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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 4219/2024 del 31/01/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza di riesame che aveva rigettato il ricorso contro il provvedimento del GIP che aveva disposto sequestri preventivi e misure cautelari in un'inchiesta per associazione finalizzata all'evasione delle accise; dedotte violazioni in tema di competenza territoriale (sosteneva incompetenza di Trento in favore di Foggia/Cerignola), nullità e carenze motivazionali del provvedimento genetico e del riesame (mancata autonoma valutazione, carenza di specificità sul fumus e sul periculum, insufficiente qualificazione del ruolo dell'indagato), e illegittimità del sequestro dell'area di parcheggio di proprietà della ricorrente.

La decisione

La Corte di cassazione ha accolto il primo motivo (competenza territoriale) ritenendolo fondato e ha annullato l'ordinanza impugnata con rinvio per nuovo esame al Tribunale di Trento. La Corte ha chiarito principi di diritto sulla determinazione della competenza territoriale nei casi di reato associativo con consumazione iniziata all'estero e con parte dell'attività in Italia (applicabilità degli artt. 8, 9 comma 1 e 10 comma 3 c.p.p.), sul rapporto tra reato associativo e reati-fine ai fini della connessione ex art. 12 c.p.p., e ha disposto che il giudice di rinvio verifichi la sussistenza della connessione e la competenza territoriale, valutando anche l'eventuale applicazione dell'art. 27 c.p.p. per l'urgenza delle misure cautelari. La sentenza ribadisce inoltre che l'efficacia interinale delle misure adottate da giudice poi dichiarato incompetente permane fino alla declaratoria di incompetenza.

Norme richiamate

  • art. 8 cod. proc. pen.

    Individua il criterio generale di competenza per territorio (luogo della consumazione) e rileva che per reati permanenti si considera il luogo in cui ha avuto inizio la consumazione; punto di partenza per la determinazione della competenza del reato associativo.

  • art. 9 cod. proc. pen.

    Regola integrativa applicabile anche nei reati connessi: quando la competenza non può essere determinata a norma dell'art.8 è competente il giudice dell'ultimo luogo in cui è avvenuta una parte dell'azione o dell'omissione; applicabile anche se la consumazione è iniziata all'estero (in combinato con art.10 c.p.p.).

  • art. 10 cod. proc. pen.

    Quando il reato è commesso in parte all'estero la competenza va determinata alla luce degli artt. 8 e 9 c.p.p.; collega la consumazione extracontinentale alla regola integrativa del comma 1 dell'art.9.

  • art. 12 cod. proc. pen.

    Disciplina la connessione fra reati; la Corte chiarisce che per la connessione oggettiva ex art.12 lett. b) è necessaria l'identità soggettiva (stessi imputati), mentre la lett. c) può operare anche senza identità degli autori se il reato mezzo è finalizzato al reato fine.

  • art. 16 cod. proc. pen.

    Criterio per scegliere il giudice competente quando i reati connessi appartengono a competenze diverse: prevale il giudice competente per il reato più grave (o per il primo se pari gravità).

  • art. 27 cod. proc. pen.

    Norma da valutare dal giudice di rinvio per contemperare le regole di competenza con l'urgenza di adottare provvedimenti cautelari; possibile riferimento per mantenere efficacia provvedimenti adottati in urgenza.

  • art. 40 e 49 d.lgs. 26 ottobre 1995, n. 504

    Norme materiali relative alle ipotesi di evasione delle accise contestate come reati-fine; presidiano la tipologia delittuosa alla base dell'accusa di associazione.

  • art. 416 cod. pen.

    Rappresenta il reato di associazione a delinquere; la Cassazione si sofferma sulla sua natura di reato permanente e sulla determinazione del luogo della manifestazione operativa della struttura ai fini della competenza.

  • art. 61-bis cod. pen.

    Citata in relazione alla possibile aggravante per 'operare all'estero'; la Corte osserva che l'aggravante non si configura quando non sussiste alterità tra gruppi operanti in paesi diversi.

  • art. 291, 317, 321 cod. proc. pen.

    Riferimenti procedurali richiamati in tema di misure cautelari e della loro efficacia quando adottate da giudice poi ritenuto incompetente; la giurisprudenza citata distingue effetti e condizioni per misure personali e reali.

Massime di principio

  • Se un reato associativo ha inizio all'estero ma in Italia si è concretamente manifestata una parte significativa dell'attività (programmazione, esecuzione o direzione), va applicato l'art.9 comma 1 c.p.p. e l'art.10 comma 3 c.p.p. per determinare la competenza territoriale: competente il giudice dell'ultimo luogo italiano in cui si è manifestata parte dell'azione.
  • Per valutare la connessione ex art.12 c.p.p. occorre distinguere: la lett. b) richiede identità soggettiva (stessi imputati) per spostare la competenza; la lett. c) può giustificare lo spostamento anche in assenza di identità degli autori se il reato mezzo è stato concretamente finalizzato al reato fine.
  • Quando tra i reati connessi il più grave è il reato associativo, la competenza va al giudice previsto dall'art.16 c.p.p.; ma se la consumazione del reato associativo è iniziata all'estero e si è manifestata in parte in più luoghi italiani, l'art.9 comma 1 rimane applicabile.
  • L'adozione di misure cautelari da parte di un giudice poi dichiarato incompetente non cancella automaticamente l'efficacia interinale delle misure stesse; tuttavia la valutazione sull'urgenza e sui presupposti rimane rilevante e deve essere compiuta dal giudice di rinvio alla luce dell'art.27 c.p.p. e della giurisprudenza consolidata.
  • In sede cautelare non è sufficiente una motivazione generica o basata su mere approssimazioni: il GIP e il giudice del riesame devono indicare elementi concreti e, ove rilevante, la specifica partecipazione del singolo indagato (fumus) e il periculum in mora; non è ammessa la mera adesione pedissequa alle tesi del P.M.
  • Il sequestro di un bene di terzo presumibilmente collegato all'attività illecita richiede una motivazione che dimostri la relazione qualificata tra il bene e l'attività criminosa (non basta una semplice relazione o mera gestione occasionale; va valutata la titolarità formale e la natura del rapporto con il bene).

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