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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 12145/2024 del 22/03/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del 22/09/2022 che aveva rigettato l'istanza di ammissione alle misure alternative (affidamento in prova al servizio sociale o detenzione domiciliare). Il ricorrente, tramite difensore, deduceva l'erronea dichiarazione di irreperibilità risultante dal decreto presidenziale del 05/09/2022, sostenendo che le ricerche effettuate dalla Polizia giudiziaria erano incomplete e non estese a tutti i luoghi indicati dall'art. 159 c.p.p. (in particolare omessa ricerca sul luogo di lavoro), con la conseguente nullità del decreto di irreperibilità e degli atti successivi, ivi compresa l'ordinanza di rigetto delle misure alternative.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto legittima la valutazione del Tribunale di sorveglianza che ha motivato il rigetto sulle basi della formale irreperibilità del condannato, considerata ostativa all'accertamento dei presupposti per le misure alternative e alla necessaria verifica da parte del Servizio sociale. La Corte ha inoltre rilevato l'insufficienza e la genericità dell'eccezione difensiva: la difesa non ha indicato il luogo di lavoro o un diverso domicilio comprovato né ha prodotto documenti che dimostrassero l'illegittimità delle ricerche. Dagli atti risultano verbali di vane ricerche e informative (UEPE e Carabinieri) che riportano la ricerca presso l'indirizzo indicato in istanza (San Cesario di Lecce) e l'esito negativo per trasferimento. Per questi motivi il ricorso è stato respinto e il ricorrente condannato al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 159 cod. proc. pen.

    Riferimento agli obblighi di ricerca nei luoghi indicati per le ricerche del condannato; la Corte verifica che le ricerche siano state effettuate presso la residenza indicata e considera la mancata indicazione di sedi alternative come elemento a carico del ricorrente.

  • art. 666 c.p.p., comma 5

    Norma richiamata in relazione all'acquisizione di notizie tramite i servizi sociali; la mancanza di residenza stabile impedisce l'acquisizione delle necessarie informazioni dai servizi competenti.

  • art. 677, comma 2-bis, cod. proc. pen.

    Richiama l'obbligo del condannato non detenuto, che richiede misura alternativa, di dichiarare o eleggere domicilio; la Corte sottolinea che la semplice indicazione dell'indirizzo anagrafico in domanda potrebbe non essere sufficiente a dimostrare l'elezione di domicilio.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma applicata per la condanna alle spese processuali e alla somma a carico del ricorrente, valutati profili di colpa nel ricorso.

Massime di principio

  • L'irreperibilità del condannato al momento della decisione sulle misure alternative può legittimamente precludere l'ammissione alla misura se impedisce la verifica dei presupposti e dimostra disinteresse o impossibilità di trattamento.
  • Per l'affidamento in prova è necessario un contatto concreto e verificabile con i servizi sociali; l'assenza di una stabile residenza o di un domicilio eletto impedisce la valutazione delle prospettive di rieducazione.
  • La mera indicazione dell'indirizzo anagrafico nella domanda non sempre è sufficiente a provare l'elezione di domicilio; è onere del beneficiario comunicare eventuali cambiamenti di domicilio.
  • Le impugnazioni che contestano fattualmente la completezza delle ricerche devono essere specifiche e documentate (es. indicare il luogo di lavoro non perquisito o produrre verbali contrari); eccezioni generiche sono frequentemente inammissibili.
  • Se dagli atti risultano verbali di vane ricerche e informative delle forze di polizia che attestano il trasferimento o l'irreperibilità, la dichiarazione di irreperibilità e le conseguenti decisioni sono difficilmente annullabili.

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