Ordinanza n. 231/2026 - Brescia, Sezione 1
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: decreto di diniego del rinnovo del permesso di soggiorno per motivi di lavoro subordinato
Esito
Favorevole al resistente (ministero e questura)
Prevale l’amministrazione
La controversia
Il ricorrente ha impugnato il diniego di rinnovo del permesso di soggiorno, chiedendone anche la sospensione cautelare. Dal testo emerge che il diniego è stato adottato in ragione di una recente condanna per atti persecutori e lesioni personali aggravate, commessi nei confronti della compagna e madre dei due figli minori. In sede cautelare il ricorrente contestava, secondo quanto ricavabile dalla motivazione, la rilevanza ostativa della condanna e la valutazione della propria posizione personale e familiare, prospettando verosimilmente il radicamento sociale e lavorativo e la presenza dei figli minori. Il Tribunale ha esaminato la legittimità del diniego alla luce della disciplina sui reati ostativi, del rilievo dei legami familiari e della valutazione di pericolosità sociale compiuta dalla Questura.
La decisione
Il TAR ha respinto la domanda cautelare per difetto di apprezzabili profili di fondatezza. Ha ritenuto che la condanna per i reati indicati costituisca fattispecie automaticamente ostativa alla permanenza dello straniero, ai sensi del combinato disposto degli artt. 4, comma 3, e 5, comma 5, d.lgs. n. 286/1998 e dell’art. 380, comma 2, lett. l-ter), c.p.p. In presenza di una condanna ostativa, l’Amministrazione deve negare il rinnovo del permesso e non è tenuta a rivalutare in concreto la pericolosità sociale, la personalità dello straniero, l’entità dell’episodio criminoso o il radicamento sociale e lavorativo, poiché la valutazione di pericolosità è stata effettuata direttamente dal legislatore. Il Collegio ha comunque rilevato che la Questura aveva svolto anche un giudizio concreto di pericolosità sociale, motivando sulle condotte illecite e sul contesto familiare. Quanto ai legami familiari, l’automatismo è temperato soltanto dalla ricorrenza di legami rilevanti ai sensi dell’art. 29, comma 1, d.lgs. n. 286/1998; nel caso concreto la Questura ha ragionevolmente ritenuto prevalenti la natura e la gravità dei reati, pur in presenza dei figli minori, rispetto all’interesse alla sicurezza pubblica. È stata lasciata salva la possibilità di valutare, su istanza e ricorrendone i presupposti, il rilascio di altro titolo di soggiorno per tutelare l’unità familiare e i figli. Le spese della fase cautelare sono state poste a carico del ricorrente e liquidate in euro 1.000,00 oltre accessori di legge.
Norme richiamate
art. 55 c.p.a.
Visto l’art. 55 cod. proc. amm.
Disciplina la domanda cautelare proposta nel giudizio amministrativo; la domanda è stata respinta.
art. 4, comma 3, d.lgs. n. 286/1998
fattispecie automaticamente ostativa alla permanenza dell’extracomunitario nel territorio nazionale ai sensi del combinato disposto degli artt. 4, comma 3, e 5, comma 5, d.lgs. n. 286/1998
La condanna per un reato ostativo impedisce il rilascio o il rinnovo del titolo di soggiorno, secondo la valutazione legislativa di pericolosità per l’ordine e la sicurezza pubblica.
art. 5, comma 5, d.lgs. n. 286/1998
fattispecie automaticamente ostativa alla permanenza dell’extracomunitario nel territorio nazionale ai sensi del combinato disposto degli artt. 4, comma 3, e 5, comma 5, d.lgs. n. 286/1998
In presenza di una condanna ostativa, l’Amministrazione è tenuta a negare il rinnovo del permesso di soggiorno; l’automatismo è temperato dalla necessità di considerare legami familiari rilevanti ai sensi dell’art. 29, comma 1.
art. 380, comma 2, lett. l-ter), c.p.p.
condanna per i reati di cui agli artt. 612 bis c.p. (atti persecutori), 582 e 585 c.p. (lesioni personali aggravate) ... fattispecie automaticamente ostativa
La fattispecie di arresto obbligatorio in flagranza richiamata dalla norma concorre, secondo il provvedimento, a individuare il reato ostativo rilevante per il rinnovo del permesso di soggiorno.
art. 29, comma 1, d.lgs. n. 286/1998
l’automatismo connesso ad una condanna per reato ostativo è temperato unicamente in presenza di legami familiari rilevanti ai sensi dell’art. 29, comma 1, del d.lgs. n. 286/1998
La presenza di legami familiari qualificati impone all’Amministrazione di bilanciare l’interesse all’unità familiare e alla tutela dei figli con l’interesse alla sicurezza pubblica.
artt. 612-bis, 582 e 585 c.p.
recente condanna per i reati di cui agli artt. 612 bis c.p. (atti persecutori), 582 e 585 c.p. (lesioni personali aggravate)
Le condanne per tali reati sono state considerate dal Tribunale ostative al rinnovo del permesso di soggiorno nel caso concreto.
art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 30 giugno 2003, n. 196
sussistano i presupposti di cui all’articolo 52, commi 1 e 2, del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196
Ha costituito la base per disporre l’oscuramento delle generalità e degli altri dati identificativi del ricorrente.
art. 10 Regolamento (UE) 2016/679
sussistano i presupposti ... dell’articolo 10 del Regolamento (UE) 2016/679
È stato richiamato quale ulteriore fondamento della tutela dei dati personali relativi a condanne e reati.
Massime di principio
- In presenza di una condanna per un reato legislativamente qualificato come ostativo al soggiorno, l’Amministrazione deve negare il rinnovo del permesso di soggiorno, senza dover svolgere una nuova valutazione discrezionale della pericolosità sociale, della personalità dello straniero, della gravità concreta dell’episodio o del suo radicamento sociale e lavorativo.
- L’automatismo ostativo derivante dalla condanna penale è temperato dalla presenza di legami familiari qualificati ai sensi dell’art. 29, comma 1, d.lgs. n. 286/1998; in tale ipotesi l’Amministrazione deve bilanciare l’interesse all’unità familiare e alla tutela dei figli con l’interesse pubblico alla sicurezza.
- Nel bilanciamento tra legami familiari e sicurezza pubblica, la natura e la gravità di condotte persecutorie e lesive commesse in ambito familiare possono giustificare la prevalenza dell’interesse pubblico alla sicurezza anche in presenza di figli minori.
- La possibilità di valutare il rilascio di un diverso titolo di soggiorno, ove richiesto e in presenza dei presupposti di legge, può assicurare la tutela dell’unità familiare e dei figli senza rendere illegittimo il diniego del rinnovo del titolo richiesto per lavoro subordinato.
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