Cassazione Penale, Sentenza n. 25497/2024 del 27/06/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente ha impugnato l'ordinanza del 14/09/2023 che aveva rigettato la sua istanza di riconoscimento del vincolo della continuazione tra più sentenze di condanna (per partecipazione ad associazione mafiosa, plurimi episodi estorsivi e reati di porto e detenzione di arma). Ha denunciato violazione dell'art. 81 c.p. (continuazione) e vizio di motivazione, sostenendo che i reati erano omogenei, posti in essere con la medesima finalità di agevolare il clan e quindi programmati in vista di un unico disegno criminoso.
La decisione
La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il giudice dell'esecuzione avesse adeguatamente motivato l'esclusione della continuazione: mancavano elementi concreti e specifici idonei a dimostrare che i reati successivi fossero stati programmati fin dall'inizio; vi erano cesure organizzative e temporali (es. l'omicidio di Angelo Amoroso e il riassetto dei clan) che indicavano discontinuità del programma criminoso; la distanza temporale tra alcuni episodi e l'assenza dell'aggravante mafiosa in uno dei procedimenti rafforzavano l'esclusione. Il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al versamento di euro 3.000 alla cassa delle ammende.
Norme richiamate
art. 81 cod. pen. (continuazione)
La continuazione richiede una programmazione e deliberazione iniziale di una pluralità di condotte in vista di un unico fine; il riconoscimento presuppone indici concreti (omogeneità dei reati e del bene tutelato, contiguità spazio-temporale, modalità, sistematicità, abitudini programmate) e l'onere, in sede di esecuzione, del condannato di allegare elementi sintomatici che ricongiungano i reati successivi a una preventiva programmazione unitaria.
art. 7, d.l. n. 203 del 1991 (aggravante "mafiosa")
Norma aggravante richiamata nelle sentenze di condanna per valorizzare il carattere mafioso di taluni reati; l'assenza di tale aggravante in una pronuncia (es. per il reato di porto d'arma) è stata utilizzata come elemento che esclude il pieno collegamento tra reati e quindi la continuazione.
Massime di principio
- Per ottenere il riconoscimento della continuazione è necessario provare che, al momento del primo reato, i successivi fossero già programmati, almeno nelle linee essenziali; mere affermazioni generiche non sono sufficienti.
- I criteri indicativi per la continuazione includono omogeneità della fattispecie e del bene protetto, contiguità spazio-temporale, modalità operative comuni, sistematicità e finalità unitaria: la loro presenza va valutata nel complesso e con specificità probatoria.
- La mera appartenenza a un'associazione mafiosa e il fatto che i reati siano commessi in favore del clan non bastano a stabilire automaticamente la continuazione tra associazione e reati-fine; occorre dimostrare che i reati-fine erano già programmati al momento dell'adesione.
- Eventi che determinano riassetti organizzativi o lunghi intervalli temporali tra i fatti (es. omicidi, scissioni tra clan) possono costituire indici di discontinuità tali da escludere la continuazione.
- In sede di esecuzione l'onere di allegazione spetta al condannato: se le deduzioni sono generiche e non forniscono elementi sintomatici della programmazione unitaria, il giudice dell'esecuzione può legittimamente rigettare la richiesta.
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