Cassazione Penale, Sentenza n. 41793/2024 del 13/11/2024
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente impugnava la sentenza della Corte d'appello che aveva confermato la condanna per il reato di cui all'art. 73, comma 1, d.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309. Il motivo unico dedotto dal difensore lamentava un vizio cumulativo della motivazione per il mancato riconoscimento dell'ipotesi lieve ex art. 73, comma 5, d.P.R. n. 309/90: sosteneva che non poteva prevalere il solo dato ponderale (le dosi sequestrate) e che si dovevano valutare tutti gli altri parametri che possono dimostrare la rudimentalità della condotta, anche considerando che il ricorrente si trovava agli arresti domiciliari al momento dei fatti.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile e lo ha ritenuto manifestamente infondato. Ha ritenuto corretta la valutazione della Corte d'appello che aveva escluso l'ipotesi lieve non soltanto per il dato ponderale (circa 183 dosi di hashish e 35,5 dosi di cocaina) ma anche in considerazione dello stato cautelare del ricorrente per analogo reato, della sua capacità organizzativa (rifornirsi di stupefacente mentre era sottoposto a custodia, installazione di telecamere per sorvegliare l'appartamento) e delle modalità, mezzi e circostanze della condotta. In conseguenza di ciò il ricorso è stato dichiarato inammissibile e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.
Norme richiamate
d.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309, art. 73, comma 1 e comma 5
La norma (art. 73) è stata applicata nel senso che la derubricazione alla "ipotesi lieve" di cui al comma 5 richiede una valutazione complessiva degli elementi fattuali: il dato ponderale è rilevante ma non esclusivo; la Corte ha ritenuto che, alla luce di peso/dosi, modalità, mezzi, circostanze e capacità organizzativa, non sussistessero i presupposti per l'ipotesi lieve.
Sentenza S.U. n. 17/2000 (giurisprudenza di legittimità)
Riferimento giurisprudenziale secondo cui l'accertamento della lieve entità richiede una valutazione complessiva e comparata degli indici sintomatici previsti dalla disposizione normativa; la Corte ha applicato tale criterio per negare l'ipotesi lieve.
Sez. U. n. 51063 del 27/09/2018 (Murolo)
Precedente cui la Corte si è richiamata per ribadire il principio della necessità di una valutazione globale della condotta, non limitata al mero dato ponderale, includendo modalità, mezzi e circostanze.
Massime di principio
- L'accertamento della "lieve entità" ex art. 73, comma 5, DPR 309/90 richiede una valutazione complessiva degli elementi del caso concreto; il peso dello stupefacente è un elemento importante ma non determinante da solo.
- Fattori come la capacità organizzativa (acquisti ripetuti o durante misure cautelari), l'uso di strumenti per la gestione dell'attività (es. telecamere), le modalità di occultamento e il precedente specifico possono escludere l'ipotesi lieve anche per quantitativi non trascurabili.
- Lo stato cautelare (es. arresti domiciliari) non garantisce automaticamente il riconoscimento della lieve entità; se da quello stato emergono comportamenti che dimostrano organizzazione o continuità, pesa contro la derubricazione.
- In sede di impugnazione (Cassazione) è necessario proporre motivi specifici e non generici: contestazioni vaghe o meramente assertive sulla valutazione del fatto rischiano l'inammissibilità.
- Per valutare situazioni analoghe, raccogliere prove concrete su assenza di organizzazione, finalità di consumo personale, sporadicità e modesta quantità può essere determinante per ottenere la qualifica di ipotesi lieve; viceversa elementi contrari devono essere contrastati con fatti e documenti puntuali.
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