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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 38642/2023 del 21/09/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente impugnava la sentenza del 22/03/2022 della Corte di appello di Bologna, deducendo che la Corte non aveva dato seguito alla concorde richiesta ai sensi dell'art. 599-bis cod. proc. pen. (richiesta congiunta di determinazione della pena avanzata dall'imputato e dal pubblico ministero, con consenso del Procuratore generale), relativa al riconoscimento della continuazione con un altro reato per cui Di Paola era già stato condannato con sentenza del G.I.P. di Torino del 10/03/2015. Contestava in particolare l'omessa pronuncia sulla pena concordata e la determinazione autonoma e più grave della pena per la continuazione da parte della Corte di appello.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato. Dall'esame degli atti è emersa la richiesta congiunta ex art. 599-bis verbalizzata in udienza (con rinuncia ai motivi della difesa e consenso del Procuratore generale), ma la Corte di appello, nella successiva udienza del 22/03/2022, non si è pronunciata su tale richiesta e ha fissato la pena per la continuazione in modo difforme dall'accordo. Per tale omissione la Cassazione ha annullato la sentenza impugnata e ha disposto la trasmissione degli atti ad altra sezione della Corte di appello di Bologna perché deliberi sulla richiesta ex art. 599-bis e prosegua il giudizio.

Norme richiamate

  • art. 599-bis cod. proc. pen.

    La norma disciplina la possibilità di richiesta congiunta di determinazione della pena tra imputato e pubblico ministero. La Corte di Cassazione ha ritenuto che, se la richiesta è formalmente avanzata e accertabile dagli atti (verbale d'udienza con consenso del Procuratore), il giudice deve espressamente pronunciarsi sulla stessa; l'omessa pronuncia integra vizio che giustifica l'annullamento della decisione impugnata e la rimessione della causa per la valutazione della richiesta.

  • artt. 56 e 628 cod. pen.

    Sono le norme sostanziali relative al reato per cui è stata rideterminata la pena (circa il porto d'arma e la rapina o reato assimilabile a seconda del testo). Nel caso, la Corte di appello aveva rideterminato la pena per il reato previsto da tali articoli, ma la Cassazione ha annullato la decisione per il vizio procedurale relativo all'omessa valutazione della richiesta di pena concordata.

Massime di principio

  • Se imputato e pubblico ministero presentano congiuntamente una richiesta ai sensi dell'art. 599-bis cod. proc. pen., tale richiesta deve risultare chiaramente dagli atti (verbale d'udienza) e il giudice deve pronunciarsi espressamente su di essa.
  • L'omessa pronuncia del giudice su una richiesta concordata di determinazione della pena costituisce vizio procedurale grave che può determinare l'annullamento della sentenza e la trasmissione ad altra sezione per la decisione sul punto.
  • Il giudice non può determinare autonomamente e in modo difforme la pena concordata senza motivare e senza avere espresso un rifiuto o un diverso convincimento in ordine alla richiesta concordata; in mancanza di una motivazione, la decisione è annullabile.
  • In presenza di rinvii d'udienza o incompatibilità del collegio, è importante che la richiesta concordata rimanga sul verbale e che le parti sollecitino la sua espressa valutazione nella successiva udienza, perché l'omessa pronuncia può pregiudicare il diritto dell'imputato.
  • La Corte di Cassazione può annullare la sentenza impugnata e disporre la trasmissione degli atti ad altra sezione della Corte d'appello per la corretta applicazione delle norme procedurali relative alla richiesta concordata.

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