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Sentenza

Sentenza n. 4750/2026 - Napoli, Sezione 9

per l'annullamento dei seguenti atti e provvedimenti: 1. deliberazione dell'Azienda Ospedaliera San Pio - Benevento n. 545 del 17.06.2024, unitamente all'allegato C (elenco candidati non ammessi), nella parte in cui esclude la ricorrente dalla procedura concorsuale “Concorso pubblico, per titoli e ed esami, per la copertura di n. 2 posti di Dirigente Avvocato”; 2. provvedimento n. 15512 del 10/7/2024, a firma del Direttore UOC Risorse Umane dell'Azienda Ospedaliera San Pio - Benevento di rigetto dell'istanza del 2.7.2024 di annullamento in via di autotutela della suddetta esclusione dal concorso; 3. ogni altro atto e/o provvedimento presupposto, antecedente o successivo, anche se istruttorio e/o consultivo, connesso e/o consequenziale, cognito e non cognito, ivi compreso, ove occorrer possa, la proposta del 17.6.2024 di delibera dell'ammissione dei candidati al concorso a firma del Direttore UOC Risorse Umane, l'allegato B della prefata delibera impugnata n. 545 del 17.6.2024, nella parte in cui la ricorrente non risulta tra i candidati ammessi al concorso, nonché il bando di concorso – indetto con delibera n. 1164 del 7.11.2023 - nella parte in cui non contempla l'istituto del c.d. soccorso istruttorio.

Giustizia amministrativa202404181

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Campania - Napoli, Sez. IXSentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: esclusione da un concorso pubblico per due posti di dirigente avvocato, diniego di autotutela e atti connessi

Esito

IMPROCEDIBILITA

Favorevole al resistente (azienda ospedaliera)

Prevale l’amministrazione

La controversia

La ricorrente impugnava l’esclusione dalla procedura concorsuale indetta per la copertura di due posti di dirigente avvocato, sostenendo di possedere il requisito specifico previsto dal bando, consistente nello svolgimento per almeno cinque anni di attività lavorativa presso studi professionali privati, società o istituti di ricerca con contenuto analogo a quello del profilo di avvocato. Deduceva la violazione dell’art. 26, comma 1, d.lgs. n. 165/2001 e della lex specialis, affermando di avere dichiarato e documentato l’abilitazione professionale e l’iscrizione all’Albo degli Avvocati, che le consentiva di esercitare la professione da dieci anni. Contestava inoltre che il bando non individuasse la documentazione necessaria a comprovare il requisito e sosteneva che sarebbe stata sufficiente l’autocertificazione prodotta. Deduceva, infine, la violazione del principio del soccorso istruttorio, assumendo che il bando fosse illegittimo per non averlo previsto espressamente. Nel corso del giudizio l’Azienda eccepiva la sopravvenuta carenza di interesse, poiché la ricorrente non aveva impugnato la graduatoria finale approvata nel 2025.

La decisione

Il TAR ha respinto la richiesta di dichiarare la cessazione della materia del contendere, sebbene la ricorrente fosse stata ammessa con riserva, avesse partecipato alle prove e fosse stata inserita nella graduatoria finale. L’ammissione con riserva produce infatti il solo effetto interinale di consentire la partecipazione alla procedura, mentre gli effetti definitivi e i vantaggi derivanti dal superamento del concorso conseguono soltanto a una pronuncia di merito favorevole passata in giudicato e allo scioglimento positivo della riserva. Il ricorso è stato quindi dichiarato improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse. La ricorrente, dopo la pubblicazione della graduatoria finale, avrebbe dovuto impugnare anche tale atto, poiché la graduatoria comporta nuove valutazioni e non costituisce conseguenza inevitabile dell’esclusione; l’eventuale annullamento dell’esclusione non avrebbe effetto automaticamente caducante sulla graduatoria. Poiché la ricorrente non aveva impugnato la graduatoria, è venuto meno l’interesse attuale alla decisione sugli atti originariamente impugnati. Le spese sono state integralmente compensate per la natura processuale della decisione.

Norme richiamate

  • art. 26, comma 1, d.lgs. n. 165/2001

    La disposizione è richiamata dalla ricorrente quale fonte del requisito professionale per l’accesso al posto di dirigente avvocato; il giudice non esamina nel merito la sua concreta applicazione, poiché definisce il giudizio per sopravvenuta carenza di interesse.

  • art. 99 c.p.a.

    Non applicato; il riferimento alla giurisprudenza del Consiglio di Stato non comporta una rimessione all’Adunanza plenaria.

Massime di principio

  • L’ammissione con riserva a un pubblico concorso ha natura interinale e consente al candidato escluso di partecipare alle prove durante il giudizio, ma non produce definitivamente gli effetti favorevoli della partecipazione e del superamento della procedura; tali effetti dipendono da una pronuncia di merito favorevole passata in giudicato e dallo scioglimento positivo della riserva.
  • Il candidato che abbia impugnato l’esclusione da un concorso pubblico deve impugnare anche la graduatoria finale, una volta pubblicata, poiché essa comporta ulteriori valutazioni e non costituisce conseguenza inevitabile dell’atto di esclusione.
  • La mancata impugnazione della graduatoria finale impedisce di ritenere che l’eventuale annullamento dell’esclusione produca automaticamente l’effetto caducante sulla graduatoria e determina la sopravvenuta carenza di interesse alla decisione sul ricorso contro l’esclusione.
  • L’inserimento del candidato nella graduatoria finale a seguito di ammissione con riserva non determina, di per sé, la cessazione della materia del contendere rispetto al ricorso contro l’esclusione, se la riserva non è stata definitivamente sciolta mediante una pronuncia di merito favorevole.

Come è indicizzato

MaterieConcorsi pubbliciEstinzione, perenzione e improcedibilità
RamiPubblico impiego e concorsiProcesso amministrativo
SottomaterieRequisiti di ammissione ed esclusione dal concorso
IstitutiSopravvenuta carenza di interesseLegittimazione e interesse a ricorrere

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