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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 35693/2022 del 22/09/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza di rigetto del riesame avverso la misura cautelare in carcere. Il ricorrente contestava: 1) violazione dell'art. 74 DPR 309/1990 e mancata motivazione (art. 273 c.p.p.) rispetto alla sussistenza dell'affectio societatis, sostenendo che i rapporti intrattenuti erano sporadici e di breve durata; 2) violazione dell'art. 292 comma 2 c.p.p. per mancata autonoma valutazione cautelare e insufficienza probatoria (assenza di episodi provati di cessione di stupefacenti collegabili a Nucito; le intercettazioni citate riguarderebbero solo un debito); due episodi di cessione non sarebbero idonei a fondare la contestazione di partecipazione all'associazione; 3) insufficiente motivazione circa le esigenze cautelari nonché mancata proporzionalità e adeguatezza della misura

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che non siano ammesse in questa sede valutazioni di merito o una riconsiderazione degli elementi fattuali e della valutazione delle esigenze cautelari, purché il provvedimento impugnato contenga ragioni giuridicamente significative e prive di illogicità manifeste. La Corte ha giudicato l'ordinanza del Tribunale congruente e logicamente coordinata: ha valorizzato le intercettazioni che evidenzierebbero una relazione di subalternità di Nucito rispetto a Lorusso (vertice dell'associazione), l'attività di pusher e il ruolo di mediatore nella vicenda con Tortorelli, nonché le dichiarazioni acquisite e i precedenti penali dell'indagato. Ne consegue la sussistenza, nella fase cautelare, dei gravi indizi di colpevolezza e delle esigenze cautelari. Perciò il ricorso viene dichiarato inammissibile; il ricorrente è condannato alle spese processuali e al versamento di Euro 3.000,00 in favore della Cassa delle ammende. Non è disposta la remissione in libertà

Norme richiamate

  • art. 74 DPR 309/1990

    Norma relativa alle pene per il traffico di sostanze stupefacenti; la Corte prende atto della contestazione ma verifica solo la correttezza della motivazione del giudice del riesame e non riesamina il fatto materiale

  • art. 73 DPR 309/1990

    Riferita alle fattispecie di produzione, traffico e detenzione illecita di stupefacenti; utilizzata nel quadro delle imputazioni contestate all'indagato

  • art. 629 cod. pen.

    Norma richiamata nella imputazione (rapina); la Corte non entra nel merito della qualificazione fattuale, ma valuta la completezza della motivazione del giudice del riesame

  • art. 628 co. 3 nn. 1 e 3 cod. pen.

    Aggravanti della rapina richiamate nelle contestazioni; la Corte verifica la fondatezza logico-giuridica delle argomentazioni cautelari che le collegano

  • art. 416-bis cod. pen. (art. 416 bis.1 nel testo)

    Riferimento a norme sulla criminalità organizzata/associazione di tipo mafioso o assimilata; la Corte analizza soltanto se il Tribunale ha adeguatamente motivato la sussunzione dell'indagato nel contesto associativo

  • art. 606 c.p.p. (lett. b), c), e))

    Norme che disciplinano i motivi di ricorso per cassazione; la Corte ricorda i limiti del sindacato di legittimità e di merito e dichiara inammissibili censure che implicano valutazioni di fatto

  • art. 273 c.p.p.

    Regola l'obbligo di motivazione delle decisioni; la censura sulla presunta mancanza di motivazione è stata ritenuta infondata perché il Tribunale ha esposto ragioni giuridiche significative

  • art. 292 comma 2 c.p.p.

    Disposizione relativa all'autonomia della valutazione cautelare del tribunale del riesame; la Corte ha ritenuto che il Tribunale avesse effettuato un'adeguata valutazione autonoma

  • art. 275 co. 3 c.p.p.

    Doppia presunzione relativa alla carcerazione per talune ipotesi; il Tribunale ha comunque valutato la personalità negativa e i precedenti dell'indagato

  • art. 23, comma 8, d.l. n. 137/2020 conv. legge n.176/2020

    Norma che ha consentito il trattamento del ricorso senza intervento delle parti, con conclusioni scritte; richiamata procedimentalmente

  • art. 643 c.p.p. (richiamato come conseguenza dell'inammissibilità)

    Norma che regola le conseguenze dell'inammissibilità, con condanna alle spese e, se rilevante, ammende; la Corte ha condannato il ricorrente al versamento di Euro 3.000,00

Massime di principio

  • La Corte di Cassazione non riesamina i fatti o la valutazione degli indizi: controlla esclusivamente la correttezza giuridica e la non manifesta illogicità della motivazione del giudice di merito
  • Per contestare efficacemente un provvedimento cautelare in Cassazione è necessario indicare specifiche vizi giuridici o motivazionali evidenti; censure meramente ricostruttive dei fatti rischiano l'inammissibilità
  • Le intercettazioni, la condotta complessiva, il ruolo nell'organizzazione (es. subalternità, mediazione, ripetute condotte di spaccio) e i precedenti possono giustificare la sussistenza di gravi indizi e le esigenze cautelari nella fase del riesame
  • La doglianza sulla mancanza di autonoma valutazione del giudice del riesame va formulata in modo puntuale e confrontandosi con i passaggi motivazionali specifici del provvedimento; una ripetizione generica della critica all'ordinanza 'genetica' è inefficace
  • Ricorsi manifestamente infondati o inammissibili possono comportare sanzioni pecuniarie a carico del ricorrente (spese processuali e ammende)

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