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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 13548/2023 del 31/03/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

La società ha impugnato l'ordinanza del tribunale del riesame che aveva confermato il sequestro preventivo dell'area nella sua disponibilità, deducendo: 1) carenza e apparente appoggio motivazionale all'affermazione del "periculum in mora" (il tribunale avrebbe ritenuto sussistente il rischio di reiterazione del reato senza concrete argomentazioni, mentre le esigenze prospettate erano prevalentemente investigative); 2) illegittimità del rinvio per relationem a documenti/atti non conoscibili dall'istante (delega d'indagine del 14.06.2022) e, correlatamente, difetto di motivazione ai sensi dell'art. 125 co.3 c.p.p.; 3) abnormità ed eccessività del sequestro reale, nonché mancata considerazione delle misure meno afflittive proposte (restituzione dell'area o limitazione del vincolo ai soli rifiuti), anche alla luce della distruzione di parte dei rifiuti per autocombustione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto fondati alcuni profili del ricorso: ha dichiarato l'illegittimità della motivazione del Tribunale del riesame in ordine alla sussistenza e alla permanenza del periculum in mora (mancata indicazione di elementi concreti che giustificassero il mantenimento del vincolo sull'intera area e l'impossibilità che la restituzione al terzo comportasse un rischio di aggravamento o reiterazione non adeguatamente dimostrato). Ha invece respinto la censura relativa all'illegittimità del rinvio per relationem, ritenendo legittimo il richiamo a documenti posti a disposizione delle parti. Conseguentemente la Corte ha annullato l'ordinanza impugnata con rinvio al tribunale del riesame per nuovo esame, con indicazione di maggiori e specifiche motivazioni in ordine al periculum in mora e alla proporzionalità del vincolo.

Norme richiamate

  • art. 321 c.p.p. (commi 1, 3-bis, 3-ter)

    Il sequestro preventivo d'urgenza richiede motivazione sul periculum in mora; i termini procedurali per convalida e trasmissione degli atti devono essere rispettati e il giudice deve valutare la persistenza del pericolo al momento del riesame, motivando in concreto le ragioni di mantenimento del vincolo.

  • art. 322-bis c.p.p.

    Disciplina l'appello cautelare reale; il tribunale del riesame ha il potere di confermare o revocare il vincolo e deve motivare adeguatamente le decisioni cautelari, confrontandosi con le censure dell'appellante.

  • art. 125 c.p.p. (comma 3)

    Impone l'obbligo di motivazione degli atti giurisdizionali in modo che l'interessato conosca le ragioni del provvedimento e possa esercitare le difese; la motivazione per relationem è lecita solo se l'atto richiamato è conoscibile o posto a disposizione delle parti e il giudice dimostra di averne preso cognizione.

  • art. 452‑quaterdecies c.p.

    Norma incriminatrice richiamata per la riqualificazione dell'ipotesi di reato (attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti), rappresenta il titolo di reato rispetto al quale è stato disposto il vincolo reale.

  • art. 256 D.Lgs. 152/2006

    Richiamato come fattispecie iniziale ipotizzata (gestione illecita di rifiuti); in sede cautelare la qualificazione sostanziale del reato è rilevante ai fini del fumus commissi delicti ma non basta, da sola, a giustificare il perdurare del vincolo senza concreta valutazione del periculum in mora.

  • art. 328 e art. 51 c.p.p. (riferimenti procedurali)

    Richiami procedurali comparsi nell'atto di appello; la Corte ha osservato che questioni di incompetenza possono essere rilevate d'ufficio ma, nel caso di specie, la semplice trasmissione di atti tra procure non integrava formale dichiarazione di incompetenza sufficiente a incidere sulla validità del sequestro.

Massime di principio

  • Per disporre o confermare un sequestro reale cautelare su beni di terzi estranei al reato il giudice deve motivare in modo specifico e concreto la sussistenza del periculum in mora: non è sufficiente un'affermazione generica sul rischio di reiterazione, occorrono elementi che colleghino la libera disponibilità del bene a un pericolo concreto di aggravamento o protrazione delle conseguenze del reato.
  • Le esigenze meramente investigative (es. identificazione degli autori) non giustificano di per sé un sequestro impeditivo: la mera necessità di svolgere indagini non equivale automaticamenta a finalità preventive che legittimino la permanenza del vincolo reale.
  • La motivazione per relationem è ammessa solo se l'atto richiamato è noto o conoscibile dalle parti; il giudice deve dimostrare di aver preso cognizione del contenuto sostanziale dell'atto richiamato e le parti devono poter esercitare il diritto di critica e impugnazione.
  • Il giudice del riesame deve valutare la proporzionalità e l'eventuale misura meno afflittiva del vincolo (p. es. sequestrare solo la porzione di area o i rifiuti specifici) soprattutto quando il vincolo può arrecare pregiudizio a terzi in buona fede e quando esistono soluzioni alternative che tutelano l'interesse pubblico senza estendere inutilmente la misura.
  • Quando il bene è destinato a un'attività lecita e non è funzionalmente idoneo a favorire il reato, il rischio legato alla restituzione va dimostrato con dati fattuali concreti (ad es. rapporti particolari con indagati, uso continuativo del bene per attività illecite, impossibilità di ripristino delle misure di sicurezza).

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