Cassazione Penale, Sentenza n. 1708/2022 del 17/01/2022
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente impugnava la sentenza per violazione di legge sostenendo che la Corte di appello aveva fondato la condanna sulla deposizione di Ciccanti Gianluca, escusso ex art. 197-bis c.p.p., senza riscontri esterni idonei, poiché i testi Besana e Cupino avrebbero reso dichiarazioni de relato e quindi non avrebbero potuto costituire valida conferma di quanto dichiarato da Ciccanti.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato e, dunque, inammissibile. Ha ritenuto che le dichiarazioni di Ciccanti fossero state adeguatamente riscontrate "aliunde" dalle dichiarazioni dei testi Besana e Cupino, che pur riferendo de relato sono state valutate come autonome e attendibili, avendo ricevuto le confidenze in epoca non sospetta. La Corte ha richiamato la giurisprudenza secondo cui i riscontri esterni possono provenire da dati oggettivi o da dichiarazioni di terzi e non devono essere predeterminati nella specie e qualità. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro tremila in favore della Cassa delle Ammende.
Norme richiamate
art. 197-bis cod. proc. pen.
Norma che disciplina l'audizione del c.d. testimone assistito (collaboratore/testimone munito di assistenza). La Corte ha ritenuto ammissibile l'uso delle sue dichiarazioni a condizione che vi siano riscontri esterni "aliunde" sulla attendibilità complessiva della deposizione.
art. 192, comma terzo, cod. proc. pen.
Richiamata in merito alla valutazione delle dichiarazioni: la giurisprudenza autorizza che i riscontri esterni possano consistere anche in dichiarazioni di altri soggetti e non debbano avere una forma o qualità predeterminate, purché idonei a convalidare l'attendibilità complessiva del racconto.
Giurisprudenza (Sez. 1, n. 6784 del 01/04/1992, Bruno, Rv. 190535)
Principio richiamato secondo cui i riscontri esterni possono essere di qualsiasi tipo e natura (fatti, documenti o dichiarazioni di altri) purché convalidino "aliunde" l'attendibilità dell'accusa e che l'oggetto della verifica sia la complessiva dichiarazione riguardante l'episodio criminoso e non ciascun particolare isolato.
Massime di principio
- Le dichiarazioni rese da un testimone assistito ex art. 197-bis c.p.p. non sono automaticamente inutilizzabili: per reggere, devono essere convalidate da riscontri esterni "aliunde", i quali possono consistere anche in dichiarazioni di terzi.
- La qualità di "de relato" di una dichiarazione non esclude di per sé la sua efficacia come riscontro esterno, se la Corte ritiene che le dichiarazioni siano autonome, concordanti e riferite a confidenze ricevute in epoca non sospetta.
- In cassazione non è sufficiente una critica generica sull'attendibilità dei testimoni: occorre indicare un vizio di diritto o una grave illogicità della motivazione, non una semplice rivalutazione del merito probatorio.
- La valutazione dell'attendibilità deve riguardare la complessiva dichiarazione relativa all'episodio criminoso (elementi oggettivi e soggettivi), non la verifica puntuale di ogni singolo particolare fornito dal dichiarante.
- Chi propone ricorso manifestamente infondato rischia la condanna alle spese e sanzioni pecuniarie come la somma alla Cassa delle Ammende; pertanto, nei ricorsi per cassazione occorre focalizzarsi su profili di diritto chiaramente rilevanti e specifici.
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