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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 47367/2023 del 24/11/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Conflitto negativo di competenza territoriale relativo a reati di stupefacenti. Il 13/05/2023 Gherban Eduard Renato veniva arrestato in flagranza a Pravisdomini (PN) per detenzione di marijuana (19,508 g) e cocaina (56,141 g); il GIP di Pordenone convalidava l'arresto, applicava gli arresti domiciliari e, ritenuta la continuazione con circa 10 cessioni da 1 g ciascuna avvenute in vari luoghi della provincia di Treviso tra il 2020 e il 2021, dichiarava la propria incompetenza in favore del GIP di Treviso (applicando il criterio della priorità temporale ex art. 16 c.p.p.). Il GIP di Treviso, ricevuti gli atti, non ha rinnovato la misura e ha sollevato a sua volta conflitto negativo, sostenendo che i fatti commessi in provincia di Treviso rientrerebbero nella ipotesi attenuata di cui all'art. 73, comma 5, DPR 309/1990 (minore gravità), per cui il reato commesso a Pravisdomini sarebbe più grave e renderebbe competente Pordenone. Il Procuratore generale ha proposto di dichiarare la competenza di Pordenone per il reato sub 1) e di Treviso per il reato sub 2).

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato ammissibile il conflitto e ha affermato la competenza territoriale del GIP presso il Tribunale di Pordenone, disponendo la trasmissione degli atti a quell'ufficio. La Corte ha ritenuto plausibile la qualificazione della continuazione operata dal GIP di Pordenone e ha richiamato il principio per cui, in ipotesi di reati connessi, la competenza territoriale si determina con riferimento alla contestazione formulata dal pubblico ministero, salvo che tale contestazione contenga errori macroscopici immediatamente percepibili. Pur riconoscendo che il GIP di Treviso aveva una motivazione ragionevole nel ritenere il reato commesso in provincia di Treviso nella fattispecie attenuata, la Corte ha comunque accordato prevalenza alla ricostruzione iniziale e alla competenza indicata dal GIP di Pordenone.

Norme richiamate

  • art. 73, d.P.R. n. 309 del 1990

    Norma sostanziale che sanziona la detenzione e lo spaccio di stupefacenti e prevede, al comma 5, una fattispecie attenuata per minore entità; la qualificazione (ordinaria o attenuata) incide sulla gravità della fattispecie e quindi sulla determinazione della competenza territoriale in caso di reati connessi.

  • art. 16 cod. proc. pen.

    Stabilisce il criterio per individuare il giudice competente tra reati connessi (in particolare il giudice del luogo in cui è stato commesso il reato più grave o, se di pari gravità, il luogo del reato commesso per primo).

  • art. 27 cod. proc. pen.

    Disciplina la trasmissione degli atti per incompetenza e la possibilità per il giudice che riceve gli atti di rinnovare misure cautelari; il comportamento del giudice della cautela (rinnovare o declinare) è rilevante ai fini dell'insorgenza del conflitto.

  • art. 28 cod. proc. pen.

    Consente al giudice di dichiarare la propria incompetenza; il giudice che riceve gli atti non dovrebbe esercitare iniziative che equivalgano all'esercizio della competenza, salvo rinnovare misure quando previsto.

  • art. 29 cod. proc. pen.

    Regola la procedura di regolamento di competenza tra giudici e la formazione del conflitto; la Corte richiama la rilevanza della corretta instaurazione del conflitto e dei limiti dell'operato dei giudici confliggenti.

  • art. 16, comma 1 e 3 cod. proc. pen.

    Ribadisce che l'individuazione del reato piu grave va fatta facendo riferimento alla pena prevista all'epoca dell'esercizio dell'azione penale; criterio applicato per stabilire la competenza territoriale in presenza di reati connessi.

Massime di principio

  • In caso di reati connessi la competenza territoriale si determina con riferimento alla contestazione formulata dal pubblico ministero, salvo errori macroscopici; pertanto l'impostazione accusatoria iniziale ha forte rilievo.
  • Se il giudice che riceve gli atti per competenza intende operare, deve o rinnovare la misura cautelare (stabilizzandola) oppure dichiarare la propria incompetenza senza compiere atti che configurino esercizio della cognizione, altrimenti si espone a contestazioni di illegittimo esercizio della competenza e può determinarsi un conflitto.
  • La valutazione della gravità relativa dei reati (per applicare l'art. 16 c.p.p.) si effettua con riferimento alla misura della pena vigente al momento dell'esercizio dell'azione penale; un diverso inquadramento giuridico può modificare la titolarità della competenza.
  • La Corte di cassazione, nel risolvere i conflitti di competenza, non è vincolata alle sole motivazioni dei giudici in conflitto e può esaminare gli atti per ricostruire i fatti, valutare la sussistenza della continuità del disegno criminoso e, se necessario, ridefinire la qualificazione giuridica del fatto storico.
  • Una qualificazione attenuata da parte del PM o del giudice locale, se sorretta da elementi concreti (es. quantità complessiva, modalità, numero di cessioni), non è automaticamente considerata errore macroscopico e può essere tenuta in considerazione nella determinazione della competenza.

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