinunciato a dedurre motivi di merito in un grado di giudizio, non potrà riproporli successivamente nel giudizio di rinvio.
  • L'annullamento parziale della sentenza da parte della Cassazione delimita l'oggetto del riesame: tutto ciò che non è stato espressamente annullato può formare giudicato parziale e diventare non più sindacabile.
  • Quando la controversia riguarda la quantificazione del profitto del reato, occorre sollevare e conservare specifiche eccezioni nei termini processuali utili; altrimenti la determinazione può diventare definitiva per effetto del giudicato.
  • In sede di rinvio il giudice deve attenersi all'ambito indicato dalla Cassazione; non è libero di riesaminare profili estranei o già definiti dalla sentenza passata in giudicato.
  • I ricorsi per cassazione possono essere dichiarati inammissibili se si fondano su questioni manifestamente precluse da rinuncia, giudicato o se siano prive di fondamento giuridico evidente.

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