Cassazione Penale, Sentenza n. 20252/2025 del 30/05/2025
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Vitale Ettore impugnava la sentenza della Corte d'appello di Milano che aveva confermato la condanna per due distinti reati di evasione (art. 385 c.p.), ritenendo che si fosse configurata la continuazione. Il ricorrente sosteneva che l'evasione è reato istantaneo ad effetti permanenti: il primo allontanamento consumò il reato e, in assenza di prova di un rientro stabile nell'abitazione, gli effetti si protrassero fino al 29/01/2022, sicché si sarebbe trattato di un unico reato e non di più fattispecie ricorrenti.
La decisione
La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato. Ha richiamato il consolidato principio secondo cui l'evasione è reato istantaneo con effetti permanenti: il momento consumativo coincide con l'allontanamento, mentre lo stato di consumazione perdura fino al rientro stabile che interrompe l'elusione del controllo. Ha quindi constatato l'assenza di prova di un rientro stabile tra i due accertamenti e ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata limitatamente al capo relativo alla riconosciuta continuazione (che aveva comportato un aumento di pena di 6 mesi). La Corte ha proceduto direttamente alla rideterminazione della pena, fissandola in 5 mesi e 10 giorni di reclusione (riduzioni per le circostanze e per il rito già calcolate).
Norme richiamate
Il reato di evasione è qualificato come reato istantaneo ad effetti permanenti: si consuma con l'allontanamento dal luogo di detenzione e i suoi effetti perdurano fino al momento in cui viene meno la condizione di evaso (rientro stabile).
art. 81 cod. pen. (continuazione)
La Corte ha escluso l'applicabilità della continuazione quando non sussiste prova che ciascuna condotta abbia esaurito la propria carica lesiva tramite un rientro stabile: non può fondarsi la pluralità di reati sulla sola molteplicità degli accertamenti senza prova dell'interruzione degli effetti del primo allontanamento.
principio del ne bis in idem
È stato richiamato il principio per censurare la configurazione di più reati sulla medesima protrazione degli effetti dell'unico allontanamento: la multiplicazione delle fattispecie non può basarsi solo sul numero di controlli effettuati se non è dimostrato un rientro che interrompa la situazione di evasione.
Massime di principio
- L'evasione (art. 385 c.p.) è reato istantaneo con effetti permanenti: il momento consumativo è l'allontanamento, ma lo stato di consumazione permane fino al rientro stabile che consente i controlli.
- Per contestare più violazioni distinte di evasione occorre provare che tra un accertamento e l'altro vi sia stato un effettivo e stabile rientro nel luogo di detenzione o domiciliari, idoneo a interrompere l'effetto del primo allontanamento.
- I ritorni occasionali, temporanei o motivati da esigenze contingenti che non perseguono la volontà di sottoporsi ai controlli non comportano la commissione di un nuovo reato ma mantengono la continuità degli effetti iniziati con il primo allontanamento.
- La sola molteplicità degli accertamenti da parte delle forze di polizia non è sufficiente a fondare l'accertamento di più reati di evasione: la prova della cessazione della condizione di evaso grava sulla parte che sostiene la pluralità delle condotte.
- La Corte di Cassazione, quando possibile, può annullare senza rinvio limitatamente a profili di legittimità valutabili in sede di legittimità e procede direttamente alla rideterminazione della pena eliminando gli aumenti non dovuti.
Testo integrale
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