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Cassazione Civile, Ordinanza n. 25203/2024 del 19/09/2024

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (pubblica amministrazione)

La controversia

Tre soci di una cooperativa agricola, assegnatari dei fondi affittati alla cooperativa da un comune, hanno impugnato l'ordinanza della corte d'appello che aveva negato loro l'indennità aggiuntiva prevista dall'art. 42 TUE per il fittavolo, il mezzadro e il compartecipante in caso di esproprio del fondo direttamente coltivato. I ricorrenti sostenevano che la funzione dell'indennità fosse quella di compensare il pregiudizio subito da chi trae sostentamento dalla coltivazione diretta del terreno e che, avendo essi coltivato e venduto autonomamente i prodotti del fondo negli anni precedenti la dichiarazione di pubblica utilità, dovessero beneficiarne. Con il secondo motivo hanno dedotto anche l'illegittimità costituzionale della norma, ove interpretata in senso restrittivo, per contrasto con gli artt. 3 e 42 Cost., chiedendo un'interpretazione adeguatrice che estendesse il beneficio anche al loro caso.

La decisione

La Corte ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto infondati entrambi i motivi: la disciplina dell'art. 42 TUE, secondo un'interpretazione consolidata, riconosce l'indennità aggiuntiva solo ai titolari dei rapporti agrari tipici espressamente previsti dalla norma, in un rapporto diretto tra proprietario e coltivatore. Non è ammissibile estendere tale beneficio a soggetti che coltivano il fondo in base a un rapporto derivato diverso da quelli tipizzati, perché ciò amplierebbe oltre misura l'onere pubblico dell'espropriazione e non determinerebbe una violazione degli artt. 3 e 42 Cost. Le spese sono state poste a carico dei ricorrenti, con dichiarazione della sussistenza dei presupposti per il raddoppio del contributo unificato.

Norme richiamate

  • art. 42 TUE

    L'indennità aggiuntiva spetta solo al fittavolo, mezzadro o compartecipante titolare dei rapporti agrari tipici previsti dalla norma, in presenza di un rapporto diretto con il proprietario; non è estensibile in via interpretativa a rapporti derivati o diversi.

  • art. 3 Cost.

    Non vi è violazione del principio di uguaglianza perché la situazione dei soggetti espressamente considerati dalla norma è diversa da quella di chi coltiva il fondo in forza di un rapporto derivato.

  • art. 42 Cost.

    La limitazione dell'indennità aggiuntiva ai soli rapporti tipici rientra nella discrezionalità legislativa ed è coerente con il bilanciamento dei valori coinvolti nell'espropriazione.

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115

    Ricorrono i presupposti per il raddoppio del contributo unificato a carico dei ricorrenti, ove dovuto.

Massime di principio

  • L'indennità aggiuntiva prevista in materia espropriativa per i rapporti agrari spetta soltanto ai soggetti che siano titolari dei rapporti tipici espressamente contemplati dalla norma, non essendo consentita un'estensione analogica o adeguatrice a posizioni diverse o derivate.
  • La coltivazione diretta del fondo, da sola, non basta a fondare il diritto all'indennità se manca il rapporto agrario diretto tra proprietario e coltivatore richiesto dalla disciplina speciale.
  • La scelta legislativa di limitare il beneficio a rapporti contrattuali tipici è ritenuta ragionevole perché evita un indiscriminato aggravio dell'onere economico a carico dell'ente espropriante.
  • La diversità strutturale tra i soggetti espressamente tutelati e chi coltiva il fondo in base a un rapporto diverso esclude la violazione dell'art. 3 Cost. e rende superflua un'interpretazione costituzionalmente orientata estensiva.

Come è indicizzato

MaterieEspropriazione forzata
RamiEsecuzioni
IstitutiGiudicato

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